Le Edizioni Usborne (fondate nel 1973) sono presenti in oltre 100 Paesi con titoli per l'infanzia: il fondatore Peter Usborne racconta a ilLibraio.it la casa editrice, attenta tanto all'etica quanto alla qualità dei testi. Inoltre, riflette sull'attenzione sempre maggiore per i libri per bambini - L'intervista de ilLibraio.it

Edizioni Usborne è un nome noto nell’ambito dell’editoria per l’infanzia, ma non tutti ne conoscono la storia. La casa editrice, infatti, è nata nel 1973 in Gran Bretagna ma ben presto ha iniziato a portare i suoi libri anche all’estero, non vendendone i diritti, ma entrando direttamente nei mercati editoriali esteri. Una scelta non molto usuale, ma che nel corso degli anni ha portato Usborne ad affermarsi in un centinaio di Paesi, anglofoni e non.

Libri caratterizzati dalle illustrazioni dal tratto inconfondibili, quelli di Edizioni Usborne, che ogni anno propone nuovi titoli dedicati ai bambini e ai ragazzi da zero a nove anni. Soprattutto albi illustrati e libri cartonati, ma anche volumi con finestrelle e pop up per sviluppare la creatività e scoprire il mondo.

Per raccontare al meglio la storia di Edizioni Usborne, ilLibraio.it ha intervistato il fondatore ed editore Peter Usborne (nella foto in apertura all’articolo, di Martin Usborne, ndr).

La narrativa per l’infanzia è un settore in continua crescita: come si spiega l’incremento dell’interesse nei confronti dei libri per i più piccoli?
“Il mercato di libri per bambini è cresciuto molto negli ultimi anni e questo ha spinto molti editori a investire di più in questo settore, alzando parecchio la qualità media della produzione mondiale, che non è mai stata così alta”.

Quali sono le ragioni che hanno spinto gli editori a investire di più?
“Per prima cosa, la globalizzazione, e quindi un mercato del lavoro più competitivo, ha reso molti genitori più interessati all’istruzione dei figli, nella speranza che una maggiore preparazione possa garantire loro un lavoro migliore, più sicuro. Inoltre, quasi tutto il mondo, soprattutto l’Occidente, sta assistendo a un aumento del numero di laureati ed è stato osservato che genitori con un titolo di istruzione più alto prestano una maggiore attenzione alle capacità di lettura dei loro figli”.

Ci sono anche ragioni legate più strettamente ai libri?
“Certo: grazie a scrittori come JK Rowling e al suo straordinario Harry Potter leggere è diventata un’attività più cool rispetto a qualche anno fa. Genitori e nonni oggi tendono a regalare ai bambini non solo giocattoli, ma anche libri. E infine, l’oggetto libro è diventato più attraente negli ultimi anni, soprattutto come effetto del successo della televisione come mezzo di comunicazione di massa, che ha reso il pubblico più sensibili agli stimoli visivi”.

Il successo dei libri per bambini sta influenzando le scelte della casa editrice?
“Direi di no. La nostra azienda è cresciuta molto in tutto il mondo negli ultimi anni pur non avendo cambiato il modo in cui realizziamo il nostro catalogo. Evidentemente abbiamo scoperto una tipologia di libro che pare essere amata ovunque, non solo in Europa”.

I libri delle Edizioni Usborne sono presenti in oltre 100 Paesi: come si spiega questo successo globale?
“Prestiamo molta attenzione al fatto che le illustrazioni non contengano riferimenti alla cultura inglese, penso ad esempio alla posizione del sedile di guida nelle macchine, al senso di marcia, alle uniformi, agli edifici… La maggior parte dei nostri libri viene realizzata secondo il motto della nostra azienda: fare meglio. Affrontiamo tematiche molto diffuse nel panorama della letteratura per l’infanzia, come lo spazio, i dinosauri, i cavalli, le fate, temi che piacciono a tutti i bambini del mondo. La vera sfida consiste nel trovare maniere alternative per presentarle”.

Come ci riuscite?
“Il nostro team di autori, editor e grafici ha sviluppato nel corso degli ultimi trent’anni una capacità straordinaria di rivisitare argomenti tradizionali aggiungendo alette, adesivi, modellini a retrocarica, fori… Si tratta di un processo complesso, che richiede tempo e soprattutto risorse; ma, a quanto pare, riusciamo a farlo meglio di altri e il merito è tutto del nostro staff: gente brillante, in gamba che, per qualche strana ragione, tende a restare con noi a lungo. Cosa, quest’ultima, che mi inorgoglisce non poco”.

Oltre all’attenzione riservata alle storie, c’è quella verso l’etica: materiali certificati, rispetto dei lavoratori… Dove nasce quest’attenzione per il prodotto?
“Temo sia ‘colpa’ mia. Ho deciso che mi sarei occupato di libri per bambini il giorno in cui mia moglie mi ha chiamato per dirmi che sarei diventato padre. All’epoca, avevo solo 32 anni, non sapevo nulla di questo settore – prima di allora avevo fondato e diretto una rivista satirica – ma capii fin da subito che realizzare prodotti di qualità destinati al grande pubblico sarebbe stato l’unico modo per sopravvivere, come editore e come abitante di questo pianeta. Un’intuizione che si è rivelata quanto mai corretta, da un punto di vista sia commerciale sia morale. E ci credo ancor più da quando sono diventato nonno”.

Ci sono piccole case editrici per bambini nate negli ultimi anni che apprezza, in giro per il mondo?
“L’editoria francese di libri per l’infanzia è fra quelle che ammiriamo di più qui alle Edizioni Usborne. Trovo incredibile la qualità delle loro illustrazioni e la loro linfa creativa, sembra davvero inesauribile. Fortunatamente non pubblicano direttamente anche nei mercati in lingua inglese, altrimenti diventerebbero dei concorrenti davvero temibili!”

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