"Felice se lo vuoi - Scopri la tua forza emotiva", il manuale di self-help dello spagnolo Rafael Santandreu. Scopri alcuni suoi consigli...

Lo spagnolo Rafael Santandreu (foto), già autore de “L’arte di non amareggiarsi la vita”, torna in libreria per Vallardi con “Felice se lo vuoi – Scopri la tua forza emotiva”, manuale di self-help che critica gli assiomi di alcuni dei più grandi successi nel genere, come “The Secret” di Rhonda Byrne.

Santandreu, psicologo formatosi alla scuola aretina di Giorgio Nardone, nel suo manuale usa molti esempi concreti, ognuno
dedicato a un problema e a come superarlo: dai complessi d’inferiorità, alla gelosia, alla rabbia, alla paura della morte

L’autore si riallaccia alle regole di base della psicologia cognitiva. Al centro di “Felice se lo vuoi” c’è la necessità di un cambiamento di mentalità, da perseguire con metodo per smontare le dannosissime credenze irrazionali.

L’idea di base è consolidata: per essere felici basta poco, occorre godere di ciò che si ha, evitando di crearsi falsi bisogni. Inutile negarlo, gli avvenimenti negativi esistono ma non bisogna farne una tragedia (anche qui torna il concetto di terribilite)…

Ed ecco alcuni estratti dal volume, pubblicati per gentile concessione dell’editore

L’errore fondamentale

Sì, gli esseri umani riescono a capire che «tutto appare secondo il colore della lente con cui si guarda», ma lo dimenticano così in fretta! Abbiamo una fortissima tendenza a credere che i fatti esterni siano i responsabili del nostro stato d’animo. Si tratta di un difetto di fabbrica e il nostro linguaggio abituale ne è la dimostrazione. Spesso diciamo frasi come: «Questo lavoro mi esaspera», «Le critiche di mio figlio mi hanno distrutta», «Juan mi manda fuori dai gangheri!»
Tutto falso!
Faremmo meglio a dire: «Sono io che scelgo di stressarmi con questo lavoro», «Sono io che mi sto distruggendo per le critiche di mio figlio», «Sono diventato un individuo così debole che persino Juan mi manda fuori dai gangheri».
Perché in realtà siamo noi stessi a provocarci le nostre emozioni. Dobbiamo smettere di dare tutta la colpa della nostra infelicità agli altri o al mondo!
Fino a quando non assumeremo il comando delle nostre emozioni, non saremo capaci di avere il controllo della nostra mente. Ma garantisco che tutti i pazienti che hanno portato a termine una terapia cognitiva possono attestarlo e sono centinaia di migliaia nel corso degli ultimi decenni: cambiando il nostro vecchio modo di pensare, diciamo addio allo stress, al nervosismo, alla rabbia, alla vergogna o alla tristezza eccessiva. Cosa stiamo aspettando?

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Giochiamo!

Una delle caratteristiche delle persone sane e forti è che si appassionano a tutto ciò che fanno. Ma lo fanno sempre in maniera giocosa, senza paura.
Amano il loro lavoro e i loro hobby e si prendono cura della loro salute e dei figli senza tante preoccupazioni. Vivono la vita come un gioco.
Questo è possibile perché a livello filosofico sono consapevoli che l’essenziale è l’essenziale, mentre il resto è solo un di più. Sanno molto bene che è essenziale mangiare, bere, amare la vita e gli altri. Perciò sono capaci di intraprendere nuove attività, viaggi, relazioni e qualsiasi progetto con l’atteggiamento del ragazzo che gioca un’entusiasmante partita di pallone con i suoi amici. Se otteniamo un certo risultato, bene. Se non lo otteniamo, bene lo stesso. L’importante è il metodo, il piacere del momento.
[…]

Rendere di più e meglio
Nelle conferenze o in studio, ogni volta che dico «la vita è un gioco» e insisto sull’idea che possiamo prendere il lavoro o le relazioni alla leggera, si fa largo nella mente di chi mi ascolta la seguente obiezione: «Ma allora non diventerò un abulico?»; «Non cadrò in un’indolenza che mi farà sprofondare nel fallimento sociale e personale?»
La risposta non ammette replica: «No». Non succede e basta. In realtà, alle persone che prendono la vita in questo modo accade tutto il contrario: è proprio quando si gioca e ci si diverte che si dà il meglio di sé.
Perché la forza del piacere è enorme; la forza degli obblighi, molto meno.

Imparare a essere positivi è una questione di sforzo e perseveranza. Non si ottiene dalla sera alla mattina e soprattutto non si realizza attraverso ciò che si definisce “pensiero positivo”.
La proposta della psicologia cognitiva si basa sul realismo più rigoroso perché afferma che le cose ci possono andare male, che spesso ci sono aspetti negativi nella nostra vita, faccende da sistemare…, ma la differenza sta nel fatto che possiamo rifiutarci di vedere tutto ciò come fosse “terribile”.
Possiamo sempre proiettarci all’esterno e costruire qualcosa di positivo da goderci. Questa è una delle chiavi più importanti della felicità: accettare che gli eventi possano essere brutti, anche molto brutti, ma mai terribili, mai completamente disastrosi.
Senza dubbio una tessera importante del puzzle della razionalità si trova quando ci rendiamo conto che possiamo stare molto bene proprio adesso, questo pomeriggio e nel tempo che rimane della giornata…

(continua in libreria…)

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