Dai “commonplace book”, i quaderni personali per raccogliere citazioni, appunti e idee diventati popolari su TikTok e Instagram, alla riscoperta del piacere di studiare e costruirsi una cultura generale. Perché, nell’era dello scroll e dell’informazione frammentata, sentiamo il bisogno di fermarci e approfondire? Un viaggio alla scoperta di questa tendenza e del nostro rapporto con la conoscenza, accompagnato da una selezione di saggi contemporanei e grandi classici, dalla filosofia alla geopolitica, per capire meglio il presente e trovare nuovi spunti da cui partire

Possiamo “sapere tutto”. Ci basta digitare, anche in maniera scomposta e poco a fuoco, un’idea, una minima richiesta, un dubbio, e scoprire qualsiasi cosa vogliamo. È facile, a portata di mano, costantemente. Sarà forse per questo che le nozioni che impariamo sembrano sempre meno resistenti. O forse perché le cose da sapere aumentano di continuo e non facciamo in tempo a trattenerne una che già ne arriva un’altra.

Eppure, proprio sui social, dove le informazioni scorrono veloci e le curiosità si consumano nel tempo di un video, si è diffusa una tendenza che sembra andare in direzione opposta: quella dei “commonplace book”.

Commonplace book: cosa sono?

Si tratta di quaderni personali in cui raccogliere appunti, passaggi di libri, idee, osservazioni su una mostra a cui abbiamo assistito, o riflessioni su un film che abbiamo visto.

Una sorta di archivio del pensiero, un luogo in cui conservare ciò che ci colpisce e che non vogliamo lasciare scivolare via. Non necessariamente un diario, né un quaderno di scuola, quanto piuttosto uno spazio in cui mettere insieme cose che, a prima vista, sembrano non avere nulla in comune, e cominciare a costruire collegamenti.

La pratica ha una storia lunga, che precede di secoli TikTok e Instagram: scrittori, filosofi e studiosi hanno usato per generazioni taccuini e raccolte di estratti per accompagnare il proprio lavoro intellettuale. Oggi, però, il commonplace book sembra aver trovato una nuova vita anche online, tra video che mostrano pagine scritte a mano, quaderni pieni di annotazioni, citazioni sottolineate e sistemi di organizzazione più o meno elaborati. C’è chi lo usa per raccogliere quello che legge, chi per approfondire un argomento e chi lo trasforma in una specie di enciclopedia personale, da costruire un po’ alla volta.

Studiare non significa solo accumulare nozioni

Al di là della solita estetica – penne colorate, post-it, calligrafie ordinate, pagine che sembrano uscite da un’altra epoca -, il fenomeno racconta come, in un ambiente digitale progettato per catturare la nostra attenzione e portarci rapidamente da un contenuto all’altro, nasce il desiderio di fermarsi per digerire un’informazione, farla nostra, capire dove collocarla. Un trend che si inserisce anche nel filone di video raccolti sotto l’hashtag #EducateYourself, in cui le persone condividono momenti di studio e approfondimento, mostrando come sia possibile coltivare interessi e ampliare le proprie conoscenze anche al di fuori dei contesti scolastici e universitari.

Non è detto che dietro ogni quaderno ci sia una reazione consapevole alla superficialità dei social. Sarebbe troppo semplice (e probabilmente anche sbagliato) leggere il fenomeno come una contrapposizione tra un mondo digitale frivolo e un mondo analogico virtuoso: anche un video di trenta secondi può accendere una curiosità autentica, così come un quaderno perfettamente organizzato può rimanere un esercizio performativo. Ma la domanda è: perché sentiamo il bisogno di studiare anche quando non dobbiamo superare un esame, ottenere un titolo o dimostrare qualcosa a qualcuno? Cosa rappresenta, e quanto è importante, per la nostra identità?

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Forse perché studiare non significa soltanto accumulare nozioni, ma acquisire strumenti per interpretare ciò che ci circonda. Una notizia, da sola, può dirci poco; una notizia messa in relazione con la storia, la politica, l’economia o la cultura può aprire prospettive diverse. Per questo la lettura ci offre un tempo e una profondità che non sempre troviamo nel flusso delle informazioni quotidiane, aiutandoci a cominciare un percorso personale, fatto di interessi che si allargano, domande che ne generano altre e libri che conducono a libri.

