Una saga familiare che attraversa il ‘900, con punte di ironia demistificatrice. Nel nuovo numero della guida “Leggere il mondo” del progetto “Il Libraio Scuola”, con tanti consigli (di lettura e non solo) per i docenti delle scuole superiori, si va alla scoperta di “I Lázár”, acclamato esordio di Nelio Biedermann. Tra fiaba, gotico e fantastico, un’affascinante romanzo in cui non abbiamo bisogno di eroi
Quando diamo un’occhiata al panorama editoriale, spesso vediamo segnalati come “giovani autori” scrittori ormai decisamente adulti.
Il talento di Nelio Biedermann è invece davvero precoce: l’autore, nato nel 2003 e cresciuto vicino a Zurigo, ha mostrato fin da giovanissimo un’inclinazione letteraria notevole.
I Lázár, scritto da un teenager, è stato tra i finalisti dello Schweizer Buchpreis nel 2025 e ha vinto il premio dei Librai Indipendenti. E ora è in corso di uscita in moltissimi Paesi (in Italia è appena uscito con Guanda, nella traduzione di Leonella Basiglini). Il tutto, in pochissimo tempo.
Un caso editoriale che premia un giovanissimo talento
Nelio Biedermann sorprende: dalla scelta di scrivere a mano alla netta preferenza per una sintassi novecentesca, fluida ma non franta, abbondante senza eccedere, testimonia la ricerca di una sua voce, in dialogo col passato ma anche estremamente contemporanea. Insomma, è tutto quello che noi insegnanti desidereremmo trovare in un nostro studente.

Nelio Biedermann, autore di “I Lázár”, nella foto di Ruben Hollinger
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Una saga familiare che attraversa il ‘900 (con punte di ironia demistificatrice)
Raccontare una famiglia ungherese aristocratica (e disfunzionale) attraverso tre generazioni, prestando attenzione al contesto storico delle Guerre mondiali e del comunismo è tutt’altro che semplice. Soprattutto perché Biedermann non ricostruisce freddamente il contesto storico ma vi immerge i suoi personaggi facendoli agire con grande verosimiglianza. Ulteriore difficoltà: l’obiettivo di Biedermann è quello di non ricalcare le impronte dei grandi.
Se più volte è stato accostato al Thomas Mann dei Buddenbrook, e in effetti ne I Lázár ci sono numerosi omaggi letterari, è pur vero che vi troviamo un’ironia straniante assolutamente contemporanea, che va a demistificare tutto ciò che, a prima vista, sembrerebbe magnificare la vita nobiliare. Qualche esempio? Il capofamiglia, il barone Sándor Lázár, è così concentrato a mantenere la facciata da non accorgersi che il precettore assunto per dare un’educazione rigida ai figli ha sempre scritto solo lettere d’amore. O ancora, gli basta stare con la sua amante per dimenticare tutte le responsabilità, senza provare sensi di colpa significativi.
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“Era così che ci si sentiva a essere innamorati: come se nel corpo infuriasse una tempesta autunnale”
L’amore, d’altro canto, è una pulsione naturale e irrefrenabile, ma anche destinata a passare. Biedermann è piuttosto mefistofelico nel farci credere che certi innamoramenti dureranno per sempre, ma, girate poche pagine, passato talvolta anche parecchio tempo attraverso efficaci (ma anche un po’ sadiche) ellissi narrative, vediamo i personaggi disamorati, interessati ad altri, delusi dalle aspettative. Tuttavia, finché c’è, l’amore è un erotismo vorace, che travalica qualsiasi differenza di classe sociale e straborda in manifestazioni non consone ai titoli nobiliari (Lajos è nato dall’unione tra la baronessa e uno stalliere), qualche volta dopo un’iniziale ritrosia.
Ma nel romanzo non c’è solo l’aspetto partecipe e giocoso del sesso: si insinuano anche la sopraffazione e talvolta la violenza fisica, in seguito alla quale una donna non è più la stessa. Questo non è però un tratto preponderante; domina invece un gusto ludico-decadente nel raccontare l’erotismo, senza tabù e rompendo tutti i cliché. Cosa è lecito? Tutto, purché di comune accordo, tra infedeltà, tresche tollerate dai coniugi, incontri clandestini. E intanto chi legge sorride davanti alla decadenza di una nobiltà che ha solo stemmi e un anello con il sigillo da mostrare, sempre ammesso che le proprietà non vengano espropriate.
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Tra fiaba, gotico e fantastico: il fascino dell’imprevedibile
Se il castello in mezzo a un bosco popolato di strane creature (che si rivelano solo ad alcuni personaggi) sembra aprire alle storie della tradizione, tra quegli alberi avviene ben poco di fiabesco. Anche se Biedermann lascia per un po’ che la fantasia si allarghi e ammanti la narrazione, da un momento all’altro il realismo – a volte quello più crudo e brutale – si riappropria della pagina.
Un aspetto su cui l’autore è più libero di immaginare sono le descrizioni dei personaggi. Tutti (compresi i personaggi secondari) hanno caratteristiche fisiche e/o interiori che li contraddistinguono in modo netto. Alcuni, inoltre, sono ben riconoscibili fin dalla nascita: il corpo, in particolare, si fa oggetto di venerazione o, più spesso, di inquietudine. Quando nelle prime pagine nasce Lajos, proprio all’inizio del Novecento, la sua pelle è così sottile da risultare trasparente: questa caratteristica, che impensierisce la madre, disgusta il padre e la sorella, lo renderà attraente agli occhi di tante donne. E con il figlio di Lajos, “Pista”, si vira verso il gotico, perché il bambino parla con le ombre.
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Nel romanzo I Lázár non abbiamo bisogno di eroi
Biedermann si diverte visibilmente davanti all’eccentricità di certe abitudini dei suoi personaggi: sono trascinati da un destino beffardo, prendono decisioni spesso sbagliate e hanno per obiettivo principale la sopravvivenza. Nessuno di loro è un eroe e, anzi, ognuno subisce suo malgrado le conseguenze della Storia.
Ad esempio, Sàndor porta avanti il titolo un po’ a tentoni, schiacciato dal gravame delle responsabilità, e nasconde in un’ala del castello suo fratello Imre, bollato come pazzo e pertanto emarginato da tutte le occasioni di famiglia. O ancora, Lajos durante la Seconda guerra mondiale si trova a chiedersi più volte cosa avrebbe potuto fare per gli ebrei, ma non trova una risposta; e quando tutto il mondo gli crolla attorno, e il titolo si svuota di ricchezze, si lascia andare alla disperazione. E suo figlio, “Pista”, in più di un’occasione, pur animato dalla rabbia o dal desiderio di vendetta, resta bloccato e non riesce a intervenire davanti a palesi ingiustizie.

