Su ilLibraio.it, Elisabetta Gnone (in libreria con "Olga di carta") spiega perché il fantasy non è in crisi: "Non credo che i ragazzi del 2015, che stanno davanti al monitor a chattare, siano diversi dai ragazzi di venti o trent’anni fa: cercano ancora modelli da seguire e nel fantasy li trovano. I protagonisti sono ragazzini normali, come loro..."

Non sono un’esperta del genere (Fairy Oak per me è una favola, non un fantasy), che ritengo eterno perché a tutti i giovani piace immaginare, però mi viene da dire che se in un racconto fantasy l’eroe è chiamato a superare una lunga serie di ostacoli, con astuzia e intraprendenza, la trasposizione in videogioco non sia facile, sia naturale.

I social, d’altra parte, mi danno l’idea di essere piazze al coperto, dove ci si incontra a qualunque ora del giorno e della notte e con qualsiasi tempo. Non credo che i ragazzi del 2015, che stanno davanti al monitor a chattare, siano diversi dai ragazzi di venti o trent’anni fa, che i loro discorsi siano diversi da quelli che si facevano sui gradini di una casa, o seduti su di un muretto o ai tavolini di un bar, che lo siano i loro sogni, timori, speranze. Probabilmente, come chiunque, hanno bisogno di sperare di farcela con le proprie forze e, sognano di poter vincere i propri limiti, scoprendo in loro stessi risorse sorprendenti.

Cercano modelli e nel fantasy li trovano, i protagonisti sono ragazzini normali, come loro (un tempo, nei cicli cavallereschi o epici, in cui il genere affonda le radici, erano semidei o uomini forzuti o abilissimi nel duellare). In quei giovani goffi e timidi, che salvano il mondo armati di purezza e onestà, i ragazzi si identificano, gratificati da un messaggio che infonde speranza e indica una strada. E se citano il fantasy fra i loro generi preferiti sono portata a credere che quel messaggio sia non solo apprezzato, addirittura cercato, necessario!

Eppure il fantasy è visto con un po’ di diffidenza dagli adulti, forse perché si è portati a credere che distragga dalla realtà, dai problemi reali, dai pericoli veri. Ma per affrontare la realtà servono strumenti, guide, qualcuno che insegni a distinguere il bene dal male, il vero dal falso, l’onesto dal disonesto, serve poter sperare. Se l’esempio della società latita un tantino, restano i genitori, gli insegnanti e… i libri: un eroe positivo che trasmette un messaggio di speranza a me pare un buon inizio.

D’altra parte, se non esistessero sognatori, gente che con lo sguardo perso nel vuoto trascorre giornate a immaginare cose che non esistono, non staremmo ancora cercando di accendere il fuoco sfregando un legnetto e imprecando? Il progresso non è il risultato di un sogno fantasioso? E se di tanto in tanto il nubìvago cade nel tombino aperto, io lo perdono: oggi sogna a occhi aperti, domani magari m’inventa un trasportatore molecolare di ritardatari cronici, come me!

Perciò lunga vita al Fantasy e alla fantasia, agli eroi normali, agli insegnamenti positivi e necessari, ai messaggi di speranza e ai libri che li contengono, dico io.

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L’AUTRICE E IL LIBRO- Elisabetta Gnone, amata autrice per ragazzi, è ideatrice della serie W.I.T.C.H. per The Walt Disney Company e della saga di Fairy Oak.  Il 9 novembre esce per Salani il suo ultimo romanzo, Olga di carta. L’editore Luigi Spagnol ha sottolineato l’importanza dell’uscita, spiegando che”il percorso della casa editrice Salani è stato segnato da figure di ragazzine intraprendenti e indimenticabili come Pippi Calzelunghe, Bibi, Matilde, Hermione Granger, Calpurnia Tate, solo per citarne alcune. Olga di Carta si aggiunge a questa straordinaria galleria”. E ha aggiunto: “In questo romanzo la forza sta in tutto ciò che ci rende umani: l’imperfezione, la vulnerabilità, la fragilità. È una storia sull’importanza di raccontare storie. È una storia per i lettori di tutte le età”.
La trama? Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Vero? Falso? La saggia Tomeo, barbiera del villaggio, sostiene che Olga crei le sue storie intorno ai fantasmi dell’infanzia, intrappolandoli in mondi chiusi perché non facciano più paura. Per questo i racconti di Olga hanno tanto successo: perché sconfiggono mostri che in realtà spaventano tutti, piccoli e grandi. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di trasformarla in una bambina normale, di carne e ossa. Il viaggio fu lungo e avventuroso: Olga s’imbatté in un venditore di tracce, prese un passaggio da un ragazzo che viveva a bordo di una mongolfiera e da un altro che attraversava il mare a remi. E quando infine trovò la maga, solo allora la bambina di carta comprese quante cose fosse riuscita a fare…

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