"Se un prodotto televisivo o cinematografico nasce da un libro, mi sento più sicuro, perché ha delle radici più profonde...". L'intervista de ilLibraio.it al produttore Carlo Degli Esposti, artefice (con la sua Palomar) del successo, tra gli altri de "Il commissario Montalbano", di "Braccialetti Rossi", e protagonista sul grande schermo con il film di Martone su Leopardi: "Il sogno? Una fiction tratta da 'Il Conte di Montecristo'...". Duro il giudizio su "Masterpiece": "Una minchiata". Tra le altre cose, dice la sua sulla presenza di libri, lettori e librerie nelle fiction e nei film...

“Se un prodotto televisivo o cinematografico nasce da un libro, mi sento più sicuro, perché ha delle radici più profonde. E poi, grazie alla ‘prova della libreria’, si può vedere chiaramente il primo impatto di una storia sul pubblico”. Parola di Carlo Degli Esposti, che con ilLibraio.it parla della sua passione (non solo professionale) per la letteratura, evidente sin dal nome della casa di produzionePalomar (un suggerimento di Giorgio Manganelli, “è l’osservatorio più alto del mondo”), società che ha fondato a Roma nel 1986, e che si occupa, con un certo successo, com’è noto, di fiction, cinema e programmi tv.

Nato a Bologna nel dicembre 1953, Degli Esposti, ex militante di Lotta Continua, ha iniziato la sua carriera nel cinema nel ’77, e da ’95 al ’97 è stato amministratore unico di Cinecittà. A conferma della capacità di portare le storie raccontate dagli scrittori sul piccolo (e sul grande) schermo, basta ricordare che Palomar è l’artefice del trionfo (su Rai1) de Il commissario Montalbano, personaggio nato dalla penna di Camilleri (i cui libri sono pubblicati dalla palermitana Sellerio), oltre ai casi, tra gli altri, de I delitti del BarLume (in onda su Sky e tratta dalla serie firmata da Marco Malvaldi, altro autore di punta Sellerio), e de Il giovane favoloso, film diretto da Mario Martone, incentrato sulla vita del poeta Giacomo Leopardi, e interpretato da Elio Germano (uno dei casi cinematografici dell’annata passata).

Tra gli ultimi successi di Carlo Degli Esposti c’è la fiction di Rai1 tratta da Braccialetti rossi dello scrittore spagnolo Albert Espinosa (i cui libri sono pubblicati in Italia da Salani). Si è chiusa da poco la seconda stagione, e in estate inizieranno le riprese della terza (“e dovrebbe essercene anche una quarta…”, si lascia sfuggire il produttore).

Braccialetti rossi è la versione italiana della serie catalana Polseres vermelles, ispirata alla vita di Espinosa che, malato di cancro, è riuscito a guarire, raccontando la sua rinascita in un libro-bestseller. Come ci spiega lo stesso Degli Esposti, “il punto di forza della serie sta nel fatto che uno scrittore, Espinosa, ha vissuto, e interpretato letterariamente, anni molto importanti e delicati della sua vita; è materia viva“.

Pur avendo portato in tv autori-bestseller come Camilleri, Malvadi ed Espinosa, il produttore bolognese ci confessa di non essere “un patito delle classifiche dei libri più venduti. Sono attratto dalla forza delle storie”.

Ma che letture ama Carlo Degli Esposti, sempre che, visto il suo lavoro, riesca a trovare il tempo per leggere (anche) per piacere? “Il mio lavoro è la mia passione, quindi non faccio differenze. Leggo tantissimo, e leggo cose molto diverse tra loro. Certo, star dietro alla produzione letteraria degli autori che seguo mi porta via già tanto tempo…”.

Degli Esposti, che nel 2005 realizzò Davvero, il primo docu-reality italiano, in una lunga intervista a Vittorio Zincone pubblicata da SetteCorriere della Sera nel 2011, confessò che gli sarebbe piaciuto portare sul piccolo schermo Il Conte di Montecristo, con Kim Rossi Stuart protagonista (“Edmondo Dantès ha un senso della giustizia simile a quello di Montalbano”, dichiarò allora). Non ce l’ha ancora fatta, e per questo gli chiediamo se il progetto andrà mai in porto: “Spero propri di sì. Resta il mio sogno. Dovesse essere l’ultima produzione prima della pensione… Parliamo di un romanzo dal meccanismo narrativo formidabile”.