Nelio Biedermann nella foto di Ruben Hollinger
Le donne del romanzo si ritagliano una stanza tutta per sé
In un universo gestito dagli uomini, le donne del romanzo sanno che non diventeranno mai protagoniste, ma si ritagliano uno spazio, una passione, una frequentazione che conservano nel segreto della narrazione. Per non fare colpevoli anticipazioni, si pensi solo ai personaggi che incontriamo nelle prime pagine: Mària non soffre per i tradimenti di Sándor; per lei ci sono infatuazioni brucianti che la divorano e si estinguono nel tempo, come la passione per lo stalliere o per l’istitutore della figlia. Quest’ultima, Ilona, è anche lei attratta dal suo insegnante, e “avrebbe dato chissà cosa pur di infangare la propria innocenza, nel cespuglio di rose sotto la finestra dell’aula di studio, per esempio” (p. 61), ma – come spesso accade nel romanzo – i personaggi guardano in direzioni diverse e i desideri non si incontrano. E in questo caso il maestro guarda Mària, non vede Ilona.
Gli imprevisti del destino sono il sale della narrazione
Biedermann non va in cerca di empatia per i suoi personaggi; preferisce che chi legge si goda le beffe del destino che si abbattono sull’uno o sull’altra, e si interroghi su come verranno risolte le difficoltà. In fondo, come precisa nel romanzo: “Nulla spaventa lo scrittore più della felicità, ed è comprensibile, perché scrivere è preservare, registrare, fare ordine, mentre la felicità evita il linguaggio, si sottrae alle parole, si nasconde nella fugacità e si disgrega nel momento stesso in cui cerchi di spiegarla” (p. 100). E più in là: “Lo scrittore, tuttavia, sa anche che la felicità passa, e che deve solo avere la pazienza di aspettare che altri sentimenti ne prendano il posto” (p. 102). Ed è proprio in questa dimensione altalenante di sentimenti e stati d’animo che I Lázár porta i lettori a partecipare alla straordinaria imprevedibilità del destino.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.
L’AUTRICE – Gloria Maria Ghioni, insegnante di Lettere e fondatrice del sito Criticaletteraria.org (oltre che collaboratrice di diverse testate, tra cui il nostro sito), è consulente didattica del progetto Il Libraio Scuola.

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IL NUOVO NUMERO DELLA GUIDA LEGGERE IL MONDO E IL PROGETTO IL LIBRAIO SCUOLA – Con l’avvio dell’anno scolastico torna anche Il Libraio Scuola, il progetto del Gruppo editoriale Mauri Spagnol che promuove la lettura tra i più giovani attraverso una sezione online dedicata al mondo della scuola, delle educatrici e degli educatori.
E giunge alla sua sesta edizione Leggere il mondo, la guida digitale dedicata alla scuola secondaria di secondo grado. Pensata come uno strumento di supporto per insegnanti, genitori, librai, bibliotecari e educatori, propone oltre 40 titoli selezionati e organizzati in percorsi di lettura. Il tema di questo nuovo numero è la ricerca: della bellezza, dei diritti, di nuove opportunità e del rapporto con gli altri. Questo numero (di cui fa parte l’articolo sopra) è inoltre arricchito da una nuova sezione di schede didattiche per il lavoro in classe scaricabili e personalizzabili dagli insegnanti.
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