Ci sono luoghi che non si scelgono, ma che insegnano a scegliere. Quando Natalia Ginzburg arriva in Abruzzo, la sera del 13 ottobre del 1940, non sa ancora che quei luoghi diventeranno una soglia decisiva della sua vita e della scrittura. Il confino a Pizzoli, la montagna, i piccoli villaggi e le loro strade segnano una sospensione che è storica ed esistenziale. Ne parla il nuovo libro di Annalisa De Simone, di cui pubblichiamo un estratto
“Natalia Ginzburg arriva in Abruzzo la sera del 13 ottobre del 1940. Il viaggio è stato lungo, e lunghe sono le distese di verde che ora si aprono davanti a lei. Uno spazio arioso, posto a nord della conca aquilana, dove la superficie rosa del cielo sembra che pesi quanto la terra. La immagino volgere il suo sguardo a Carlo, il primo figlio, che ha appena un anno. E subito ad Andrea, un bambino paffuto di soli sei mesi. È uno sguardo fermo e severo che si posa adesso sulle case. Sulle finestre sopra i portoni, grandi, consunti, lasciati spesso socchiusi. Al di là dei vetri, le stanze sono rischiarate da una luce fioca che avvolge le cucine e i tavoli massicci…”.
Inizia così In Abruzzo con Natalia Ginzburg – Storia di case, strade e desideri di Annalisa De Simone, in libreria per Giulio Perrone editore. Quando la grande scrittrice arriva in Abruzzo, non sa ancora che quei luoghi diventeranno una soglia decisiva della sua vita e della scrittura. Il confino a Pizzoli (con il marito Leone Ginzburg), la montagna, i piccoli villaggi e le loro strade segnano una sospensione che è storica ed esistenziale. L’Abruzzo emerge così non come sfondo, ma come spazio morale e narrativo: una terra di passaggio in cui Ginzburg troverà la sua poetica, inaugurando una delle voci più sorprendenti della letteratura italiana del ‘900.
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L’autrice di questo viaggio letterario, nata a L’Aquila nel 1983, vive a Roma, ed è consulente e producer di Rai Fiction. Ha esordito nella narrativa con Solo Andata (Baldini&Castoldi); con Marsilio ha pubblicato Non adesso, per favore (2016), Le mie ragioni te le ho dette (2017), Le amiche di Jane (2019), Sempre soli con qualcuno (2021), e il suo ultimo romanzo è Ingrata (Nutrimenti, 2025).

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto dal volume:
Natalia Ginzburg arriva in Abruzzo la sera del 13 ottobre del 1940. Il viaggio è stato lungo, e lunghe sono le distese di verde che ora si aprono davanti a lei.
Uno spazio arioso, posto a nord della conca aquilana, dove la superficie rosa del cielo sembra che pesi quanto la terra. La immagino volgere il suo sguardo a Carlo, il primo figlio, che ha appena un anno. E subito ad Andrea, un bambino paffuto di soli sei mesi. È uno sguardo fermo e severo che si posa adesso sulle case. Sulle finestre sopra i portoni, grandi, consunti, lasciati spesso socchiusi. Al di là dei vetri, le stanze sono rischiarate da una luce fioca che avvolge le cucine e i tavoli massicci. Per essere un paese di montagna, le strade di Pizzoli sono ampie. Forse Natalia aveva immaginato di avanzare sul dedalo medievale dei borghi arroccati. Procede invece per un viale più funzionale che pittoresco. Con le sue pareti di roccia e bosco, il profilo del Gran Sasso domina l’intero orizzonte.
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Siamo nel 1940: l’Italia è appena entrata in guerra. Mussolini ha annunciato dal balcone di Palazzo Venezia l’inizio del conflitto, schierando il Paese al fianco della Germania nazista, e il Paese si è trovato precipitato in uno scontro armato che molti non comprendono e che nessuno ha scelto. Leone Ginzburg, marito di Natalia Levi, è stato costretto al confino perché “persona pericolosa per la sicurezza dello Stato”, e ha raggiunto Pizzoli che era giugno. I mesi di distanza dalla sua famiglia li ha impiegati sui libri, lasciandosi confortare nella nostalgia dalle passeggiate sulle alture poco fitte. A Pizzoli ci sono più pascoli che foreste. Più vento che ombre. Finalmente, Natalia e i bambini sono con lui. Finalmente il Ministero dell’Interno, a cui aveva scritto per chiedere che moglie e figli potessero raggiungerlo, ha sbrigato la pratica.
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Dev’essere un abbraccio forte e travolgente quello che Natalia e Leone si concedono, rivedendosi oggi dopo tanto. L’odore del sudore per il lungo viaggio si mischia a quello della legna, della terra umida, foglie schiacciate su un tappeto di ghiaia. La sera da queste parti è battuta da un freddo secco, non ancora pungente ma irrevocabile. C’è sentore di cenere che esce dai comignoli, mescolato a quello del latte, delle patate o dei legumi messi a cuocere.
Da bambina, a Torino, Natalia ha vissuto in un palazzo con il giardino: il suo regno. Quando anni dopo a Roma si metterà alla ricerca di una casa, la vorrà così: non con un “magro giardinetto”, ma con una passeggiata di alberi, piante, cespugli, una vasca di pietra e piccoli sentieri come quelli che ha solcato nella sua infanzia.

