Mentre in Europa continua il dibattito sul futuro del copyright, su ilLibraio.it ecco la presa di posizione di Stefano Mauri (GeMS). Che spiega perché, da editore, difende il diritto d'autore nonostante rappresenti un costo. "Da quando internet si sviluppa, è sotto attacco, e non se ne capisce la ragione, se non attribuendola ai grossi interessi finanziari che ci sono dietro...". Mauri cita i casi di Google e Amazon, parla della recente "pantomima" sul "diritto di panorama" e argomenta: "Il copyright genera libertà e indipendenza degli autori da tutto e da tutti, e la capacità degli editori di investire nei propri piani culturali..."

Da quando internet si sviluppa, il diritto d’autore è sotto attacco, e non se ne capisce la ragione, se non attribuendola ai grossi interessi finanziari che ci sono dietro. Ha cominciato Google a fare la ‘finta tonta’. Ha scannerizzato i libri delle biblioteche di mezzo mondo e poi si è stupita se gli aventi diritto non solo le hanno spiegato che era contro la legge divulgare quei contenuti senza remunerare chi aveva sudato per produrli, ma che non era nemmeno accettabile che Google facesse quel che voleva e fosse in capo agli altri, i soliti ‘imbecilli’, l’onere di controllare cosa veniva da Google pubblicato lecitamente e cosa no. Chissà perché gli editori devono pagare fior di competenze e uffici per accertare la liceità di ciò che pubblicano e Google no…

Poi ci ha pensato in qualche modo Amazon. E’ vero che Amazon commercializza le opere digitali, ma non fa i dovuti controlli per accertarsi di non distribuire editori pirata: sarebbe piuttosto semplice creare algoritmi che individuano i plagi presenti nelle proprie repository di ebook. Inoltre, ha fatto la guerra sui prezzi agli editori USA lamentando sempre che i prezzi degli editori erano troppo alti. Su che basi? Non è dato saperlo, poiché i tentativi di Amazon di fare l’editore si sono risolti in grossissime perdite, e dato che l’azienda non è famosa per produrre profitti… Sono semplicemente, nella maggior parte dei casi, captatio benevolentiae verso i consumatori, che per un po’ ci hanno pure creduto.

Amazon ha anche sostenuto che, ormai, gli autori erano liberi dagli editori, potevano pubblicare direttamente sul suo sito in formato ebook, purché dessero ad Amazon l’esclusiva. Una linea cavalcata da tutti i manoscrittari respinti e gli autori in declino, che hanno visto in questa liberazione la terra promessa. Tuttavia dopo numerosi anni di self-publishing, non sono emerse quelle perle che gli editori per strane non dette ragioni avrebbero inopinatamenete cestinato.

I consumatori, almeno quelli con gli occhi aperti, hanno avuto modo di ricredersi quando i media USA hanno scoperto che i libri di Hachette venivano boicottati su Amazon, che aveva ridotto il servizio sui cataloghi di questo importante editore semplicemente perché stava negoziando il nuovo contratto e non esitava ad abusare della pazienza dei suoi clienti per fare pressione alla controparte. Così, i lettori di tutto il mondo hanno assistito a qualcosa che smentiva la retorica della liberazione di autori e lettori, propagandata da Amazon: sia gli autori di bestseller sia i premi Nobel si sono schierati con il loro editore. Ma non erano inutili, gli editori? Forse no, se gli autori più affermati se li tengono stretti. Speriamo sia fallito con questo il tentativo non troppo velato di mettere la civiltà del libro nel proprio, costoso e vincolante, polmone d’acciaio: il quasi monopolio dell’ebook.

Dal Corriere della Sera del 4 luglio 2015Dal Corriere della Sera del 4 luglio 2015

Di recente abbiamo visto la pantomima del ‘diritto di panorama’. E’ vero, in qualche Paese europeo ci sono leggi limitative ed è un peccato ma, in ogni caso, salvaguardano l’uso commerciale, non le foto che vengono messe su Facebook o Instagram e gli usi privati. Comunque, la campagna in questione ha usato foto di panorami nei quali venivano imbiancati i palazzi soggetti a copyright dei progettisti. Sono campagne volte a denigrare un istituto del quale dovremmo invece apprezzare la modernità.

Per quel che riguarda i libri, la realtà è diversa rispetto al ‘diritto di panorama’ per una ragione molto semplice: gli architetti non costruiscono i palazzi perché sanno di poter contare sul diritto d’autore. E’ invece vero, che gli scrittori migliori e più apprezzati dal pubblico, scrivono i loro libri principalmente perché la società attraverso il DDA attribuisce loro un valore che consente agli autori di dedicarsi a quel loro talento invece che ad altro.

Negli ultimi dieci anni il mio gruppo ha speso circa 150 milioni in diritto d’autore. E’ un costo, e perché dovrei difenderlo? Perché lavoro, vivo e sudo accanto ai nostri autori e so che grazie a quei soldi, altre 800 mila pagine sono state scritte a beneficio dei lettori. Ecco come sarebbero gli scaffali di molti lettori se non esistesse il diritto d’autore.

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La EU vuole aggiornare il diritto d’autore ma non deve, come erroneamente si dice, bilanciare i diritti degli autori con il diritto di accesso alla cultura. Deve bilanciare il diritto all’accesso alla cultura passata con la legittima, vitale, insostituibile, irrinunciabile attesa che nuove opere vengano scritte e consentano all’umanità di proseguire nella sua elaborazione culturale.

Il diritto d’autore genera libertà e indipendenza degli autori da tutto e da tutti, e la capacità degli editori di investire nei propri piani culturali. Ci fa piacere sentire voci fuori dal coro, sentire l’opinione di uno scrittore su quanto sta accadendo e su come interpretare il mestiere di esistere e via dicendo, perché è una voce libera. E ci fa piacere che i diversi marchi editoriali (spesso occultati a dovere dalle OTT) diano delle garanzie ai lettori che non perderanno tempo con l’opera di un dilettante. E’ un meccanismo di crowdfunding ante litteram, quasi nessun libro viene pubblicato senza che l’editore anticipi (di circa 2 anni) dei soldi all’autore.

Insomma, bisogna che l’UE stia attenta a non uccidere interi settori dell’editoria cedendo alle pressioni di chi, non facendo parte dell’industria creativa, ma rivendicando il solo diritto ad accedere a quanto già è stato scritto, vorrebbe inserire troppe eccezioni al DDA, con il rischio di distruggere il mercato e quindi la libertà degli autori e dei lettori. Il passo seguente è la cultura di Stato o al soldo di interessi altri e la perdita di una leadership europea, quella del libro. E’ già successo in ambiti limitati in paesi come il Canada e la Danimarca.

Rispetto a pochi anni fa, comunque, la consapevolezza dell’importanza del diritto d’autore sembra aumentata anche a Bruxellles. Vogliono aggiornarlo, ma per fortuna non partono più dall’idea che tutto ciò che predicano le aziende miliardarie d’oltreoceano sia un destino ineluttabile: il clima è un po’ cambiato.

 

*L’autore di quest’intervento, Stefano Mauri, Presidente e Ad del gruppo editoriale Mauri Spagnol (ed editore de ilLibraio.it), ieri ha partecipato al convegno annuale “Going Local Italia”, organizzato dalla Commissione Europea, a Roma. Mauri, in particolare, ha preso parte alla sessione dedicata alle Politiche dell’audiovisivo e diritto d’autore. Dove sono intervenuti, tra gli altri, Roberto Viola, Vice Direttore Generale DG CONNECT, Commissione Europea, e Riccardo Luna, Campione Digitale;

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