L'annuncio di Carlo Feltrinelli in occasione dei 60 anni della casa editrice

Carlo Feltrinelli parla al settimanale Sette  del futuro dell’editoria e della crisi del libro partendo dalla storia della casa editrice che compie sessant’anni, a proposito dei quali dice: “Ci arriviamo con carte da giocare”.

La Feltrinelli è nata in un mondo diverso, sulle differenze rispetto agli esordi l’editore risponde: “Non vedo discontinuità. Tutto è cambiato. Ma resta la vocazione illuminista e l’insofferenza a farsi etichettare, l’irrequietezza di fronte alle convenzioni, i cliché… Per me la Feltrinelli rappresenta una proteina nobile di una società democratica”.

Sul prossimo futuro del mondo dell’editoria dice: “Quella degli anni d’oro è probabilmente finita per sempre. Parlo di fine anni Cinquanta, dei Gallimard, dei Rowohlt, dei Knopf. Vedo però un futuro interessante: abbiamo davanti l’orizzonte infinito e inesplorato dell’editoria digitale. Le due prospettive non si annullano, ma si sommano. Sono ottimista anche se apparentemente il libro perde peso specifico e la crisi si fa sentire”.

Su come si potrebbe configurare l’industria libraria e quali saranno i suoi protagonisti, Feltrinelli risponde: “Il libro cartaceo non è destinato alla soffitta. Credo rimanga una voce importante nel dibattito pubblico, nella circolazione delle idee, nella scoperta dei talenti narrativi e letterari. Il libro rimane centrale per la nostra attività. Ma dobbiamo pensare anche ad altro, tentare di reagire a realtà che non c’entrano nulla con la storia dell’editoria per come l’abbiamo concepita fino ad ora, sperimentare nuove strade”. E sulle mosse “per dare  forma a una nuova idea di editoria, da cui non puoi prescindere se vuoi essere della partita” aggiunge: “Abbiamo pensato a un nuovo canale televisivo e stiamo immaginando un nuovo modello di centro culturale europeo con la Fondazione Feltrinelli. Stiamo acquisendo una casa editrice in Spagna, dalla fine del 2016 saremo proprietari di Anagrama, il più importante riferimento indipendente per la cultura in lingua spagnola. Abbiamo partecipato alla rifondazione della scuola Holden di Torino. Abbiamo immaginato una nuova generazione di librerie con una offerta di ristorazione di qualità. Dobbiamo reagire allo scacco che ci viene dalla crisi dei consumi, dal cambiamento antropologico nella fruizione dei contenuti, dall’atavico problema italiano della gente che non legge”.  E sul ruolo che avranno in futuro le librerie in Italia risponde: “Per noi è ancora fondamentale: una libreria, se fatta bene, ti dà uno sguardo, una prospettiva che neanche internet, che in teoria ti offre tutto, ti può dare”. Sulla Fondazione, se non sia un progetto obsoleto nell’era delle nuove tecnologie, replica: “Abbiamo un’ambizione: fare della Fondazione Feltrinelli un centro rilevante sul piano internazionale, sia per la ricerca, sia per la divulgazione e la formazione. Stiamo pensando a una grande casa delle scienze sociali, a Milano, nel 2016, in un palazzo fantastico disegnato da Jaques Herzog e Pierre de Meuron, che sia collegato al resto del mondo e a istituti di ricerca similari”.

A proposito delle nuove sfide che il mondo editoriale contemporaneo pone, conclude: “È molto faticoso ma ne vale la pena, ed è in gioco una parte dell’economia della conoscenza del nostro Paese”.

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