Annalisa De Simone (fotografia di Luca Rossini)
Non ci sono bei giardini a Pizzoli, ma una campagna deserta. Natalia punta gli occhi alle nuvole scure che invadono il cielo. Fra non molto sarà notte. Prima di entrare in casa, un ultimo sguardo. Intorno al paese ci sono campi di grano già tagliato, stoppie secche e orti poveri. Lungo i fossi crescono pioppi e salici, mentre più giù, gli alberi di noce ombreggiano sui terreni agricoli di altopiano. In questa lenta sera di ottobre, Pizzoli è un luogo sospeso tra due tempi. È abbastanza lontano dal mondo da sembrare fuori dalla Storia. Vi è ugualmente esposto.
Non sa, Natalia, che in fondo saranno anni felici quelli che la aspettano, segnati dalla nostalgia della vita torinese ma pur sempre addolciti dalle serate spese in cucina o sulla terrazza di un albergo. Nei giorni neri la nostalgia si trasformerà in odio e lei sarà infastidita da Domenico, Giggetto, Annunziatina, o dalle campane di Santa Maria, e tuttavia, ritenendo quell’odio ingiusto, si sforzerà di nasconderlo. Ci sarà trambusto dentro casa, due figli da crescere e una terza in arrivo, suo marito, il lavoro di traduttrice, vari scritti e un romanzo: il primo. Ci saranno notti di cupa tristezza, appesantite dalla neve che infuria dietro alle finestre. All’inizio troverà difficile distinguere quei volti che si assomigliano tutti: donne ricche e povere, giovani e vecchie, con la bocca sdentata e i capelli tirati in una crocchia. Gli scialli sono neri, le facce rosse, la malinconia è pronta ad assumere i toni del blu.

A proposito di Abruzzo, dopo D’amore e d’Abruzzo, Paride Vitale torna a parlare della regione in Ancora d’amore e d’Abruzzo (Cairo), che accompagna lettrici e lettori alla scoperta di angoli ancora più nascosti della sua amata terra, intrecciando ricordi, curiosità e suggestioni a preziosi consigli per vivere il territorio in modo autentico. Dalla Marsica, aspra e autentica, alle città ricche di storia come Chieti, passando per la costa e l’entroterra Teramano, con i suoi borghi arroccati e silenziosi, ogni capitolo diventa la tappa di un viaggio dalle continue sorprese
Natalia, Leone e i bambini. Eccoli lungo il viale davanti al palazzo. È un esilio, il loro: “La nostra città era lontana e lontani erano i libri, gli amici, le vicende varie e mutevoli di una vera esistenza”. Ma un esilio non vuol dire solo mancanza. Anche se questo, Natalia, mentre sale le scale dell’edificio basso con i balconcini a ringhiera, ancora non lo sa. Ci saranno rintocchi a segnare la morte di un vecchietto che se ne va con la polmonite. Una donna diventata pazza internata al manicomio di Collemaggio, a un passo dalla basilica e dalla Porta Santa dove gli aquilani si recano, il giorno della Perdonanza, in cerca di assoluzione. Buie saranno le sere. Vuoti molti risvegli. Un silenzio sconfortante qui e lì interrotto dal ronzio degli insetti, una porta che si chiude, il tramestio delle bestie. Il paese, seppure avvilito, è vigile. Ognuno in cuor suo sa che non ci si può nascondere: né dai nemici, né dal tempo. Saranno giorni percorsi dalla paura e dalla noia. Giorni, nonostante questo, carichi di dolcezza.
Natalia entra nell’appartamento posto sopra una farmacia, contenta di stare accanto a Leone, di nuovo insieme, triste di aver lasciato sua madre, il padre e i fratelli. Si chiede cosa le riservi il futuro. Si chiede come se la caverà in esilio. Si chiede quando rivedrà Torino, i parenti, gli amici, la casa editrice. Non può immaginare che questo sarà forse il tempo migliore della sua vita – “e solo adesso che m’è sfuggito per sempre, solo adesso lo so”.
(continua in libreria…)
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Fotografia header: Natalia Ginzburg (fotografia di Leonardo Cendamo/Getty Images)