Dal nuovo numero della guida “Leggere il mondo” del progetto “Il Libraio Scuola”, un percorso di letture pensato per una classe quinta di scuola secondaria di secondo grado: 4 libri da integrare alla programmazione scolastica. Da “La paura” di Federico De Roberto a “I doni della vita” di Irène Némirovsky, passando per…
Raccontare le guerre del ‘900: ecco 4 letture da integrare alla programmazione scolastica
Il presente percorso immaginato per una classe quinta di scuola secondaria di secondo grado propone quattro diversi testi: un racconto lungo dedicato alla Prima guerra mondiale, un romanzo che abbraccia entrambi i conflitti mondiali, una selezione di celebri discorsi della Seconda guerra mondiale e una raccolta di racconti partigiani. La scelta è caduta su testi che possono integrare agilmente la programmazione didattica, già fittissima per l’ultimo anno, immaginando il lavoro in classe in un’ottica trasversale, che coinvolga Lettere, Storia e Educazione civica.
La paura

La Grande guerra è stata raccontata in presa diretta da moltissimi scrittori che si sono arruolati, talvolta come volontari; diversa è invece la genesi di La paura, breve racconto scritto da un Federico De Roberto quasi sessantenne, stando sempre nella sua Sicilia. Eppure, l’impressione che si ha leggendo il racconto, pubblicato nel 1921 su Novella, è quella di un testo ben documentato, scritto da una trincea e perlomeno da qualcuno che abbia provato direttamente l’esperienza della guerra – potere straordinario della letteratura!
Il titolo allontana immediatamente il testo dai tanti scritti eroici, pur condividendo e riproponendo con forza il tema della fratellanza e della solidarietà tra i commilitoni. De Roberto è lontano però da qualsiasi celebrazione del potere militare: il tenente Alfani è solo con i suoi uomini su una montagna inospitale, dove portare avanti una vigilanza incessante è difficilissimo.
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Gli uomini mandati a sostituire la vedetta cadono l’uno dopo l’altro, colpiti da un cecchino nemico, che sembra impersonare la morte stessa. “Non c’è mica gusto, a fass’ ammazza’ così!”, commenta uno dei soldati. E in effetti il tenente si trova davanti a un dilemma sia strategico sia etico; le risposte tardano ad arrivare dai superiori e infatti l’impressione è proprio quella di un sostanziale isolamento e di un’emarginazione che hanno importanti conseguenze sull’umore dei soldati. E quando arriva il turno di Morana, “un prode, un veterano d’Africa”, succede qualcosa di decisamente inatteso, che porta a un colpo di scena finale bruciante. E De Roberto non commenta mai, lascia – come è tipico della sua scrittura – che siano i fatti e i dialoghi, in questo caso fittissimi e connotati dal dialetto, a lasciarci filtrare reazioni, emozioni, timori.
Il racconto lungo, contenuto in uno dei “piccoli grandi libri Garzanti”, è perfetto da mettere a confronto con Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque.
I doni della vita

