Da “Sulla brevità della vita” di vecchio Seneca (“per i fautori della mindfulness e del decluttering mentale”) a “Le georgiche” di Virgilio, passando per un “romanzo deliziosamente piccante” come “Satyricon” di Petronio Arbitro (il capolavoro più pulp e queer dell’antichità). Senza dimenticare Apuleio (tra elementi fantasy, avventurosi, erotici e, persino, un pizzico di misticismo) e la comicità di Plauto. Chi l’ha detto che i classici antichi non possano essere anche sfogliati sotto l’ombrellone? I consigli di lettura di Daniele Michienzi (“Loquendum”)
Chi l’ha detto che i classici antichi non possano essere anche sfogliati sotto l’ombrellone? Eccovi una classifica di cinque opere gustosissime da leggere in traduzione. Vedrete che, oltre ad appassionarvi, vi consentiranno di stupire anche gli amici più snob i quali, sbirciando la copertina, diranno di voi, con un tono tra l’ammirato e l’invidioso, “Wow, ma che intellettuale!”…
Sulla brevità della vita

Al quinto posto, ideale per i fautori della mindfulness e del decluttering mentale, c’è Sulla brevità della vita del buon vecchio Seneca, che fu un vero e proprio life-coach ante litteram e che vi porterà per mano in un viaggio alla riscoperta del senso della vostra vita, dandovi consigli su come concentrarsi sul presente e su ciò che conta davvero e facendo anche un utile elenco dalle abitudini tossiche che ci fanno perdere tempo prezioso senza che ce ne accorgiamo.
La citazione, che potete usare mentre guardate con disprezzo quelli che passano la giornata a giocare con le racchette sulla battigia (non come voi, che siete degli intellettuali fatti e finiti e ve ne state all’ombra a pensare alla filosofia stoica): Non sunt otiosi quorum voluptates multum negotii habent. (XIII) “Quelli che fanno fatica mentre si divertono non sono certo delle persone rilassate”.
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Le georgiche

Al quarto posto metto Le georgiche di Virgilio. Se l’anno scorso, al cinema, avete apprezzato Bugonia di quel geniaccio di Yorgos Lanthimos, non potete non leggere almeno il IV libro di questo poema, che contiene la storia dell’apicoltore Aristeo, di cui parlo anche nel mio Latin Lover, il latino come non l’avete mai visto. Aristeo vorrebbe possedere Euridice, che però ama il suo Orfeo. Peccato che lui, che è un campione di mascolinità tossica, la insegue imperterrito per i boschi finché lei viene morsa da un serpente nascosto nell’erba e muore pure, poverina. Le ninfe, incazzate nere, distruggono gli alveari di Aristeo, che per riavere le sue api dovrà sacrificare degli animali dalle cui carcasse, alla fine, nasceranno altre api. Gli antichi ci credevano, a queste favolette, e infatti bougonìa, in greco, indica la credenza antica secondo la quale le api nascevano proprio dalle carcasse dei buoi.
La citazione, da postare su Instagram se siete in un caffè in riva al mare su un’isola greca e state per fare colazione con una coppa di yogurt e miele che avete fotografato da tutte le angolazioni insieme alla copertina del libro in bella vista e i vostri piedi nudi sullo sfondo: aspiciunt liquefacta bovum per viscera toto stridere apes utero (IV, 555-556), “si accorgono che delle api si sentono ronzare attraverso le carcasse dei buoi, da dentro all’intero ventre”.
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Satyricon
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Al terzo posto c’è un romanzo deliziosamente piccante e rigorosamente vietato ai minori, cioè il Satyricon di Petronio Arbitro. La trama è frammentata, perché l’opera ci è pervenuta solo in parte, ma anche questo contribuisce a renderla, forse, il capolavoro più pulp e queer dell’antichità: il protagonista, Encolpio, è incastrato in un triangolo amoroso che più tossico non si può con Ascilto e il giovane Gitone. A Encolpio ne succedono letteralmente di tutti i colori: viene costretto a partecipare a un’orgia in onore di Priapo, si imbarca in incognito su una nave mercantile e partecipa all’incredibile banchetto del liberto Trimalcione.
La citazione, forse un po’ greve ma dal sicuro effetto comico, che potete utilizzare se, dopo un fritto misto in compagnia, vi sentite un po’ appesantiti, è: Aliquin circa stomachum mihi sonat, putes taurum. (XLVII) “Del resto, se lo stomaco mi risuona, vi sembrerà di sentire il muggito dei tori”
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Il soldato fanfarone

