"Città irreale", romanzo d'esordio di Cristina Marconi, racconta la storia che in molti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato: cosa sarebbe successo se, invece di restare in Italia, avessimo deciso di partire per Londra e ricominciare da zero? Alina, la protagonista, ha ventisette anni e ha capito che a Roma non sarebbe mai potuta essere felice. Ha qualcosa che le brucia dentro, qualcosa che assomiglia all’ambizione, alla voglia di distinguersi da tutti gli altri. Qualcosa che in Italia, forse, non potrebbe mai trovare sfogo. E ora che lo sa, non c'è niente che possa trattenerla. Con una prosa scorrevole e piana, e una struttura che oscilla tra un prima e un dopo Brexit, l’autrice evoca i fantasmi di una delle (ex) mete più ambite degli italiani che emigrano all’estero… - L'approfondimento

Città irreale (Ponte alle Grazie), il romanzo d’esordio della giornalista Cristina Marconi (nella foto di Alessandro Mariscalco, ndr), racconta la storia che in molti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato: cosa sarebbe successo se, invece di restare in Italia, avessimo deciso di partire per Londra e ricominciare da zero?

Pensiamoci. Probabilmente avremmo dovuto lasciare un lavoro, spezzare i legami, abbandonare la quotidianità. Avremmo dovuto cancellare anni di università e master, nonché progetti, ambizioni, desideri, per ricollocarci in una società in cui l’unico posto disponibile sembra essere quello nelle retrovie; quello di chi a malapena conosce la lingua, quello di chi è appena arrivato e non ha niente. 

Dopotutto è un frase che si sente di continuo: ma cosa ci stai a fare qui in Italia? Vai all’estero, tu che sei giovane. Qui non c’è lavoro, non c’è speranza.

Iniziano a dirtelo quando fai l’ultimo anno del liceo e cominci a fantasticare sulle prospettive che potrebbero disegnare il tuo futuro. Continuano a ripetertelo con biasimo quando ammetti, con un po’ di pudore, di aver scelto di rimanere per frequentare un’università italiana. E ancora, durante tutto il periodo di studi, sopraggiungono voci, più o meno autorevoli, che ti spronano a scappare via, che tanto qui non c’è niente, non ci sono possibilità, mettitelo bene in testa.

Foto Marconi 3 (c) Alessandro Mariscalco
foto di Alessandro Mariscalco

E allora, a un certo punto, è possibile che tu possa pensare davvero che la soluzione migliore sia andarsene. Ti sei guardato intorno: nessuno (o quasi) dei tuoi amici è riuscito a realizzare i propri obiettivi, e chi sembra avercela fatta è frustrato, stanco, infelice. Tanti continuano a lottare disperatamente per un contratto a tempo indeterminato che probabilmente non arriverà mai; sopportano da anni una paga misera per un lavoro estenuante, nell’illusione che un giorno tutto questo cambierà. Ma tu lo sai che non è così, per questo decidi di trasferirti.

Proprio come Alina, che viene da Roma e che di anni ne ha ventisette. Londra per lei è molto più che una meta da raggiungere: è la possibilità di essere libera, di ricominciare davvero tutto da capo. E dire che a Roma non se la passava neanche tanto male. Aveva un ottimo lavoro e, se fosse stata paziente come tanti dei suoi colleghi, piano piano sarebbe riuscita a crescere o, come si dice, a fare carriera.

Ma Alina ha capito che quella vita non avrebbe mai potuto renderla felice: guarda la sua responsabile e spera di non diventare mai come lei; ascolta le conversazioni dei suoi amici e non si sente compresa. Ha qualcosa che le brucia dentro, qualcosa che assomiglia all’ambizione, alla voglia di distinguersi da tutti gli altri. Qualcosa che in Italia, forse, non potrebbe mai trovare sfogo. E ora che lo sa, non c’è niente che possa trattenerla.

Nemmeno il cibo? Il clima mite? Le abitudini?, le chiedono gli altri, scettici e forse invidiosi. Sei proprio sicura di volertene andare? Io non ce la farei mai. Lo insinuano con un po’ di cattiveria, quasi con la speranza che Alina possa fallire e tornare indietro.

Ma lei è decisa. Non le mancherà il cibo, in fondo la pioggia non è poi così male e, per quanto riguarda le abitudini, se ne potrà sempre costruire di nuove. Non le importa di dover assumere un ruolo che non equivale alla sua formazione. Se vivere a Londra significa retrocedere e passare la giornata a riempire file Excel, che ben venga. Ben vengano anche le serate trascorse con estranei a chiacchierare del nulla, senza riuscire a instaurare mai un legame sincero e duraturo. Come quello con Iain, un ragazzo scozzese buono e responsabile, che sulla carta sembra essere tutto quello che Alina ha sempre desiderato, ma che è destinato a dissolversi perché avere una relazione significa sempre, in qualche modo, rinunciare alla propria libertà.

E per quella libertà Alina, come molti degli italiani che riempiono le strade di Londra, ha messo in gioco tutto. Si è allontanata dalla sua terra – che monitora con nostalgia dalle foto sui social – dalla sua famiglia, dalla sua lingua, e adesso vive in una città fluida, irreale. Una città dove c’è tutto e dove tutto può essere realizzato, anche se il prezzo da pagare è molto alto. 

Con una prosa scorrevole e piana, e una struttura che oscilla tra un prima e un dopo Brexit, Cristina Marconi evoca i fantasmi di una delle (ex?) mete più ambite degli italiani che emigrano all’estero, raccontando la storia di chi scappa perché non può restare, la storia di chi si è rassegnato davanti alla consapevolezza che la fuga non è solo l’ultima soluzione, ma anche l’unica.   

LA CANDIDATURA AL PREMIO STREGA E LA PRESENTAZIONE A LONDRA – Città irreale, romanzo di debutto della giornalista Cristina Marconi, viene ufficialmente candidato da Masolino D’Amico al Premio Strega. Pubblicato da Ponte alle Grazie, e sostenuto dal gruppo GeMS, del quale è l’unico candidato al prestigioso riconoscimento, il libro sarà presentato all’Istituto italiano di cultura di Londra il prossimo 11 marzo dal direttore Marco Delogu e da Enrico Franceschini, firma di Repubblica.

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