Anche grazie a ricerche d’archivio, con “Romanzo privato” Stefano Petrocchi dedica a Maria Bellonci un ritratto sfaccettato, che va oltre l’agiografia dell’implacabile organizzatrice del Premio Strega. Il direttore della Fondazione Bellonci scava nel non detto e nel non scritto, cercando di allentare il segreto che nasconde una vita come quella della scrittrice…
Maria Bellonci, morendo, chiese che la corrispondenza col marito venisse distrutta, senza però menzionare gli altri documenti del suo archivio.
Non è stato così – come spesso accade – e ora il suo ritratto, quello che Stefano Petrocchi le ha dedicato in Romanzo privato (Mondadori), è molto più sfaccettato, stimolante e va oltre l’agiografia della cortese e implacabile organizzatrice del Premio Strega, riconoscimento fondato dai due coniugi in casa loro, cinquant’anni fa, ma ben presto governato con mano inflessibile, scomparso Goffredo, da lei, sola e incontestata.
Può interessarti anche
Petrocchi della Fondazione Bellonci è direttore, e nell’organizzazione dello Strega è cresciuto (alla scuola di Anna Maria Rimoaldi, assistente di Maria che da lei raccolse il testimone); dei documenti rimasti, e sono tanti, sa ovviamente tutto – alcuni li pubblica in appendice a questo libro.
Ma vuole andare oltre, cercare di allentare il segreto che una vita come quella della scrittrice e organizzatrice nasconde. L’autorescava nel non detto, e nel non scritto, proprio come lei faceva da autrice per le sue eroine del Rinascimento, da Lucrezia Borgia a Isabella d’Este, sempre accolta fra l’altro con un certo fervore dalla critica.
Scopri la nostra pagina Linkedin
Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it
In lei, ad esempio, Giacomo Debenedetti riconosceva, a proposito di I segreti dei Gonzaga, “stupende, cesellatissime, superiormente rabescate armi dello scrivere” (siamo nel 1947, antico stile, magari un po’ invecchiato).
Petrocchi parte invece dal 1986, dal giorno della fine, in un viaggio a ritroso nel tempo che cerca di scardinarne il forziere. Ha studiato tutte le carte (e pubblica in appendice le più importanti) e si direbbe che sia proprio come lei cultore appassionato dell’archivio, non solo ma anche del proprio rapporto con esso.

Non mancano le scoperte: per esempio, una su tutte – e che dà ragione di come la letteratura entrasse nella vita di Maria Bellonci e viceversa -, quella di chi ispirò a distanza di molti anni il personaggio di Robert de la Pole in Rinascimento privato, l’ultimo libro.
È esistito veramente, e con un colpo d’ala degno appunto d’un romanzo Petrocchi lo ha rintracciato in una figura in apparenza del tutto secondaria nella vita di Maria Bellonci, e in un episodio che in sé parrebbe irrilevante: è un prete canadese, André Desjardins, grande ammiratore della scrittrice, che nel ’71 bussò alla sua porta senza dichiararsi come tale e venne ricevuto con un certo distacco.
Da allora la sommerse di lettere, cui lei non rispondeva. Aveva letto in traduzione francese Lucrezia Borgia. La sua vita, i suoi tempi, libro d’esordio (nel ’39) della giovane scrittrice, e la sua vita era cambiata.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
Quella del sacerdote era una passione del tutto intellettuale, l’amore libresco di un divoratore di letteratura (scriveva anche a Marguerite Yourcenar), ma venne rifusa, a distanza di anni, proprio in Rinascimento privato nella figura di Robert de la Pole, confidente devoto di Isabella d’Este, platonicamente rapito da quella straordinaria “marchesana” che sapeva fare politica con grande e avveduta eleganza nella e dalla corte mantovana, a fianco del marito, Francesco Gonzaga: forse non da solo, potrebbe esserci anche l’ombra di Goffredo.
Petrocchi legge Rinascimento privato come una sorta di viaggio della Bellonci all’interno di se stessa, perché, scrive, è possibile “continuare a scoprire tracce dell’esistenza dell’autrice nelle cose che ha scritto e che sono giunte fino a noi, in particolare nel romanzo che stiamo leggendo come un’autobiografia finzionale per interposto personaggio storico”.
Per esempio, e qui siamo all’applicazione di un paradigma indiziario, ci fu probabilmente una relazione extraconiugale che potrebbe aver ispirato la figura “dello straniero che suona il violino in Clio o le amazzoni e lo scienziato polacco di Urania e le stelle”, scrive il biografo (innamorato? Come de la Pole-Desjardins o gli sconosciuti che alla giovanissima scrittrice, quando si firmava Fiamma Galbo, scrivevano lettere ardenti?).
Non è importante sapere chi fosse, basta la sua ombra perché intanto il ricercatore esce come da se stesso e si mette a nudo: fare collegamenti, confessa, “è una tentazione fortissima”. Cui non c’è ragione di resistere. Collegare per violare l’oppio del tempo, collegare perché questo fa la letteratura.
Può interessarti anche
Maria e Goffredo Bellonci non ebbero figli, ma non è questo il particolare essenziale di una vicenda che unì i due in un rapporto memorabile, ora ardente ora sereno ora malinconico. C’era una differenza d’età notevole (vent’anni) e quando la giovane Maria si innamorò di Goffredo, lui, giornalista e critico affermato, fu sulle prime colto da un certo timore.
Lo conquistò con slancio e decisione quasi militare, sommergendolo di lettere appassionate, chiedendogli molto, anche appoggi nel mondo intellettuale, ma soprattutto insegnamenti. La loro corrispondenza è il tracciato di un grande storia d’amore. Quel sodalizio iniziato in un pomeriggio del 1919 (sotto un arco di via del Corso) è stato il vero motore di quanto accadde nella vita di lei, fino al momento in cui si spense dopo aver pubblicato Rinascimento privato con la ferma idea di vincere – postumo – proprio lo Strega, come avvenne.
Fu anche la volitiva ed elegantissima violazione di un tabù, per lei che per tutta la vita era stata sempre elegante, fino a tenere un diario dei suoi abiti: perché “anche quando si rovescia un tabù bisogna farlo con stile, riducendo al minimo l’imbarazzo” conclude il biografo.
In quell’anno legge sul diario: “Mi trasferisco in Isabella. Cerco di vivere con il suo spirito anche quando non è il mio”. Sembra il nodo chiave di questo libro e forse di un’esistenza tutta.
Potrebbe essere anzi una sorta di incipit virtuale: anche Petrocchi per scrivere Romanzo privato si “trasferisce” in Maria Bellonci.
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it
Fotografia header: Stefano Petrocchi nella foto di ©MUSA