Nel suo ultimo libro, Antonio Benforte trasporta chi legge in un tour narrativo per la città di Napoli. “Napoli è una nuvola”, a metà tra guida turistica e antologia di fiabe moderne, racconta di storie di normale quotidianità, ambientate tra le zone più note della città partenopea – Piazza Garibaldi, San Biagio dei Librai – ma anche in alcuni angoli meno conosciuti, come la scalinata del Petraio (dov’è ambientato il racconto che proponiamo) o il parco divertimenti Edenlandia in zona flegrea

Napoli è da diverso tempo tra le mete turistiche più gettonate di viaggiatori sia italiani sia stranieri. La città, del resto, ha alle spalle una grande tradizione di narratori e narratrici che l’hanno raccontata, sia in chiave turistica che in quella narrativa.

È in questo contesto che si inserisce Napoli è una nuvola, il nuovo libro (edito da Agenzia Pensiero Creativo edizioni) del giornalista e scrittore Antonio Benforte, classe ’83.

copertina di Napoli è una nuvola

In copertina una foto di Paolo Celentano

Una guida turistica o un’antologia di fiabe?

Il testo si presenta come una guida turistica, ma anche un’antologia di fiabe moderne, che però restano ancorate a una realtà da cui l’autore cerca di strappar via i pregiudizi.

E così che Benforte, che si occupa di comunicazione digitale per il Parco Archeologico di Pompei e ha lavorato a lungo nel settore editoriale, come redattore e social media manager, dipinge le sue storie, avvenimenti apparentemente minimi – come l’arrivo di una coppia di turisti a Piazza Garibaldi o una giornata di mare di un gruppo di maturandi, passando per una serata di bagordi a Piazza del Gesù – sullo sfondo dei luoghi più noti della città, ma anche di piazze e vicoli meno conosciuti.

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Attraverso flash, spezzoni e istantanee, l’autore – qui al suo terzo lavoro dopo La ragazza della fontana,  Lo spazio tra le cose (entrambi editi da Scrittura & Scritture) e La Band del Super Santos (pubblicato da Prospettivaeditrice) – mescola descrizione del territorio e vita vissuta, fiction e non-fiction, per raccontare la città partenopea.

Un tour narrativo per la città

“Ogni luogo è il pretesto per descrivere una storia, e i personaggi di queste si incrociano tutti; è come se il protagonista di ogni racconto passasse il testimone al successivo, per continuare la narrazione”, ha raccontato l’autore, proseguendo: “Ogni capitolo è legato all’altro, infatti, attraverso un filo più o meno robusto – ogni personaggio sfiora il seguente, in un modo o nell’altro – e tutti insieme concorrono nel narrare una città in continuo movimento”.

Il tour narrativo per la città parte da Piazza Garibaldi, “porta per chi viene da fuori regione”, e continua, di racconto in racconto, di personaggio in personaggio, passando da piazza del Gesù al Cristo Velato, salendo e scendendo le scale del Petraio per ritornare al centro storico partenopeo nei vicoli come quello di San Biagio dei Librai e risalire poi sulle colline del Vomero o di Posillipo, passando per il parco divertimenti Edenlandia in zona flegrea e il Parco dei Murales nella periferia est cittadina.

Ogni luogo diventa così spunto per raccontare una storia di normale quotidianità nella città di Napoli, dove le vicende personali sono inevitabilmente intrise dei luoghi in cui si svolgono. Benforte, però, segue dall’alto i suoi personaggi, evitando giudizi morali sui loro comportamenti, le abitudini e le azioni dei singoli.

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Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto di un racconto:

