"Carnival Row" è la nuova serie originale Amazon Prime Video, con Orlando Bloom e Cara Delevingne. Una storia dalle atmosfere fantasy su immigrazione, razzismo e colonialismo, in un mix tra epoca vittoriana e steampunk, dove creature mitologiche e fatate emigrano verso il territorio degli uomini. Non mancano i limiti, ma... - L'approfondimento (spoiler alert)

Prendete la nostra società, metteteci (ma solo ad alcuni) ali o corna, e trasportatela nell’epoca vittoriana. Benvenuti a Burgue, la città umana dell’immaginario fantastico di Carnival Row, la nuova serie originale Amazon Prime Video firmata da René Echevarria e Travis Beacham. L’uscita della prima stagione è stata il 30 agosto, ma il rinnovo per una seconda è già stato annunciato un mese prima del giorno “x”.

Ad attirare l’attenzione sul prodotto del colosso americano sono stati i nomi che compongono il cast: primi tra tutti Orlando Bloom (che ritorna ancora una volta al fantasy) e Cara Delevingne come protagonisti, e non da meno Jared Harris (Chernobyl, Mad Man), Karla Crome (Misfits, Under the dome) e Indira Varma (Game of Thrones). In aggiunta, un’ambientazione apprezzata dai fan del genere, un mix tra epoca vittoriana e steampunk: i vicoli bui e stretti di Jack lo Squartatore, le sfumature gotiche di Penny Dreadful, i costumi di Sherlock Holmes – gioco di ombre. Infine, le immancabili creature ispirate a mitologia, letteratura e fiabe.

Chiamati volgarmente (e con disprezzo) bruti, il mondo di Carnival Row comprende – oltre agli umani – Fate (pixie), Trow, Fauni e Centauri. Queste creature hanno iniziato ormai da anni un esodo verso il territorio degli uomini, dopo essere stati sfruttati per le loro risorse e successivamente, abbandonati in guerra contro una potenza invincibile chiamata il Patto, che non fa altro che uccidere e saccheggiare. Vi ricorda qualcosa? Una storia già vista e rivista. Nella realtà.

Rycroft Philostrate

Non serve arrivare all’ultimo episodio per rendersi conto che la serie mostra come potrebbe essere, in un futuro non troppo remoto, il nostro mondo, con qualche costume e svolazzamento in più.

Già nel primo episodio si può avere un triste déjà-vu di un parlamento che litiga sull’arrivo dei vascelli via mare: il mondo degli uomini sta per essere sovrastato dalla criminalità e dal degrado dei bruti, l’integrazione è impossibile, ci “rubano il lavoro”, “loro e noi”, “noi e loro”.

Sulla Carnival Row invece, la via principale del ghetto dei diversi, il déjà-vu riguarda mendicanti, ex medici diventati macellai, fate che si prostituiscono per vivere, bambini ladruncoli e gruppi criminali uniti contro gli umani. Ai più fortunati, tocca fare da servitù (disprezzata).

Tra tutta questa tensione, si muovono anche Rycroft Philostrate (Philo, Orlando Bloom) e Vignette Stonemoss (Cara Delevingne), uomo (tra i pochi dalla parte dei bruti) e fata, innamoratisi sul campo di battaglia, ma divisi da scelte sbagliate. La loro storia d’amore è solo l’incipit della vera trama di Carnival Row, che sebbene abbia delle mancanze nella sceneggiatura, nel ritmo e in alcuni escamotage poco convincenti, appare una rappresentazione sociologica accurata degli archetipi umani del razzismo.

Philo è un uomo, o almeno così si pensa. Perché a metà degli episodi salta fuori che è un mezzosangue a cui hanno reciso le ali da neonato. Nato pixie, cresciuto umano, tormentato dall’incapacità di scegliere “da quale parte stare” fin dall’infanzia. Perché, come si dice, il sangue non è acqua (e le ali nemmeno), ma la cultura e la società in cui cresci sono parte integrante di chi sei.

Vignette è appena scampata alla morte dopo il naufragio della nave che l’ha trasportata fino a Burgue (ma non senza averle prima richiesto due anni di lavoro pericoloso), viene assegnata alla famiglia che prima possedeva il vascello, mentre ora possiede lei. Degli aristocratici razzisti che, oltre a trattarla con sufficienza, cercano di stuprarla. Quando scappa, le opzioni sono una casa chiusa o un gruppo criminale chiamato il Corvo Nero: non c’è da stupirsi che sia arrabbiata con il mondo intero, che cada in crisi isteriche e che non abbia remore nell’infiltrarsi come criminale. Scoprire che l’uomo che amava ha finto la morte e l’ha fatta vivere come una vedova per sette anni, passa quasi in secondo piano.

