Indignato. Così si definisce Dario Fo mentre racconta come è nata l’ispirazione per il suo La figlia del Papa (Chiarelettere, 2014), romanzo storico di grande attualità, che la casa editrice ha inserito nella collana Narrazioni che ha segnato il debutto nella letteratura che punta sulla fiction della casa editrice milanese. Fo ha tratteggiato la storia […]

Indignato. Così si definisce Dario Fo mentre racconta come è nata l’ispirazione per il suo La figlia del Papa (Chiarelettere, 2014), romanzo storico di grande attualità, che la casa editrice ha inserito nella collana Narrazioni che ha segnato il debutto nella letteratura che punta sulla fiction della casa editrice milanese. Fo ha tratteggiato la storia del personaggio in un racconto, anche per immagini, che parte dalla copertina con una sua illustrazione. “Possibile che in tutto questo tempo non si è riusciti a dire altro su Lucrezia Borgia, se non che era lussuriosa, incestuosa e feroce?” si è chiesto l’autore. “Eppure, sarebbe bastato leggere con attenzione i testi, italiani e stranieri, che raccontano una figura diversa: sola, triste, impegnata ad aiutare gli altri in modi decisamente poco ortodossi per l’epoca”.
Da qui, la decisione di ridare dignità a un personaggio storico la cui importanza è stata spesso sottovalutata. Così Fo ridisegna l’identità di un personaggio sempre visto in chiave negativa, recuperato qui in forma inedita, in una società che assomiglia fortemente alla nostra. Il romanzo è costruito come una recita teatrale, con i personaggi che entrano ed escono dalla scena, tratteggiando uno scenario in cui i Borgia appaiono di gran lunga migliori dei «regnanti» di oggi: “Almeno loro erano interessati a lasciare ai posteri qualcosa di straordinario, nelle arti e nelle imprese. Non avevano come unico obiettivo quello di conservare il potere” ha detto Fo a Cadoinpiedi.it. E non ha lesinato critiche al premier Matteo Renzi.

DOMANDA: Come aveva già fatto con San Francesco, anche con Lucrezia Borgia ha ribaltato la versione ufficiale?
RISPOSTA: Quando ho visto la serie tivù I Borgia, che per l’ennesima volta presentava Lucrezia come una poco di buono, persa tra relazioni incestuose, senza umanità e rispetto per nessuno, ho deciso di andare al di là della rappresentazione stereotipata di lei che siamo abituati a sentirci raccontare. E ho scoperto delle cose incredibili.

D: Per esempio?
R: La sua grande vicinanza ai più deboli. Nel Cinquecento, epoca in cui certamente temi come quello non erano una priorità, si era interessata a chi viveva nelle carceri, pretendendo che venissero condannati solo coloro che erano stati correttamente giudicati. E seguiva di persona le condizioni in cui erano costretti a vivere. Se non è attualità questa.

D: Nel libro si racconta anche la sua iniziativa presso le banche. Potrebbe accadere oggi?
R: Altro esempio di grande modernità. Ha fondato un istituto di credito presso cui i poveri potevano ricevere denaro senza strozzinaggio. E se avevano difficoltà a rimborsare il debito, potevano offrire in cambio il loro lavoro. Un microcredito ante litteram. Di cui però non si è mai parlato.

D: Un bel cambiamento, per l’epoca. Cosa pensa di chi dice che Renzi cambierà tutte le regole del gioco?
R: Penso che la mia Lucrezia fosse molto più rivoluzionaria di lui. Come si fa a considerare nuovo un personaggio che la prima cosa che fa è cercare un accordo con il vecchio? (Berlusconi, ndr).

D: Lucrezia ha pagato un prezzo così alto per via del nome che portava? Anche questo è attuale non crede?
R: Oggi come ieri, ci sono situazioni in cui si decide di demolire, scientificamente, il potere, attaccandolo con la calunnia e lo sputtanamento. Papa Alessandro VI, che lei credette per tanto tempo fosse lo zio, era suo padre, una figura corrotta, mentre il fratello era il feroce condottiero Cesare Borgia. Due figure scomode, di cui lei ha pagato lo scotto. E oggi, specie le donne, subiscono spesso lo stesso trattamento: calunniate, insultate, censurate nelle loro buone azioni. Sia che stiano in prima linea, sia che stiano accanto a uomini potenti.

D: Pensa a qualcuno in particolare?
R: Gianroberto Casaleggio ha addirittura scritto un libro sugli attacchi che sono stati mossi a lui e alla sua famiglia; calunnie e accuse inventate di sana pianta, per minare la sua posizione. E lo stesso è successo a Beppe Grillo.

D: Leggendo il romanzo è inevitabile pensare a Franca Rame e alle sue battaglie. E’ un omaggio a lei?
R: Non ho iniziato a scrivere, né ho scelto il tema pensando a lei. Ma pagina dopo pagina mi sono accorto che mi era accanto. Emergeva da ogni pagina, con quella sua discrezione e pudore con cui ha combattuto tante battaglie al fianco dei più deboli. Di alcune, persino io, sono venuto a conoscenza tempo dopo.

D: C’è anche molta solitudine, in questa sua Lucrezia
R: Una donna potente è inevitabilmente sola. Nata in una famiglia di cui ha sentito tutto il peso, tra continui abbandoni e l’illusione di poter essere amata, ancora bambina ha scoperto che l’amatissimo zio era in realtà suo padre. È stata costretta a sposarsi senza amore e una volta trovato l’amore vero, i sicari del fratello gliel’hanno ammazzato. Ha dovuto anche abbandonare il figlio piccolo. E nonostante questo, ha conservato una dignità, un coraggio, una disperazione che fanno di lei un’eroina tragica. Ma soprattutto, una donna unica. Come era Franca.

di Valeria Volponi

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