Un enigma letterario che si (s)compone attraverso sedici racconti; strutturato come un’antologia in progressione, in cui ogni testo accompagna al conclusivo, “I novizi di Lerna” di Ángel Bonomini (1929 – 1994) restituisce allo scrittore, poeta e traduttore argentino (esponente della cosiddetta letteratura dell’assurdo) quella voce personale che rischiava di restare inespressa entro i labirinti delle sue intricate trame…
Un enigma letterario che si (s)compone attraverso sedici racconti; strutturato come fosse un’antologia in progressione – in cui ogni testo ci accompagna al conclusivo – I novizi di Lerna (Safarà, traduzione di Raul Schenardi) restituisce ad Ángel Bonomini quella firma personale che rischiava di restare confinata entro i non detti delle sue intricate trame.
Perché dell’autore porteño (13 ottobre 1929 – 13 maggio 1994), molto è stato omesso e poco è stato tradotto; spesso associato alle voci più autorevoli della letteratura argentina contemporanea – da Silvana Ocampo ad Adolfo Bioy Casares – la sua opera conobbe un certo successo in vita, salvo poi affievolirsi senza un’apparente spiegazione.

Esponente della cosiddetta letteratura dell’assurdo, caduto in oblio
A meno che, nella sua improvvisa dimenticanza, non si voglia rinvenire una conseguenza della sua cifra stilistica; esponente della cosiddetta letteratura dell’assurdo, sembra proprio che – ironia della sorte – il suo essere caduto in oblio l’abbia reso personaggio di una delle sue stesse creazioni. Che, non a caso, spesso parlano di un’identità smarrita (e questo nel senso più ampio del termine, dalla contaminazione sonno/veglia nell’ossessivo Le teorie, alla moltiplicazione femminile di Etelvina nel romantico La modella).
Ma non solo: ne Il fuoco un sacrestano in crisi mistica si atteggia ad essere Dio incendiando la Chiesa dove ha sempre prestato servizio. In Fichi e gelsomini, invece, viene indagata la percezione della morte durante l’infanzia (con la conclusione che è meglio non pensarci).
Dai labirinti metafisici di Bonomini è comunque possibile uscire
Inevitabile, dunque, che nel corso della lettura si perda un filo di certezza, ma mai il bandolo della matassa. Sì, perché sebbene ci spinga a interrogarci circa questioni cui non è dato rispondere (cosa accadrebbe se la fine del mondo precedesse la Genesi, questo si chiede un politico rivoluzionario ne Il rapporto), dai labirinti metafisici di Bonomini è comunque possibile uscire, ma a patto che ci si affidi completamente alla sua narrazione.
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Un invito che il dottor Beltra sembra seguire alla lettera; protagonista del romanzo breve che dà il titolo alla raccolta, il mediocre giurista viene chiamato dalla prestigiosa Università di Lerna per partecipare a un non meglio specificato “progetto” assieme ad altri ventitré scienziati, tutti esattamente uguali a lui. E non solo da un punto di vista fisico: obbligati a non comunicare fra loro e a indossare lo stesso modello di divisa – queste le regole del monastero benedettino – gli studiosi inizieranno a sovrapporsi come fossero riflessi allo specchio, confondendosi gli uni con gli altri fino a immaginarsi una massa unica, ma dotata di mille teste.
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Un paradosso – quello di un io plurale – che metterà in serio pericolo l’individualità del dottor Beltra senza per questo sgretolarla del tutto. Aggrappatosi al ricordo della donna che ama (e che spera di rincontrare il prima possibile) il protagonista riuscirà infatti a conservare la propria autonomia, a differenza dei suoi vari sosia che, accecati dalla paura, finiranno per dissolversi nel delirio dell’omologazione.
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Se poi tornerà davvero ad abbracciare Sandra, questo lo lasciamo all’intuizione; ciò che invece preme evidenziare è che, nel suo percorso iniziatico da novizio ad eroe, il pellegrino Beltra non soltanto si confronta col mistero (che è un’Idra mitologica) ma si lascia attraversare da esso senza per questo rimanerne travolto. Viene allora da chiedersi: non è forse l’accettazione del limite la chiave di lettura per (non) comprendere la poetica dell’autore (e, con essa, le difficili domande cui la vita ogni giorno ci sottopone?).
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Critico culturale e prolifico traduttore
“Oltre a essere critico culturale e prolifico traduttore”, osserva Jordan Spector in un articolo su Asymptote, “le poesie e i racconti pubblicati in tutta l’Argentina durante la sua vita rappresentarono un contributo fondamentale al fenomeno nazionale della narrativa fantastica (…), tale produzione gli valse numerosi riconoscimenti nel suo paese, tra cui due Premio Konex e apprezzamenti personali da parte di Jorge Luis Borges”. E questo momento di resurrezione, che ci coglie del tutto impreparati, è per noi la più riuscita delle sue finzioni.
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