Il Petraio

Alle volte si prende una strada alternativa, allontanandosi dai soliti percorsi. Perché è facile spuntare dalla propria personale lista le attrazioni più famose della città, Piazza del Plebiscito, il centro storico, le chiese, San Biagio dei Librai, quelle son bravi tutti a vederle. Ma la città di Napoli ha altre facce meno note, che mostra con ritrosia solo a chi ha voglia di perdersi, di andare al di là delle apparenze. E così si può scoprire una delle passeggiate più romantiche, una camminata in una località nascosta: non è come fare un giro sull’altezzosa collina di Posillipo o quattro passi sull’ormai sdoganato lungomare, lì ci vanno tutti e tutti sono in grado di apprezzarne la bellezza. Ma qui, qui ci vanno in pochi. Questa è una passeggiata dedicata all’amore. Soprattutto gli abitanti di Napoli, quelli che la conoscono anche negli angoli più segreti, sanno bene che l’amore vero esiste e deve essere celebrato. Sempre. Senza differenze di genere, di età, di sesso. L’amore è ovunque, è dappertutto. È amore con gli oggetti, i monumenti, i luoghi, le situazioni e le storie che la vita ci pone di fronte. Come scriveva Matilde Serao nel suo libro Leggende napoletane, Napoli è una città creata dall’amore: «tutte le cose in Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Chi non conosce questa lunga e affascinante scalinata, che taglia quasi in due la città, si perde molto. Chi non conosce queste strade di Napoli non sa cosa significhi essere cittadini di una città sempre divisa tra alto e basso, essere costretti a un territorio obliquo, plasmato su scalini faticosi da salire, ma allo stesso tempo così piacevoli da scendere. A chi pensa che il Petraio sia solo una serie di gradini è quasi inutile dare delle coordinate geografiche, spiegare dove si trova di preciso. Da solo, forse, senza la giusta guida, non avrà voglia di andarci. Meglio accompagnarlo, così si fa prima, si risparmia in chiacchiere e se ne guadagna in stupore. Questa strada-scalinata, lunga e misteriosa, parte dal punto più alto della città, dal Vomero, e scende “Giùnapoli”, come molti vomeresi amano dire, fino a Corso Vittorio Emanuele. Alto e basso, basso e alto. Un sopra e un sotto che distinguono le anime diverse della città. La viuzza scoscesa, fatta di gradini tutti diversi l’uno dall’altro, taglia in due la collina del Vomero. Lo fa in modo discreto, senza dare nell’occhio. Come una ferita cauterizzata dal tempo, una delle tante cicatrici sulla pelle della città. Da tanti, tantissimi anni. Una leggenda vuole che questa strada sia qui dal XVI secolo, da molto prima che fosse costruita la funicolare, per molto tempo l’unico modo per arrivare senza troppe difficoltà a quella che era detta “la collina dei vruoccoli”, dei broccoli, perché era questa la coltivazione principale nella zona del Vomero. Oggi la si percorre con estremo affanno in salita, con stupore e semplicità in discesa, anche se sono sempre di meno le persone che la affrontano, soprattutto d’estate, a causa del gran caldo che ti avvolge e ti sconquassa, come una coperta di lana a Ferragosto. Per una non richiesta esigenza di modernità, vanno tutti di fretta, ormai usano l’automobile per salire e scendere dal Vomero – senza trovare mai un parcheggio decente, finendo sommersi dalle multe –, in molti preferiscono la funicolare o la metropolitana, che è sempre affollata. Pochi, pochissimi, forse solo quelli che lì ci abitano, fanno a piedi le scale del Petraio, non si direbbe quasi che lungo quella strada siano transitate decine di migliaia di persone nel corso dei secoli. È un’oasi fuori dal tempo, il Petraio, lontano com’è dal caos delle strade del centro, dalla confusione dei bar e dei ristorantini chic del Vomero. Chi ci vive lo sa e se la tiene stretta. Ma quando un forestiero per caso ci si imbatte, non può fare a meno di entrarvi, credendo di aver fatto accesso a un’altra dimensione, di non essere più a Napoli. Qualche turista coraggioso, invece, la affronta in salita di tanto in tanto, le ginocchia doloranti, sudato fradicio, dopo aver letto su chissà quale guida americana che lungo queste rampe si ammirano alcuni dei panorami più affascinanti sulla città.

Lui, il giovane protagonista di questa storia, è quindi un personaggio atipico e controcorrente, oggi ha voglia di camminare da solo, lungo quella scalinata nascosta tra case basse e piante rigogliose, come per trovare rifugio dai pensieri troppo pressanti che affollano la sua mente. Non ha preso la metropolitana con il suo amico Paolo, come sempre fa al mattino presto e al rientro, stipato in un vagone affollato, in gallerie sotterranee dove non entra mai il sole. E allora parte dall’alto, dall’inizio di quei cinquecento e passa gradini, e con le gambe molli si dirige verso casa – tanto il lavoro per oggi è finito – ed è proprio dopo un paio di centinaia di metri in discesa che la vede. Bellissima. No, non è un’apparizione mistica, né un’allucinazione da burnout lavorativo – dieci ore davanti allo schermo del computer possono giocare brutti scherzi, alle volte, soprattutto se in ufficio sei il più giovane, l’ultimo arrivato.

È seduta all’ingresso di una casa bassa e rosa che dà sullo slargo, la prima piazzetta dopo tre rampe di scale. La testa verso il basso, persa nel cellulare, con il sole che rimbalza sullo schermo dello smartphone e le illumina il viso distratto da una nuova notifica o dal tentativo di battere il record di un giochino. Proprio mentre lui scende con passi lenti e accede alla piazza, lei alza la testa. I loro occhi si incrociano, è un attimo.

@Agenzia Pensiero Creativo

(continua in libreria…)

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