In “Essere o non essere – Una nuova indagine del re degli stracci”, nuovo giallo dello sceneggiatore e regista Stefano Vicario, torna Andrea Massimi, clochard con un passato da avvocato. Dopo la misteriosa sparizione di un pugile, il protagonista si ritrova a immerso in una Roma oscura, tra mafia e incontri clandestini… – Vi proponiamo un capitolo

Un’altra indagine del “re degli stracci” è in libreria: parliamo del nuovo noir del regista e sceneggiatore Stefano Vicario, Essere o non essere, l’ultimo (forse) capitolo della trilogia dedicata ad Andrea Massimi, ex-avvocato ora clochard. Il condizionale è d’obbligo, visto che è in preparazione una serie tv prodotta dalla Palomar di Carlo Degli Esposti e ispirata alle indagini di questo personaggio.

Copertina del romanzo "Essere o non essere" di Stefano Vicario

Nel nuovo romanzo della serie Vicario porta lettrici e lettori in una Roma pericolosa e ai margini della legalità. Il protagonista, che ha risolto l’omicidio di moglie e figlia nel primo romanzo e la sparizione di un bambino suonatore di strada nel secondo, si trova infatti a fronteggiare un mondo in cui kickboxing e mafia si intrecciano.

L’ex avvocato vive nel vagone abbandonato di un treno, fa ancora fatica a superare i sensi di colpa per la morte di due persone a lui vicinissime ed è incapace di costruirsi una nuova vita con il magistrato Anna Ungaro, a cui si è avvicinato di recente. Viene avvicinato da Flora, veggente che gli chiede di aiutarla a scoprire cos’è successo a Maskim, pugile scomparso misteriosamente lasciando dietro di sé una lettera d’addio. Resosi conto che questa è in realtà un falso, e determinato a venire a capo della questione, il protagonista penetra in una realtà fatto di lotte clandestine e malviventi, fino ad arrivare a offrirsi per un incontro suicida di kickboxing.

Il re degli stracci. La prima indagine di un invisibile Stefano Vicario

Nato a Roma nel ’53, Vicario ha approcciato il mondo editoriale nel 2021 proprio con Il re degli stracci, sempre edito da La Nave di Teseo, seguito da Acqua di fiume nel 2024. Nel suo prestigioso percorso da regista, ha seguito le orme del padre Marco, attore e regista a sua volta; nel corso della sua carriera l’autore di Essere o non essere ha curato, tra le altre cose, la regia di trasmissioni televisive come I Cesaroni, di diverse edizioni del Festival di Sanremo e di alcuni spettacoli teatrali, tra cui Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri, senza dimenticare quelli di Roberto Benigni (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo).

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

Preghiera

Nel vagone abbandonato sotto gli archi dell’acquedotto ormai ci vivono solo Lillo e Aldo. E Andrea, che negli ultimi tempi ci sta il meno possibile. Gli altri se ne sono andati tutti. Gli africani, Nick il coltivatore di funghi, Bacetto il maniaco sessuale, non c’è più nessuno. Il tetto della vecchia carrozza ormai è un colabrodo, piove in quasi tutti gli scompartimenti che d’estate diventano delle trappole roventi e d’inverno dei frigoriferi impossibili da scaldare. E il cantiere dell’Alta Velocità è a poche centinaia di metri, le ferrovie hanno bisogno di spazio, il destino del vagone rugginoso è segnato. Un giorno di questi arriverà una gru e se lo porterà via e al posto del binario morto ci saranno due rette di acciaio scintillante puntate verso l’orizzonte, percorse dagli orgogliosi treni rossi dal muso affilato come squali. Ma per Lillo e Aldo quel rottame ancora è casa, è tutto quello che hanno. Oggi, domani chissà. Ma del domani chissenefrega, se sei l’ultimo degli ultimi non hai diritto a un domani.

Semisdraiato su gli unici due sedili che non mostrano le molle, Aldo dorme un sonno tormentato. Lillo è accanto a lui, non l’ha lasciato un attimo, anche adesso che è notte fonda. Il vecchio pianista si rigira con un gemito, apre gli occhi. Il barbone matto gli sorride, accenna al finestrino incrostato che inquadra come in una stampa d’epoca la prospettiva elegante degli antichi archi romani ritagliata su un cielo nero, pieno di stelle.

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“Quando il vento gira a tramontana è sempre bellissimo… siamo fortunati, vero?”

Il vecchio guarda Lillo nella penombra, ma non lo mette a fuoco.

“Come sono arrivato fin qui…?” mormora. “Perché…? Che senso ha tutto questo?”

Aldo si tira su a sedere, alza la voce.

“Non mi ricordo più niente della mia vita, niente…! Ogni mattina che mi alzo ho perso un pezzo, mi sembra di essere stato sempre un barbone, uno straccione schifoso…! Perché mi succede questo? Io non ero così!”

L’angoscia del vecchio è troppa, Lillo non trova le parole per rispondergli.

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“Ero un musicista, ero bravo, ma tra un po’ non mi ricorderò neanche i nomi delle note!”

Aldo giunge davanti al viso le mani che tremano, in una preghiera accorata.

“Dio di tutto, se è vero che ci sei, fammi tornare cinque minuti com’ero prima…! Solo cinque minuti! Poi buttami pure all’inferno, non me ne importa niente!”

Il vecchio si lascia andare sui cuscini, affranto.

“Ma tanto non ci sei, perché ti ho pregato cento, mille volte, e non te n’è mai fregato un cazzo!”

Aldo picchia sul finestrino, puntando un dito contro le stelle.

“Oppure sei cattivo, proprio una merda! Che ti ho fatto io per meritarmi una vita così, per finire in questo modo? Dimmelo…!”

L’anziano pianista molla un cazzotto formidabile sul vetro, da far tremare tutto il vagone.

Alla porta si affaccia Andrea, con gli occhi gonfi di sonno.

“Qualcosa non va?”

“Qualcosa…?!”

Aldo scoppia in una risata isterica poi scatta, afferrando il polso di Andrea.

“Vivi…! Vivi finché sei in tempo! Se devi fare una cosa, falla ora! Non aspettare, non fare come me! Dopo ci sono solo rimpianti!”

Andrea per un attimo vede sé stesso al posto del vecchio e si ritrae, spaventato. Adesso anche Lillo prega in silenzio per l’amico, ma il Dio dei barboni è sempre muto. E volta la testa dall’altra parte.

(continua in libreria…)

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