Vignette Stonemoss

A unirsi alla storia (e agli archetipi), tra i bruti, ci sono Tourmaline (Karla Crome) e Agreus (David Gyasi) e tra gli umani Imogen Spurnrose (Tamzin Merchant), Jonah Breakspear (Arty Froushan) e Sophie Longerbane (Caroline Ford).

Tourmaline è una rifugiata, amica (e anche qualcosa in più) di Vignette che, arrivata ormai da anni in città, cerca di sopravvivere grazie alla prostituzione. Sta alla larga dagli umani, non esce dalla Carnival Row, prova a vivere un’esistenza tranquilla, remissiva, nonostante i suoi sogni e le sue speranze siano definitivamente abbandonati. Tanto che disegna il volto di ogni suo cliente, tutte le notti, per cercare di cancellarli dalla mente imprimendoli sulla carta.

Agreus è l’unico bruto arricchito di Burgue che, dopo aver comprato una delle case migliori nel quartiere altolocato della città, decide di ricattare i vicini di casa, gli Spurnrose, per riuscire a entrare nella società umana. Il fauno, chiamato in modo dispregiativo puck, nonostante odi gli umani cerca di assomigliarci in tutto e per tutto: porta abiti eleganti, si presenta ad aste in cui compra quadri costosi, presenzia a incontri frivoli dell’alta società. Quasi come se credesse che l’emulazione, la somiglianza in – quasi – tutto, lo possa portare allo stesso livello, o più, degli altri. Ma per poter essere così ricco, il fauno è andato contro i suoi stessi simili, obbligandoli alle stesse regole create dagli uomini, e diventando probabilmente molto più simile a quest’ultimi di quanto pensi.

La sua figura è sconvolta dall’entrata in scena di Imogen, la vicina di casa, dapprima snob e apertamente razzista nei suoi confronti, successivamente sua amante, seguendo (consapevolmente?) una trama molto simile a La bella e la bestia. Ma più che di sindrome di Stoccolma, qui si tratta di consapevolezza acquisita: una ragazza cresciuta tra i pregiudizi, che per la prima volta si imbatte in qualcosa che le è sconosciuto, diverso, esotico. E apre gli occhi.

Breakspear e Longerbane sono invece una revisione incestuosa di Romeo e Giulietta assetati di potere. Entrambi, figli rispettivamente del Cancelliere e del leader dell’opposizione, hanno un interesse minimo per la questione: i bruti non sembrano spaventarli né intimorirli, ma anzi, piacergli. Nonostante questo, rappresentano l’archetipo dei personaggi assetati di potere, per cui il loro giudizio sulla questione non importa: pro o contro, basterà creare chaos e accaparrarsi il comando di Burgue.

E i déjà-vu potrebbero continuare con il fauno licenziato dal Cancelliere, che entra in una setta religiosa autolesionista e fondamentalista, arrivando a compiere un atto terroristico che scatenerà il panico. E con la decisione di chiudere l’intera zona della Carnival Row con filo spinato e barriere, ghettizzando all’interno tutte le creature in città. E ancora. E ancora. E ancora…

Sebbene la serie Amazon abbia dei segni di debolezza (forse dovuti alla mancanza improvvisa della collaborazione con Guillermo del Toro?), e sia stata presentata erroneamente da molti come la nuova Games of Thrones, merita di essere vista e invoglia alla seconda stagione nella quale, magari, molti dubbi e perplessità troveranno risposta. Non tanto per il filo crime-noir che attraversa verticalmente la stagione, quanto per la masochistica visione di come potrebbe essere il futuro (nemmeno tanto lontano). Per lo stesso principio per cui non guardiamo nessun film sull’Olocausto perché ci piace, ma perché è necessario.

Senza dubbio le storie sull’immigrazione, sul razzismo e sul colonialismo non mancano al cinema, in televisione e in libreria, e Carnival Row potrebbe non essere il miglior prodotto tra questi, né una novità di questo filone. Dalla sua ha un’ambientazione e un cast che non hanno deluso le aspettative (a parte per i fan di Martin, che sperano in un successore), e un finale di stagione che promette bene.

 

nota: le immagini sono tratte dalla pagina ufficiale di Carnival Row

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