Ci sono generazioni che hanno attraversato sia la Prima sia la Seconda guerra mondiale, vivendo in prima persona l’angoscia del conflitto o subendone le immediate conseguenze. I doni della vita di Irène Némirovsky, uscito a puntate anonimo sulla rivista settimanale Gringoire nel 1941 e raccolto in volume dopo la morte dell’autrice nel 1947, è un esempio di una narrazione che abbraccia un arco di tempo ampio, segnato drammaticamente dalle due guerre mondiali.
Némirovsky apre la vicenda all’insegna della vicinanza e della felicità che ne deriva: “Erano insieme: erano felici“. I soggetti sono due giovani innamorati, Pierre e Agnès, sulle rive della Manica, in vacanza. Benché si conoscano da tanti anni, non si sono mai dichiarati, perché le loro famiglie borghesi li hanno cresciuti educandoli a mantenere le distanze (“Non si erano mai dati appuntamenti; era inutile: l’istinto li portava l’uno verso l’altro”, p. 31). Eppure, qualcosa li unisce, nonostante i matrimoni già combinati dalle famiglie con due pretendenti vantaggiosi per l’uno e per l’altra. E il loro amore osteggiato dalle famiglie non è che la prima prova a cui dovranno sottoporsi Pierre e Agnès, pur di stare insieme.
Resistere in nome del loro legame e provare a restare insieme, e dunque felici, nonostante le guerre, i problemi economici dell’azienda di famiglia, gli imprevisti anche gravissimi in famiglia, sono gli imperativi che muovono tutta la narrazione, segnata da prove che metterebbero a dura prova chiunque. Ma è proprio vero che “l’essere umano trova una sua forza nella sventura, e più è grande la sventura, più grande è la forza” (p. 71). Pierre e Agnès sono consapevoli dell’unicità del loro amore, e la vicenda potrebbe forse risultare fiabesca, se solo non intervenisse il contesto storico a spazzar via qualsiasi traccia rassicurante.
Molto interessante è la visione riguardo alla guerra: se per la Prima guerra mondiale il padre di Pierre, Charles, si illude che durerà poco, al termine della stessa ci si augura che non si vedranno più guerre di simile portata. Al sopraggiungere del Secondo conflitto mondiale, ecco che i giovani, tra cui Guy, figlio di Pierre e Agnès, sono diversi, più disillusi, sentono sulle proprie spalle l’avvicinarsi di uno sconvolgimento insensato e di portata enorme. Non si può essere ottimisti, perché si presume di sapere la gravità – in realtà inimmaginabile – delle prove a cui ognuno sarà sottoposto.
Va sottolineato che I doni della vita può anche essere letto in classe come un romanzo che mette a confronto l’approccio alla vita di diverse generazioni, e non per niente Némirovsky avrebbe voluto inizialmente intitolarlo Jeunes et Vieux. Tema già molto sentito: impossibile, infatti, non pensare al pirandelliano I vecchi e i giovani.
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Lacrime, sudore e sangue – I più bei discorsi sulla forza di resistere

Se siete alla ricerca di documenti storici che testimonino la Seconda guerra mondiale, i discorsi di Winston Churchill sono un esempio straordinario della retorica politica del Novecento e anche uno strumento di mobilitazione di massa. Ne possiamo trovare una selezione significativa in Lacrime, sudore e sangue – I più bei discorsi sulla forza di resistere, tradotto da Giuliana Mancuso e contenuto nella collana “i piccoli grandi libri Garzanti”, che uniscono il valore delle opere a un piccolo prezzo.
I discorsi di Churchill possono essere letti sia per il loro valore testimoniale sia individuandone le scelte stilistiche e retoriche. Dunque, è possibile condividerli in classe sia per un’analisi storica sia per un’indagine testuale (che individui al tempo stesso le tante fonti dei discorsi e gli artifici formali messi in campo per coinvolgere e portare i presenti dalla propria parte con un’argomentazione serrata e appassionata).
Benché la storiografia più recente abbia invitato a leggere questi discorsi anche in modo critico, sia perché semplificano una realtà politica ben più complessa sia perché sono un esempio di propaganda bellica, la determinazione di Churchill è sempre stata riconosciuta come genuina.
Gli appelli a restare uniti e a portare avanti i valori britannici (tra cui individuiamo la legittimazione del sacrificio collettivo), la fiducia nel Paese e nella vittoria che un giorno arriverà sono solo alcuni dei punti fermi di discorsi imprescindibili nella trattazione della Seconda guerra mondiale.
Racconti partigiani

