Quando frequentava le scuole a Londra era "innamorata" dei libri di Roal Dahl, in particolare di Matilda e degli Sporcelli", poi sono arrivati Mary Shelley, Salinger, Harper Lee, Beckett e una certa "femmina alfa". La rapper Baby K racconta le sue letture a ilLibraio.it: "Ho amato anche 1984 e La Fattoria degli animali di Orwell, e..." - L'intervista e il nuovo singolo, "Venerdì"

Nasce a Singapore da genitori italiani, cresce a Londra e al momento vive a Roma. Parliamo di Baby K, al secolo Claudia Nahum, voce femminile e cosmopolita del rap italiano. Il 17 giugno è uscito il suo nuovo singolo, Venerdì, tratto dall’album Kiss Kiss Bang Bang, disco che contiene anche Roma – Bangkok, brano sette volte disco di platino realizzato con il contributo di Giusy Ferreri.

Sono tante le collaborazioni di Baby K con altri artisti: di recente, ad esempio, con i Major Lazer ha realizzato la versione italiana della loro hit Light It Up Ora che non c’è nessuno. In passato però Baby K aveva già duettato con nomi molto noti della musica italiana, come Tiziano Ferro – che ha co-prodotto il suo primo album, Una Seria – e Max Pezzali. Oltre che con un gran numero di rapper, come EnsiMarracash.

In occasione di una serie di interviste a rocker, rapper, popstar, cantautori, dj, provenienti sia dal panorama mainstream sia da realtà indipendenti, abbiamo rivolto a Baby K qualche domanda sulle sue letture e sugli autori che l’hanno influenzata, a partire dagli anni in cui frequentava le scuole a Londra e, come ci racconta, era “innamorata di Roal Dahl, in particolare di Matilda e degli Sporcelli”.

Poi, sempre tra i banchi di scuola, ha incontrato Mary Shelley e il suo Frankenstein: “Non mi aspettavo che la storia fosse così. Di solito si pensa che racconti di un mostro che mette paura, che sia un horror, invece è un romanzo che parla di emarginazione e del rapporto con il padre“.

Una storia che ha colpito Baby K, tanto che in un tema scolastico, di cui si ricorda ancora, l’ha paragonato a un altro grande romanzo di formazione, Il buio oltre la siepe: “Entrambi parlano di emarginazione, come anche Il giovane Holden, e mi hanno ispirata nella stesura di Non cambierò mai (singolo del 2013 cantato con Marracash, ndr). Nella canzone parlo dei miei genitori e di come per loro, ma anche per me, all’inizio non era contemplata una carriera nella musica. Sembra che mi rivolga ai miei, ma in realtà sto parlando con me stessa. E questa atmosfera surreale, che mi ha sempre affascinata, deriva da letture come Aspettando Godot di Beckett e dallo stesso Salinger“.

Sempre ai tempi della scuola risale la folgorazione per Orwell: “Quando avevo 17 anni a scuola abbiamo letto La Fattoria degli animali, mi ricordo ancora la riunione dei maiali a casa del signor Jones…” Anche 1984 è un libro che Baby K ha amato, insieme al testo teatrale An Inspector Calls di J. B. Priestley, un classico del teatro inglese.

Più recentemente Neve dell’autore francese Maxence Fermine ha ispirato il suo brano Chiudo gli occhi e salto: “Nel libro si parla di come alcune persone siano funamboli. C’è chi, nella vita, va avanti come un proiettile e chi, proprio come un funambolo, va avanti contemplando, riflettendo un passo dopo l’altro“.

E poi c’è Il diavolo veste Prada, libro di Lauren Weisberger, da cui è stato tratto il film con Meryl Streep, che ha ispirato la canzone Anna Wintour.

Baby K ha anche scritto un libro, Come diventare una femmina alfa in dieci mosse (Mondadori), un manuale “simpatico, per parlare alle ragazze”, che è nato da una lettura. “Quando ero all’università e studiavo psicologia sociale, mi sono imbattuta in un testo di etologia sulle gerarchie delle scimmie antropomorfe, dove si parlava di maschi e femmine alfa. Un concetto che ho usato come tema per per scrivere, sia canzoni che il libro”.

Un libro nato soprattutto per parlare alle più giovani, per “influenzare in maniera positiva le ragazze e far loro capire che non devono rinunciare a portare avanti i loro interessi e i loro obiettivi”. E che ha portato Baby K in Africa, a parlare alle ragazzine meno fortunate.

Commenti