“Cosa ne sanno i poeti” raccoglie la dichiarazione di poetica e di ironia di Enrica Tesio. In questa riflessione, la scrittrice ci espone il suo manifesto del “romancismo”, attorno a cui si muovono le istantanee e i pensieri raccolti nel libro. Di cosa si tratta? “Il ‘romancismo’ è il tentativo di restare romantici dopo aver accumulato prove sufficienti per diventare cinici. È il romanticismo sopravvissuto ai fatti. È una corrente di pensiero che oscilla tra speranza e resa, per me è una poetica, una filosofia, un movimento con una propria storia e una propria cultura fondativa…”. Spazio, tra l’altro, per l’esperienza dell’autrice durante il progetto “Adotta uno scrittore”
Il romancinismo è il tentativo di restare romantici dopo aver accumulato prove sufficienti per diventare cinici. Il romancinismo è il romanticismo sopravvissuto ai fatti. Il romancinismo è una corrente di pensiero che oscilla tra speranza e resa, per me è una poetica, una filosofia, un movimento con una propria storia e una propria cultura fondativa, per esempio anche noi romanciniche abbiamo avuto la nostra tauromachia, i nostri minchiotauri, incontri leggendari con personaggi metà uomo e metà testa di… vabbè si è capito.
Il romancinismo ha a che fare con il tempo che passa
Il romancinismo ha a che fare con il tempo che passa. La cosa strana dell’invecchiare è che perdi cose che non sapevi di avere, tipo un metabolismo o una bella regione sottomentoniera, che poi è il collo tonico.
Il tracollo fisico si chiama così perché parte dal collo, posso garantirlo, un giorno ti svegli e ti senti un tucano. Ugualmente la romancinica ha trovato una forma di equilibrio con il proprio corpo e con i propri limiti, basta che non la flagellino con le frasi motivazionali, tipo “Sei una regina, sei una queenager, sei una fenice, è iniziata la tua seconda vita”. Stiamo ancora cercando di finire la prima, io per esempio sono otto anni fuoricorso rispetto ai quaranta.
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Gli stessi adolescenti con cui vivo sono una piccola tribù romancinica. Mio figlio Lorenzo mi ha detto, con tono confidenziale: “Sai con Pietro non si può parlare di cultura e di sentimenti”. L’affermazione mi ha colpito, il discorso più articolato che ho sentito fare dai bro riguardava i deltoidi. “Perché tu e gli altri amici parlate di sentimenti?” ho indagato. “Sì, per esempio Francesco mi dice che dobbiamo puntare alle 2012 perché quelle del 2010 come noi non ci guardano e io dico che no, perché mia sorella è una 2012, sarebbe strano”. Cultura e sentimenti, e i poeti muti. Tra l’altro questa cosa di parlare delle ragazze e dei ragazzi per annate, come vini novelli fa ridere, per loro un 2001 è proprio odissea nell’ospizio.
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Cosa ne sanno i poeti: antidoti alla tristezza
Cosa ne sanno i poeti è una piccola collezione di romancinismi. Non sono poesie, al massimo sono blues da cantare sotto la doccia, antidoti alla tristezza: nella vita c’è tanto di bello, ma capita anche che fori l’anima prendendo una buca in un giorno qualsiasi lungo la strada. C’è dentro molto sentimento, coppie e coppie che scoppiano, perché proprio ad amarsi, qualche volta, si rovina l’amore. Ci sono dentro molte fini, convinta sempre e comunque che tra i tanti modi di dirsi addio il peggiore sia restare.
Ci sono dentro piccole istruzioni per persone che continuano ostinatamente a cercare poesia nella realtà e realtà nella poesia, in fondo basta attribuire significati a cose che non ne hanno, un talento inutile che coltivo fin da bambina. Se vuoi trovare un po’ di poesia, comincia a scriverla, mi sono detta.

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La partecipazione al progetto “Adotta uno scrittore”
Rispetto a questo, qualche mese fa ho partecipato al progetto “Adotta uno scrittore” (ideato e organizzato dal Salone Internazionale del Libro di Torino, ndr), che mi ha portato a seguire un laboratorio con le ragazze ricoverate nel reparto di neuropsichiatria del Regina Margherita di Torino.
Ho incontrato giovani dai dodici ai diciassette anni, alcune avevano gli occhi delle prede e come prede avevano capito che bisognava stare ferme, in silenzio, per mimetizzarsi, non farsi vedere. Altre non stavano ferme nemmeno a pregarle, vittime anche loro, ma energiche, in fuga. Abbiamo scritto insieme grumi di parole, di rabbia, delusione, solitudine (la vita non perde occasione per accanirsi con chi è solo) ma anche di grande divertimento e umorismo.
“Hai quattordici anni, sei appena all’inizio” mi è scappato ascoltando una di loro e lei mi ha risposto ridendo che le sembrava una minaccia. Hai tutta la vita davanti come la peggiore delle maledizioni, che male mi ha fatto. Il romancinismo forse è tutto lì, il tentativo testardo di continuare a considerare quel sei solo all’inizio (della prima o della seconda vita) come una promessa.

L’AUTRICE E IL LIBRO – Enrica Tesio, scrittrice e copywriter (qui i suoi articoli per ilLibraio.it), ha esordito per Mondadori nel 2015 con La verità, vi spiego, sull’amore, dal quale è stato tratto un film per la regia di Max Croci. Con Bompiani ha pubblicato Dodici ricordi e un segreto (2017), Tutta la stanchezza del mondo (2022), da cui è nato uno spettacolo con Andrea Mirò, I sorrisi non fanno rumore (2023) e Cose che ti dico mentre dormi (2025).
Cosa ne sanno i poeti è il suo nuovo libro, sempre edito da Bompiani. Tra le sue pagine, la scrittrice torinese prende in prestito i versi, le rime, il gioco dei suoni che si rincorrono dei poeti, dando vita a testi, scritti nel corso degli anni, che sono “una sorridente chiamata alle armi per tutte e tutti coloro che credono nel potere dello humour e della poesia di illuminare l’esistenza”.
Nasce così una dichiarazione di poetica e di ironia di una donna innamorata della vita e delle sue imperfezioni e, al tempo stesso, un inventario sentimentale nel quale chi legge può riconoscersi. Il suo è un manifesto di “romancinismo“, nel quale a vincere è sempre lo slancio indomito di chi alla fine “sa tutto, che si abbraccia col bello anche tanto del brutto”.
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Fotografia header: Enrica Tesio nella foto di Giorgio Violino