In più occasioni, il ministro dei Beni e le attività culturali Dario Franceschini, e il presidente del Centro per il libro Romano Montroni, hanno invitato Rai Fiction a dare più visibilità ai libri in tv, mostrando, ad esempio, attori che leggono, o ambientando alcune scene in libreria. Domandiamo a Degli Esposti se è d’accordo, e se anche lui pensa che mostrare i libri in una serie possa servire a promuovere la lettura in un Paese in cui i lettori non sono certo la maggioranza: “Certe cose è meglio farle senza sbandierarle… le faccio qualche esemio: la casa di Montalbano è piena di libri, e spesso gli attori sono filmati mentre leggono… non solo, proprio in questi giorni, con Sergio Rubini, stiamo lavorando a una commedia, Ne dobbiamo parlare… Anche in quel caso, un testo in cui il libro è protagonista principale”.

E sempre a proposito di libri in tv, non possiamo non chiedere al produttore un giudizio sulla prima (e unica) edizione di Masterpiece, il talent dedicato agli aspiranti scrittori andato in onda su Rai3, e che ha fatto discutere: “I produttori e il conduttore sono miei amici ma, me lo lasci dire: era una vera minchiata…”.

Un giudizio a dir poco netto, quello di Degli Esposti che, sempre a proposito di trasmissioni dedicate al mondo dei libri, argomenta: “Per sperimentare in questo campo bisogna trovare direttori di rete che abbiano voglia di farlo. Purtroppo, da trent’anni ormai è in atto il divorzio tra letteratura e tv, divorzio causato dall’avvento del cosiddetto duopolio televisivo e dalla conseguente assenza di competizione e concorrenza, tra le cause dell’attuale miseria culturale”.

I giudizi di Degli Esposti non sono, va detto, sempre critici. Parlando, ad esempio, delle sperimentazioni di Sky, in particolare con le serie tv italiane,  il produttore sottolinea: “Sky dimostra che si può avere coraggio, ma anche la Rai ha fatto grandi passi avanti nell’ultimo periodo, non tutto è perduto. Detto questo, detesto tutti quei discorsi, ora molto di moda, su quanto le serie tv Usa siano bellissime e migliori delle nostre… la verità è che oltreoceano ce ne sono di belle, ma anche di molto brutte, proprio come da noi”.

Lasciando da parte per un attimo la televisione, ci resta una curiosità: Degli Esposti ha un libro nel cassetto? “Non sono capace di scrivere – ci interrompe – al massimo, sono un discreto disegnatore di bozzetti. Devo però confessare che mesi fa mi era venuta l’idea di scrivere un pamphlet sul mercato televisivo italiano… poi, i miei amici più cari, conoscendo il mio carattere, mi hanno convinto a lasciar perdere. Ce l’hanno fatta. Per ora…”. Dice così perché l’è rimasta la voglia di scriverlo? “Vedremo…”, si limita a rispondere. E, dopo una pausa, svela: “Durante le riunioni con i miei collaboratori, mi piace fare delle foto con il telefonino. Quando mi chiedono perché, rispondo che le foto saranno le illustrazioni per un libro a cui sto lavorando… ma è solo un gioco”.

L’accenno al mercato televisivo italiano ci spinge a chiedere al produttore qual è la situazione nel nostro Paese: “Al nostro mercato tv servirebbero regole che favoriscano la concorrenza. Potremmo essere una delle prime cinematografie audiovisive al mondo… invece operiamo in un mercato medievale, in cui per andare avanti devi ingraziarti il principe… Spetterebbe alla politica intervenire”. Carlo Degli Esposti, però, declina l’invito a dare un giudizio sul primo anno di governo Renzi: “Dalla fine degli anni ’70 ho smesso di occuparmi di politica…”. Meglio pensare al prossimo libro da portare sul piccolo o sul grande schermo.

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