Il viaggio di Vikram Seth

L’idea è folle, e viene a Vikram Seth nell’estate del 1981, quando lo scrittore e poeta (nato a Calcutta nel 1952), non ancora famoso, è uno studente indiano della Stanford University, innamorato della lingua e della cultura cinese.
Durante una gita di gruppo organizzata dall’ateneo, e in previsione del rientro a Delhi per le vacanze, Seth si lascia sedurre da un’idea quasi impraticabile per uno straniero: tornare a casa attraversando il Tibet e il Nepal.
Per inseguire il sogno proibito di ogni viaggiatore alla ricerca di avventura, Seth dovrà di volta in volta riconsiderare il proprio itinerario – percorso per lo più a bordo di camion scomodi e sgangherati – e far fronte a ostacoli e imprevisti di ogni sorta. Tra strade rese inagibili dalle piogge, guasti meccanici, malesseri dovuti all’altitudine e pastoie burocratiche, pagina dopo pagina il lettore di “Autostop per l’Himalaya” vede snodarsi un viaggio pieno di sorprese e dal sapore antico.
Quello proposto da Longanesi è il diario di una ricerca di sé attraverso l’incontro con l’altro, la testimonianza di un mondo millenario in cui il misticismo buddhista è costretto a una difficile convivenza con la dottrina maoista e con i primi semi di un capitalismo destinato a comprometterlo.

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