Da dove cominciare: 10 libri per allargare lo sguardo

Abbiamo quindi preparato una selezione di libri da leggere per chi vuole arricchire il proprio bagaglio culturale – una lista che non ha la pretesa di essere un programma di studi né, naturalmente, un elenco esaustivo dei titoli indispensabili. È una raccolta di possibili punti di partenza, tra grandi classici e saggi contemporanei che attraversano la filosofia, la fisica, l’antropologia, la narrazione, la politica, i conflitti e l’economia. Titoli diversi per argomento e approccio, accomunati dalla capacità di aprire una finestra su qualcosa che credevamo di conoscere già, oppure su un territorio che non avevamo ancora esplorato.

 L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Cover del saggio L'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin

Iniziamo con un saggio celebre, un’opera pubblicata negli anni ’30 del ‘900, utile ancora oggi per riflettere sul nostro rapporto con le immagini: L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (Einaudi, traduzione di Enrico Filippini) di Walter Benjamin è un testo fondamentale, che riflette su come la possibilità di riprodurre tecnicamente un’opera – attraverso la fotografia e il cinema, per esempio, ma anche attraverso i mezzi digitali – ne trasformi lo statuto, la percezione e il ruolo pubblico. Non è soltanto una riflessione sulle nuove forme artistiche, è anche un modo per ragionare su come i mezzi di comunicazione cambino il nostro rapporto con le immagini e con la cultura.

Sette brevi lezioni di fisica

Dallo sguardo sulla cultura e sui media, ci spostiamo sugli interrogativi esistenziali sull’universo. Nel longseller Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi), Carlo Rovelli accompagna chi legge tra alcune delle idee che hanno rivoluzionato la fisica contemporanea, dalla relatività generale alla meccanica quantistica, fino ai misteri del tempo e alle questioni ancora aperte sulla struttura del cosmo. Il suo è un libro breve e accessibile, che non rinuncia alla complessità ma prova a renderla avvicinabile, mostrando quanto possa essere affascinante il confine tra ciò che sappiamo e ciò che ancora ignoriamo.

Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni

Copertina del saggio Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni

Se invece vogliamo leggere di come le società umane si siano sviluppate in modi tanto diversi, un classico della divulgazione è Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (Einaudi, traduzione di Luigi Civalleri) di Jared Diamond. L’autore affronta una domanda ambiziosa: perché alcuni popoli hanno conquistato e dominato altri? Per rispondere, intreccia geografia, ecologia, storia, archeologia, linguistica e biologia, esplorando il ruolo delle condizioni ambientali e delle risorse nello sviluppo delle civiltà. Il libro offre una prospettiva ampia sulle disuguaglianze storiche tra le società e invita a mettere in discussione spiegazioni semplicistiche, soprattutto quelle che attribuiscono il predominio di alcuni popoli a presunte qualità innate.

Il mondo di Sofia

copertina del libro il mondo di sofia

Per chi vuole avvicinarsi alla filosofia senza partire da un manuale, Il mondo di Sofia (Longanesi, traduzione di Margherita Podestà Heir) di Jostein Gaarder è una porta d’ingresso narrativa. Sofia Amundsen è una ragazzina che comincia a ricevere lettere contenenti domande sulla vita, sull’identità e sull’esistenza, seguite dalle lezioni di un enigmatico filosofo, Alberto Knox. Quello che sembra un mistero si trasforma in un viaggio attraverso la storia del pensiero occidentale, dall’antichità ai filosofi moderni. Il romanzo racconta la filosofia come un’attività tutt’altro che astratta: un modo di mettere in discussione ciò che diamo per scontato e di tornare a porci questioni che, crescendo, rischiamo di smettere di fare.

Il lato oscuro delle storie

il lato oscuro delle storie gottschall

Le storie che ci raccontiamo sono un altro strumento fondamentale per leggere la realtà. Non soltanto quelle che troviamo nei romanzi, ma anche quelle attraverso cui diamo un senso agli eventi, costruiamo identità collettive e decidiamo chi considerare amico o nemico. In Il lato oscuro delle storie (Bollati Boringhieri, traduzione di Giuliana Olivero) Jonathan Gottschall si chiede: perché gli esseri umani hanno bisogno di narrare? Le storie ci aiutano a immaginare altre vite, a condividere valori e a creare legami, ma possono anche diventare strumenti di manipolazione. Gottschall attraversa psicologia, neuroscienze, comunicazione e letteratura per mostrare come i racconti influenzino il nostro modo di pensare e di interpretare i fatti. Propaganda, teorie del complotto e disinformazione prosperano anche perché sanno offrire narrazioni semplici, capaci di trasformare una realtà complessa in una storia con eroi, colpevoli e nemici. Un libro utile per ricordare che non basta chiedersi se una storia sia avvincente: bisogna anche capire che cosa ci invita a credere.

