“Raccontare Catania vuol dire fare esercizio di equilibrio tra spinte opposte e Goliarda Sapienza, che a Catania è nata e cresciuta, lo aveva capito prestissimo. Nei suoi scritti emergono infatti sempre due anime della città: quella colta, luminosa, teatrale, e quella popolare e oscura, mitica, violenta, estremamente sensuale…”: su ilLibraio.it un tour letterario a cura di Lorena Spampinato, in libreria con “A Catania con Goliarda Sapienza”: dal quartiere di San Berillo a via Etnea, senza dimenticare il mare…
Quella volta che Goliarda Sapienza rubò una borsa alla Rinascente
Raccontare Catania vuol dire fare esercizio di equilibrio tra spinte opposte e Goliarda Sapienza, che a Catania è nata e cresciuta, lo aveva capito prestissimo. Nei suoi scritti emergono sempre due anime della città: quella colta, luminosa, teatrale, e quella popolare e oscura, mitica, violenta, estremamente sensuale.
Seguendo le sue tracce, ci sono almeno cinque luoghi in cui questi opposti si contaminano e si tengono in vita a vicenda.
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San Berillo
Il primo è San Berillo, il quartiere in cui Goliarda cresce e quello che più incarna l’anima popolare della città: irregolare, refrattaria all’ordine. È la Catania più arcaica e pulsante, fatta di vicoli, bancarelle, architetture nere di lava: un teatro a cielo aperto dove sacro e profano convivono. Lì, al numero 20 di via Pistone si trova la casa della sua infanzia, grande, piena di vuoti, abitata da una madre carismatica e distante e da un padre spesso assente perché immerso nella vita pubblica. Oggi una targa affissa nel 2012 dalla Società Italiana delle Letterate la ricorda così: Questa casa, la strada, i vicoli, Catania, la terra di Sicilia hanno nutrito il genio narrativo di Goliarda Sapienza (1924-1996).
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Via Etnea
Via Etnea è il volto ufficiale della città: barocco, elegante, attraversato dalla luce e pieno di vetrine brillanti. Per la giovane Goliarda è anche il luogo che più di tutti espone la bellezza come privilegio. Ed è proprio qui che avviene uno degli episodi più rivelatori della sua adolescenza. Un giorno, uscita dalla Rinascente, si ritrova a correre a perdifiato stringendo tra le mani una borsetta appena rubata. Un gesto in apparenza infantile che conteneva già il senso di sfida e di giustizia sociale che molti anni dopo l’avrebbe portata a essere arrestata nella sua casa ai Parioli. Lo racconta in Lettera aperta: lo fece per donarla a Sara, l’amica più povera. La Rinascente era in fondo il simbolo di un mondo che prometteva splendore e possibilità, ma solo a chi aveva denaro, e rubare quella borsa significava per Goliarda reclamare per sé, per gli altri, un piccolo spazio di giustizia e equità.
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Il teatro Massimo Bellini
Se San Berillo è il ventre arcaico della città e Via Etnea il suo volto borghese, il Bellini è il luogo dove l’eccesso popolare e la misura colta si fondono nella scena. Goliarda entra in questo teatro da piccolissima, sospinta dai fratelli nei momenti in cui la casa familiare veniva messa a soqquadro dalle incursioni fasciste. Lasciata da sola nel loggione o in un palco laterale, restava ipnotizzata dalla potenza della musica. La Norma di Bellini le era così familiare da diventare per lei una figura-specchio: enigmatica, assoluta, indocile, un modello interiore che ritornerà nelle sue protagoniste femminili.
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Il mare
C’è poi il mare, che per Goliarda è uno spazio di formazione tanto quanto i vicoli di San Berillo o le platee del Bellini: un luogo senza gerarchie, dove le regole della città si allentano. In Lettera aperta racconta con vivacità e nostalgia il suo legame con il mare catanese: le giornate alla Playa, il lunghissimo litorale dorato con l’Etna sullo sfondo, le escursioni ad Aci Trezza, dove restava incantata davanti ai faraglioni, teatro naturale delle leggende omeriche. E poi quell’avventura, mai dimenticata, con il padre, Peppino Sapienza, che una notte per farsi perdonare una dimenticanza la porta alla Playa per pescare sotto le stelle.
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L’Etna
Dopo il mare, è l’Etna a dominare l’immaginario poetico e simbolico di Goliarda Sapienza. Il vulcano è una presenza fisica e imponente, ma soprattutto un’immagine archetipica che attraversa la sua scrittura e persino la sua biografia. Nei suoi scritti, Goliarda racconta con intensità la sua prima ascesa all’Etna, a piedi, da ragazzina. Un’esperienza iniziatica nel senso più concreto del termine, durante la quale ebbe le sue prime mestruazioni. Del resto, lei e ’a muntagna si somigliano: entrambe attraversate da un’energia interna che convive con una fragilità acuta; lunghi periodi di quiete e improvvise eruzioni, piogge nere di cenere e silenzi assoluti.
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L’AUTRICE – Lorena Spampinato (qui i suoi articoli per ilLibraio.it, ndr) è nata e vive a Catania. Tra i suoi libri, Piccole cose connesse al peccato (Feltrinelli, 2023) e Il silenzio dell’acciuga (Nutrimenti, 2020).
Il suo nuovo libro, A Catania con Goliarda Sapienza (Giulio Perrone editore) è un viaggio intimo e letterario nei luoghi che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza dell’autrice di L’arte della gioia. Affascinata dai vicoli e dalle piazze, dalla furia del mare e dal fuoco visionario dell’Etna, la scrittrice ha vissuto la città con sguardo indomito, restituendola nei suoi scritti come un luogo vivo e contraddittorio, animato da luci e ombre, libertà e oppressione.
Ripercorrendo la sua geografia sentimentale, il testo racconta come spazi urbani e familiari abbiano alimentato il suo spirito ribelle e anticonformista, forgiando una voce capace di sfidare convenzioni letterarie e sociali.
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