Dopo l’apprezzato “La governante”, Csaba Della Zorza torna in libreria con “Io sono Adele”. Il romanzo, una storia di rinascita, libertà e realizzazione personale, si mostra agli occhi di lettrici e lettori come una riflessione su ciò che, socialmente, viene considerato “compiuto”. La protagonista, Adele, è una donna che a 60 anni, quando la vita sembra ormai definita, decide di compiere una scelta radicale: lasciare tutto per ricominciare, diventando governante in una casa in Provenza. Lì, dove regna il disordine, diventerà l’elemento di rottura che porterà alla trasformazione… In questa “filosofia del quotidiano”, in cui riecheggia chiaramente l’universo dell’autrice, la felicità non è un diritto da reclamare, ma una pratica da esercitare attraverso la cura, con uno sguardo attento a quanto ci circonda…
“La vita è fatta di piccole cose che ci regalano bellezza”.
Nel nuovo romanzo di Csaba dalla Zorza, la protagonista Adele è una donna piena di sfumature e profondamente contemporanea al centro di una storia di rinascita, libertà e realizzazione personale.
Segnata fin dall’infanzia dalla separazione dei genitori, Adele trova una risposta al suo disorientamento nell’ordine, nei rituali, in gesti precisi che danno forma al quotidiano e le permettono di controllare il suo mondo. Cresce così, in un misto di fragilità e disciplina, costruendo un rigore elegante che la distingue agli occhi degli altri.
Una donna dal rigore elegante

A 60 anni, quando la vita sembra ormai definita, Adele ha tutto ciò che socialmente viene considerato compiuto: una carriera piena di riconoscimenti, un matrimonio e due figli ormai grandi, una quotidianità agiata nella Milano borghese. Ed è proprio in questo momento, solo in apparenza risolto, che Adele compie una scelta radicale: lascia tutto per ricominciare e diventa governante in una casa a Villeneuve-lès-Avignon in Provenza.
Quella che agli occhi di molti può sembrare una resa, un passo indietro, è invece una decisione consapevole e lucida, ed è il cuore del romanzo. Adele mette in discussione il senso comune che vede nell’ascesa sociale la traiettoria obbligata da seguire, l’autorealizzazione come misura del successo, e decide di ridimensionare, di rallentare per ricostruire.
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Il ritorno a una routine semplice
In Provenza trova solitudine e silenzio, una routine semplice, che segue i ritmi della natura, lontano dal mondo che conosceva, fatto di scadenze, corse, performance da rincorrere e mostrare. Quell’Adele affannata e sotto i riflettori non esiste più. Adele è morta, Viva Adele.
Adele non sceglie di fare di più, ma di fare quello che ha senso per sé, con il diritto di reinventarsi, di decidere il proprio tempo e il proprio modo di abitare il tempo.
“Nei lavori pratici, talvolta, c’è una libertà morale così alta che a molti sfugge. Quella condizione che ti permette di essere te stessa senza subire costrizioni esterne. E non serve che scomodi Socrate per ricordare che il nostro obiettivo dovrebbe essere «partorire la verità». Una donna lo sa”.
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Io sono Adele (Marsilio) mette al centro il tema della libertà e della possibilità di scegliere la propria vita senza dover soggiacere allo sguardo e al giudizio degli altri.
Quella di Adele è un atto di autenticità: con questo ritratto di donna Csaba dalla Zorza rompe un modello sociale, e va oltre un’idea di felicità standardizzata. Quella di Adele è pura filosofia del vivere, un’etica che ha un suo alfabeto di gesti quotidiani, espressione di un ordine interiore e di un’innata capacità di leggere il mondo.
“Spesso la felicità si traveste, così noi non la intercettiamo, arriva a noi con la maschera della semplice spensieratezza. Ma se ti prendi del tempo per osservare bene, la riconosci”.
L’elemento di rottura
Nella casa dei Colbert, dove va a servizio, regna il disordine, materiale e emotivo, la famiglia è disgregata e gli spazi sono vissuti con noncuranza e trascuratezza. L’arrivo di Adele, insolita governante dagli abiti sofisticati e dalle scarpe col fiocco, segna un travolgimento, un elemento di rottura, di iniziale diffidenza e anche di curiosità.
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In una casa dove non esiste dialogo, e dove persino festeggiare il Natale è visto come un’inutile perdita di tempo, Adele porta la sua naturale eleganza, che è un misto di compostezza e di dignità, di capacità di ascoltare le persone, di fermezza nel condurre le cose a modo suo, per ridare il senso di una casa alle mura, e di una famiglia agli individui che le abitano.
Ed è attraverso la cura che compie la trasformazione: il senso del bello quotidiano, l’attenzione alle piccole cose di ogni giorno, la lentezza di gesti semplici sono gli strumenti che Adele usa per ristabilire l’equilibrio.
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Una casa che torna a essere centrale
Una tavola ben apparecchiata per la cena in famiglia, che restituisce il tempo dei sentimenti, la cucina come atto di cura e di connessione con il tempo, la riscoperta di oggetti lasciati a impolverare e restituiti alla loro funzione: mentre Adele cucina un flan normanno, mentre riporta al loro splendore, pulendoli con attenzione, i servizi di famiglia, mentre sceglie i fiori giusti perché la cena sia un piacere anche per gli occhi, la casa torna a essere centrale, un luogo di vita e di relazione.
“Sistemare un cuscino sul divano, scegliere come chiudere una tenda, lasciare che gli oggetti in disordine nell’ambiente domestico raffigurino il caos e poi, quando è il momento, cancellarlo mettendo in ordine. Trasformare l’ordinario in straordinario. È questa l’arte della gente comune”.

La copertina del primo romanzo della scrittrice e conduttrice televisiva, uscito nel 2025, e che ha raggiunto i piani alti delle classifiche di vendita
In questo spazio ritrovato, si afferma la dignità del lavoro, qualunque esso sia, perché non esiste una scala di valori in quello che si fa, né il tempo giusto per farlo: da Milano alla Provenza, quello di Adele è un viaggio anche interiore che l’allontana dai compromessi e le fa scegliere se stessa, la semplicità ordinata, la misura delle cose, come forma di amore per sé e per gli altri.
In questa filosofia del quotidiano, in cui riecheggia chiaramente l’universo di Csaba dalla Zorza, la felicità non è un diritto da reclamare ma una pratica da esercitare attraverso la cura, con uno sguardo attento a quanto ci circonda.
Io sono Adele è un racconto intimo dallo stile elegante e misurato, che si sofferma sui dettagli accarezzandoli, un linguaggio emotivo che restituisce la consistenza delle cose belle, la finezza di una porcellana, la morbidezza di una tovaglia, la lentezza che consente il piacere di assaporare un tramonto e una tazza di the, il senso di armonia del tempo vissuto con consapevolezza, senza fretta.
“Prendo un respiro profondo, sento l’aria profumata del giardino riempirmi i polmoni e accarezzarli, poi uscire piano, da me, dalla mia vita, da un’esistenza che non mi appartiene più. Come un abbandono che è stato cercato. Adele è morta. Viva Adele”.
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Fotografia header: Csaba dalla Zorza (nella foto di Francesco Dolfo / Living Inside)