L’eroe dai mille volti

Copertina del libro L'eroe dai mille volti di Jospeh Campbell

Il bisogno di storie, del resto, è insito nella natura stessa dell’uomo. L’eroe dai mille volti (Lindau, traduzione di Franca Piazza) di Joseph Campbell è un classico degli studi sul mito che esplora le somiglianze tra racconti provenienti da culture ed epoche diverse. Attraverso leggende e figure eroiche, Campbell individua strutture ricorrenti e propone una lettura del viaggio dell’eroe come percorso di trasformazione. Il suo approccio, influenzato anche dalla psicologia junghiana, ha avuto una grande influenza sulla cultura popolare e sulla scrittura delle storie, dal cinema alla letteratura. È un libro da cui partire per scoprire quanto certi racconti siano radicati nel nostro immaginario e come motivi antichi continuino a riaffiorare nelle storie che amiamo.

Come se ne esce

copertina di Come se ne esce, libri ultime uscite settembre 2026

E adesso cambiamo tipologia di titoli consigliati: dai grandi racconti collettivi passiamo a quelli con cui proviamo a spiegare il presente politico. In Come se ne esce (Mondadori), Francesco Costa affronta la crisi delle democrazie occidentali e le condizioni che hanno favorito la crescita della sfiducia nelle istituzioni. La centralità di figure come Donald Trump, suggerisce l’autore, direttore del Post e podcaster, non si comprende trattandole come anomalie isolate: occorre guardare ai problemi economici e sociali, alla percezione di insicurezza e alla difficoltà della politica di offrire risposte. Nel suo percorso dagli Stati Uniti, il giornalista cerca anche esperienze e comunità che provano a ricostruire fiducia e partecipazione affrontando problemi reali (e proponendo soluzioni).

I figli dell’odio

I figli dell'odio, nuovo libro di Cecilia Sala

Per leggere le tensioni internazionali, consigliamo poi I figli dell’odio (Mondadori) di Cecilia Sala, libro in cui la giornalista e podcaster attraversa alcune delle fratture più dolorose del Medio Oriente contemporaneo, raccontando le esperienze di giovani israeliani, palestinesi e iraniani. Dalla radicalizzazione in Israele alla distruzione della Palestina, fino al ruolo dell’Iran e alle trasformazioni dell’area, il libro si impegna a restituire la complessità di una regione spesso raccontata attraverso schieramenti contrapposti e formule che si ripetono nelle notizie. Il reportage non sostituisce lo studio della storia e della geopolitica, ma può essere un punto di partenza per avvicinarsi ai conflitti attraverso le voci e le vite di chi li attraversa.

Utero

Utero

Facciamo un’altra sterzata e spostiamoci su un altro campo ancora. Tra i libri e i saggi sul femminismo, Utero di Leah Hazard ha un approccio decisamente singolare perché si sviluppa tutto intorno a quest’organo, chiedendosi cosa fa quando non è coinvolto nella gravidanza o nel parto. Studi scientifici e testimonianze sono la base che permette all’autrice di ripercorre ciò che sappiamo dell’utero e il modo in cui la ricerca medica, le convinzioni culturali e le aspettative legate alla femminilità ne hanno condizionato la comprensione. Il libro affronta temi come il ciclo mestruale, il concepimento, la gravidanza e la menopausa, mostrando quanto a lungo il corpo femminile sia stato raccontato attraverso luoghi comuni o osservato soprattutto in relazione alla maternità.

24 parole per capire l’economia

24 parole per capire l'economia di Mariangela Pira

Un altro linguaggio che spesso ci sembra ostico, ma che incide direttamente sulla nostra vita, è quello dell’economia. Tassi d’interesse, inflazione, mercati, dazi e debito pubblico entrano ogni giorno nelle notizie, non sempre accompagnati dalle spiegazioni necessarie per comprenderne le conseguenze. In 24 parole per capire l’economia (Chiarelettere), la giornalista Mariangela Pira costruisce una guida accessibile alla finanza e alla geopolitica economica, organizzata intorno a parole chiave che aiutano a orientarsi tra concetti e avvenimenti. L’obiettivo è rendere più comprensibili i meccanismi che influenzano le decisioni politiche, i mercati e anche le scelte quotidiane, in un contesto in cui l’incertezza economica è diventata parte della nostra esperienza.

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