Sempre per “i piccoli grandi libri” Garzanti, è disponibile dal 2025 la raccolta Racconti partigiani di Giorgio Caproni, una selezione di tredici testi di lunghezza diversa tratti da Racconti scritti per forza, accomunati dall’argomento resistenziale. Giorgio Caproni, già sottotenente nel 1941, l’8 settembre 1943 è a Loco di Rovegno, in congedo provvisorio di convalescenza, e sceglie di restare in Val Trebbia per non aderire alla Repubblica di Salò.
“Trascorsi qui, in zona partigiana, gli interi 19 mesi dell’Italia divisa in due, e qui misi i primi capelli bianchi assistendo con Rina e i bambini (che più di una volta hanno dovuto dormire sulla nuda neve) a indicibili scene d’orrore” (come riporta in una lettera a Carlo Betocchi del 18 agosto 1954). Di quel periodo sono rimasti molti racconti, pubblicati in fretta (anche per ragioni economiche, come confessa Caproni) su varie riviste, rimaneggiati successivamente ma, per quanto se ne fosse parlato più volte, mai raccolti in volume per volontà dell’autore.
Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.
La selezione proposta nella raccoltina Garzanti include dieci racconti usciti tra il 1946 e il 1953 e tre inediti, conservati al Fondo Caproni.
La ripetitività dei nomi dei partigiani, dei luoghi, ma anche la riproposizione di situazioni simili e la presenza di rimandi intertestuali fanno sì che i racconti possano anche essere visti quasi come uno short story cycle. I racconti mettono i lettori a contatto con la fatica e i rischi quotidiani dei partigiani, sempre pronti a una possibile imboscata, a un tradimento, ad agguati col favore della notte. I dilemmi etici sono numerosi, e l’elemento riflessivo unito alla visione soggettiva degli eventi occupa una parte importante dei testi (distaccandosi, anche per questo, dalla prosa neorealista). Inoltre, si registrano vari racconti omodiegetici, in cui l’io narrante è il primo a sentirsi estraneo alla brutale volontà di vendetta di tanti suoi compagni; prevale la pietà, anche se questo può mettere a repentaglio la propria salvezza. In un tempo in cui i valori della tradizione vengono adombrati o riscritti, tenersi stretti alla solidarietà, all’umanità e alla fratellanza in chiave ungarettiana non è poco. Forme di evasione, almeno temporanea, sono i ricordi, i sogni, le fantasie che riguardano le donne, in una sorta di vitalismo sfumato e vagamente romantico.
Si suggerisce per una traccia di tipologia A il racconto Il rumore dei passi, in cui risuona una domanda significativa: cosa può la narrazione davanti alle brutture della guerra? Un vecchio, infatti, prova a raccontare una favola per distrarre il bambino di una coppia che è appena stata portata via dai soldati. Intanto però cerca di percepire il rumore dei loro passi, di capire se i nemici li stanno portando verso il muro delle esecuzioni. Troviamo così un doppio livello di lettura: il tentativo di far evadere il bambino attraverso l’invenzione di una favola cozza contro la realtà, che, ingombrante e minacciosa, si fa comunque strada nei pensieri del vecchio, che si interrompe, presta attenzione a ogni suono, si ritrova incapace di creare una storia di speranza. Anche le domande del bambino rompono spesso il muro della finzione narrativa fino a una conclusione che ricapitola efficacemente lo stato d’animo dei due.
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L’AUTRICE – Gloria Maria Ghioni, insegnante di Lettere e fondatrice del sito Criticaletteraria.org (oltre che collaboratrice di diverse testate, tra cui il nostro sito), è consulente didattica del progetto Il Libraio Scuola.

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IL NUOVO NUMERO DELLA GUIDA LEGGERE IL MONDO E IL PROGETTO IL LIBRAIO SCUOLA – Con l’avvio dell’anno scolastico torna Il Libraio Scuola, il progetto del Gruppo editoriale Mauri Spagnol che promuove la lettura tra i più giovani attraverso una sezione online dedicata al mondo della scuola, delle educatrici e degli educatori.
E giunge alla sua sesta edizione Leggere il mondo, la guida digitale dedicata alla scuola secondaria di secondo grado. Pensata come uno strumento di supporto per insegnanti, genitori, librai, bibliotecari e educatori, propone oltre 40 titoli selezionati e organizzati in percorsi di lettura. Il tema di questo nuovo numero è la ricerca: della bellezza, dei diritti, di nuove opportunità e del rapporto con gli altri. Questo numero (di cui fa parte l’articolo sopra) è inoltre arricchito da una nuova sezione di schede didattiche per il lavoro in classe scaricabili e personalizzabili dagli insegnanti.
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