Al secondo posto, se vi piace la commedia, eccovi Il soldato fanfarone di Plauto. Con Plauto si ride facilmente, senza troppi pensieri: d’altronde scrive in un’epoca in cui a Roma non dettano ancora legge quei radical chic degli Scipioni, che vorranno assistere a commedie che, più che far ridere, facciano riflettere sull’attualità e scavino nella psicologia dei personaggi. Plauto ottiene le risate attraverso allusioni rozze, ammiccamenti e giochi di parole, spesso osceni.
La citazione, da usare per apostrofare in maniera erudita un tizio che vi sta importunando: At iam crepabunt mihi manus, malae tibi,nisi me omittis. (Atto II, 445) “Se non mi molli, a me suoneranno le mani e a te le guance”.
L’asino d’oro

Sul podio, senza esitazioni, metterei L’asino d’oro di Apuleio, simpaticissimo cialtrone del II secolo d.C., un po’ filosofo, un po’ divulgatore e un po’ esperto di magia (cosa che gli procurerà qualche problema con la giustizia) che ha scritto l’unico romanzo in lingua latina pervenutoci per intero. Il suo libro sarebbe davvero da riscoprire, visto che contiene elementi fantasy, avventurosi, erotici e, persino, un pizzico di misticismo: il protagonista Lucio vaga per la Tessaglia perché desidera scoprire qualcosa di più sulla magia praticata in quei luoghi. A un certo punto, visto che curiosity killed the cat, si spalma addosso l’unguento magico sbagliato e si trasforma in un asino, che verrà salvato solo grazie all’intervento della dea egiziana Iside. In tutto ciò, il romanzo contiene al suo interno una lunga digressione che racconta la bellissima fiaba di Amore e Psiche, un incrocio tra La bella e la bestia e Barbablù.
La citazione, un po’ piccantina, è tratta proprio dall’episodio della storia di Psiche: a un certo punto sua suocera Venere, che ovviamente la detesta, fa mettere in giro un cartello con scritto WANTED sotto la faccia della nuora, che vorrebbe eliminare. La dea promette, come ricompensa a chi gliela porterà, ben sette baci, et unum blandientis appulsu linguae longe mellitum (VI,8), ovvero “e uno ancor più dolce, con tanto di lingua in bocca”.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.

L’AUTORE – Docente di latino e creatore del progetto social Loquendum, Daniele Michienzi, nato a Catanzaro nel 1985 e cresciuto a Milano, dopo anni di studio tra lettere, musica e comunicazione, ha scoperto la sua vera vocazione: insegnare il latino in modo creativo e accessibile.
Con la sua pagina Instagram divulga in chiave pop e ironica la cultura classica, fra traduzioni di canzoni sanremesi in latino e reel virali. Finalista per due anni di seguito al Campiello Giovani, con una menzione speciale nel 2007, è ora in libreria con Blackie Latin Lover – Come una lingua di duemila anni fa può migliorare la tua vita nel XXI secolo.
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Daniele Michienzi nella foto di Giuseppe Macor
Da Plauto a Ghali, da Cesare a Trump, il libro di Michienzi è “una dichiarazione d’amore per una lingua che non smette di vivere dentro di noi e un invito a guardarla con occhi nuovi”: perché non c’è rosae senza spine, ma neanche senza meraviglia…
In Latin Lover, l’insegnante e creator accompagna in un viaggio tra declinazioni, citazioni e meme, “per scoprire che il latino non è un relitto del passato, ma una chiave per capire il presente”.
Qui trovate le sue riflessioni per ilLibraio.it.
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