Sandro Ferri, che ha fondato le edizioni e/o assieme alla moglie Sandra Ozzola, firma il suo primo romanzo, l’autobiografico “Altro l’anima cerca”, in cui i “tempi s’intrecciano” e “sogno e realtà si confondono”
Attraverso lo strumento dei “sogni lucidi“, il narratore-editore raggiunge infatti il padre sui campi di battaglia della Romagna, dove infuria una guerra feroce per liberare l’Italia dai nazi-fascisti. Lo segue poi nel dopoguerra, nell’emigrazione in America, nel romantico incontro con quella che poi diventerà sua madre, nei casinò di Atlantic City, nella scalata al successo, con un’assillante domanda: papà, per te la libertà è stata liberare l’Italia o giocarti tutto in una partita a poker? E dove sei “scomparso”, più tardi, quando io ero adolescente?
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Prima ancora, in Altro l’anima cerca il figlio sente il bisogno di raccontare se stesso, attraverso uno spaccato della propria giovinezza, quando negli anni Settanta vagava per le strade di Bologna tra scontri di piazza ed esplorazioni erotiche (“Ricordo di essere arrivato a Bologna ai primi di novembre del 1974. Non conoscevo nessuno…”).
Prosegue poi, anni dopo, inseguendo sua figlia, Eva, a Londra, dove la giovane donna guida una piccola casa editrice che ha la missione di creare ponti tra culture diverse in un Regno Unito che ha appena scelto la Brexit: “(…) L’avventura editoriale di Eva in Inghilterra aveva lasciato in lei un senso di amarezza. Continuava a stare lì, caparbia, sventolando la sua piccola bandiera per un mondo senza frontiere, un mondo dove le differenze fossero accolte come opportunità, come ricchezze. C’erano state vittorie, c’erano state sconfitte. La normale contabilità di un conflitto interminabile e sublime. La guerra per la libertà. Una guerra che però lei non aveva mai voluto combattere, non a quel modo…”.
Intervistato da La Stampa, l’editore si è soffermato sul rapporto con la figlia Eva, e a proposito di genitori “ingombranti”, ha ammesso: “Ogni volta che un figlio prova a farsi strada, se li trova davanti. Possono dirti di no, o diventare modelli irraggiungibili. E anche quelli che non ci sono più, con la loro assenza, lasciano un peso (…). Ho una fiducia enorme in mia figlia, su tanti aspetti è molto più brava di noi, nonostante viva un’epoca più difficile della nostra. Prima o poi dovremo dirle: fai tu, completamente“.
A chiudere il libro, dopo i ringraziamenti, è La satrapia, una poesia di Konstantinos Kavafis (da cui è tratto il titolo del romanzo).
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Fotografia header: Sandro Ferri e Sandra Ozzola di edizioni e/o nella foto di Dario Nicoletti

