Nel suo romanzo d’esordio, la scrittrice di origini canadesi Holly Brickley racconta una storia d’amore. O meglio, due: quella tra Percy e Joe, studenti universitari con la passione per la musica, e quella tra quest’ultima e i due ragazzi. La narrazione di “Deep cuts” è scandita dalle riflessioni sui vari brani, che siano molto conosciuti o nascosti nella tracklist degli album. Mentre Percy e Joe navigano gli anni dell’università a Berkeley inseguendo il sogno di fare della stesura di canzoni e della produzione la propria vita, imparano a gestire l’attrazione reciproca contrastando gli ostacoli come fanno gli “eroi per un giorno” cantati da Bowie, e tentando di respingere il costante timore di non essere all’altezza…

La loro storia comincia sulle note di un pezzo senz’anima, appoggiati al bancone di un bar, tra i tintinnii dei bicchieri di vetro e i suoni concitati sputati dalla televisione sopra le loro teste. Tra di loro, quella conoscenza tipica degli anni dell’università: ho intravisto in giro i tuoi riccioli scuri e le tue spalle squadrate, so chi sei e tu sai chi sono io, ma non abbiamo mai davvero condiviso qualcosa che scavalchi i corridoi del campus di Berkeley.

E poi, mentre nell’aria si mescolano il soft-rock e il soul bianco di una canzone degli Hall & Oates, il rapporto tra Percy e Joe, protagonisti di Deep Cuts di Holly Brickley, comincia a crescere con la veemenza di un palloncino gonfiato in fretta e furia negli ultimi minuti prima dell’inizio di una festa.

Copertina di Deep cuts di Holly Brickley

Deep cuts è uscito in Italia per Sellerio, nella traduzione di Tommaso Pincio. Il titolo non fa riferimento solo alle ferite profonde, ma anche, in gergo musicale, alle canzoni meno conosciute ma più apprezzate dei dischi

Percy e Joe, due vite apparentemente agli antipodi

Percy viene dall’Indiana, dove la sua famiglia ha piantato le radici nell’amore più classico e confortante di tutti: una casa accogliente, un fratello maggiore intelligente e protettivo, una madre musicista rimasta ai margini delle rivoluzioni della sua generazione e un padre che lavora in fabbrica e il cui petto è così grande che, da bambina, era impossibile da avvolgere in un abbraccio.

Joe, invece, suona la chitarra e scrive canzoni in risposta a un passato da cui si sente perseguitato: la madre è mancata quando lui era ancora un ragazzino, il padre ha una dipendenza dall’alcol e in casa sua l’istruzione non è mai stata valorizzata a dovere. E ha una ragazza.

Zoe studia scienze politiche, ha i capelli decolorati, un look punk e corregge gli squilibri della vita di lui, con un affetto figlio della consapevolezza che orientamenti sessuali diversi non possono porre paletti a un bene che sussiste da sempre.

La musica protagonista di un equilibrio perfetto

E così, mentre tra loro tre si crea un rapporto di amicizia che supera i concetti di relazione, di gelosia e di convenzionalità, Joe e Percy trovano un loro equilibrio in cui la musica è sempre, inesorabilmente protagonista: Joe scrive, Percy cancella. Joe propone, Percy modifica. A Joe vengono le idee iniziali, poi è Percy a occuparsi di affinarle, di renderle più orecchiabili senza perdere qualità, di trovare l’hook e il bridge più memorabili.

Quello tra Percy e Joe non è un legame incasellabile nei modelli più tradizionali di storia d’amore. Non ci sono sviluppi lineari, c’è l’attrazione ma non sempre il coraggio di ascoltarla, c’è la voglia di far parte l’uno della vita dell’altra ma la paura costante di non essere all’altezza.

E c’è, soprattutto, il timore di rompere un equilibrio perfetto basato su una passione comune che ha un sapore quasi ancestrale, e sull’idea di costruire una famiglia senza aver nemmeno mai esplorato il corpo dell’altro.

Leggere Deep Cuts è come ascoltare una playlist

Leggere Deep Cuts è come ascoltare una playlist creata da qualcuno che ci infila di forza le cuffie nelle orecchie, per poi prenderci per mano all’inizio di ogni singolo brano e accompagnarci alla scoperta dell’essenza ultima di ogni canzone, smascherandole a volte della loro decennale (e forse ingannevole) bellezza.

È proprio vero che Leonard Cohen, quando scrisse Chelsea Hotel #2, intendesse glorificare Janis Joplin, e non, piuttosto, autocelebrarsi e porre l’accento sui propri piaceri carnali? E che Our House di Graham Nash sia un’ode alla loro poetica convivenza, e non che offra più che altro uno scorcio sulla stanchezza di Joni Mitchell, dipinta come un angelo del focolare?

L’amore vero, quello sano e totalizzante nella miglior concezione del termine, non è quello tra i due protagonisti, ma quello nei confronti della musica. I brani dei Beach Boys, dei Neutral Milk Hotel, dei No Doubt e poi di Nick Cave, di Stevie Wonder, dei Fleetwood Mac e degli OutKast, scandiscono la narrazione e trascinano alla scoperta di nuove chiavi di lettura dei loro significati.

Come gli eroi per un giorno di Bowie

Percy e Joe si cercano, si vogliono, si respingono, si desiderano, si trovano e si allontanano subito dopo, contrastando gli ostacoli come fanno gli eroi per un giorno cantati da Bowie. Travestono di un sorriso amaro la tristezza della separazione, come consapevoli che la felicità è bene cercarla altrove e non lì, tra di loro, in mezzo a versi di canzoni mai conclusi e un amore che incessantemente cerca di trovare la sua definizione.

Vivere lontani sembra la soluzione. Lo sarebbe davvero, se non fosse che l’ossessione che nutrono l’una per l’altro offusca ogni aspetto della loro vita.

E anche se può essere superfluo porre un’etichetta su ogni rapporto, quei versi lasciati a metà è bene concluderli, mentre fuori il mondo crolla e il panico dilaga tra le strade di New York. Chissà che possano trasformarsi nella prossima canzone dell’anno…

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Fotografia header: Holly Brickley nella foto di Susan Seubert

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