“Il confronto continuo con gli altri – caratteristica strutturale di ogni social network, una sorta di condominio con mille finestre che affacciano sullo stesso cortile – può portare a un’ansia da prestazione, a un eccessivo perfezionismo e a una generale paura dell’esclusione per cui è stata coniata la sigla FOMO, fear of missing out, letteralmente la paura di perdersi qualcosa. Sorbendoci ogni giorno il racconto di tutte le esperienze fantastiche che gli altri postano su Facebook, Twitter e Instagram, potrebbe travolgerci la sensazione sgradevolissima di sentirci inadeguati...” - Su ilLibraio.it la riflessione di Ilenia Zodiaco 

Vi è mai capitato di svegliarvi in piena notte – diciamo, alle due, le tre del mattino – senza apparente motivo e di avere difficoltà a riprendere sonno? A me sì, spesso. Quello che faccio di solito è girarmi e rigirarmi per poi rassegnarmi a un gesto che ormai risulta automatico: afferro lo smartphone. Rimango abbagliata i primi secondi dalla luce dello schermo e dopo aver abituato gli occhi al solito insieme di pixel così familiare e ipnotizzante, inizio la mia sessione di scrolling giornaliero. È un istinto, un riflesso, un brutto vizio: controllare cos’è successo, chi mi ha contattato, quante cose mi sono persa perché dormivo. Di solito il mondo non è crollato ma qualche notifica si trova sempre. 

Questa cattiva abitudine si accompagna ad altre: controllare compulsivamente le mail, non riuscire a trascorrere nemmeno cinque minuti in metro tra una fermata e l’altra senza accedere ad Instagram, sentirsi in dovere di essere reperibile 24 ore al giorno.

Forse c’è un problema. 

Senza creare allarmismo immotivato, possiamo ammettere che i social media sono connessi al nostro benessere psicofisico, l’uso che ne facciamo influenza il nostro umore, quando non direttamente la nostra personalità. Il fatto di essere sempre connessi – la comodità dell’ubiquità della rete – non ha portato soltanto vantaggi ma anche molte, forse troppe aspettative, soprattutto nell’ambito relazionale. Se infatti il web ha incrementato notevolmente il disbrigo di pratiche amministrative, reso più accessibili certi servizi, più economici altri, messo in connessione il mondo intero (o meglio, quello digitalizzato), ha anche cambiato il modo di rapportarsi con gli altri e con se stessi. 

Avere una relazione con qualcuno sta assumendo dei significati nuovi perché vuol dire essere presente su più fronti, non soltanto su quello base dello stare insieme, condividere esperienze di vita, uscire. Significa anche essere disponibile a chattare, videochiamare, postare, commentare e questo può essere impegnativo tanto da generare stress e angoscia. O addirittura è il contrario. Il fatto che si possano sviluppare relazioni comode, fatte solo di chat e cuoricini, porta a sviluppare una paura dell’incontro o comunque a considerare la relazione effimera e quindi terminabile in ogni momento. 

Inoltre è cambiato in modo irreversibile il rapporto che abbiamo con il tempo. Pensate all’intervallo necessario tra la ricerca di qualcosa (persino di un termine nel dizionario) e l’effettivo risultato. Con il digitale questa distanza si è azzerata e ottenere informazioni e risultati è diventato sempre più veloce e facile. In questo modo si erode quello che era forse una fase necessaria della maturità (anche sentimentale) ovvero l’attesa. Oggi invece è molto semplice ottenere tutto e subito. Questo ci porta a stancarci più in fretta delle cose e a indaffararci per cercarne di nuove. Ogni volta che capita un tempo morto non permettiamo più a noia, imbarazzo e contemplazione di esistere. Apriamo i social e scrolliamo. 

Il confronto continuo con gli altri – caratteristica strutturale di ogni social network, una sorta di condominio con mille finestre che affacciano sullo stesso cortile – può portare a un’ansia da prestazione, a un eccessivo perfezionismo e a una generale paura dell’esclusione per cui è stata coniata la sigla FOMO, fear of missing out, letteralmente la paura di perdersi qualcosa. Sorbendoci ogni giorno il racconto di tutte le esperienze fantastiche che gli altri postano su Facebook, Twitter e Instagram, potrebbe travolgerci la sensazione sgradevolissima di sentirci inadeguati. 

Ansia e depressione, secondo uno studio della Royal Society for Public Health, sono aumentate del 70% tra i giovani nell’arco degli ultimi 25 anni e chi fa un uso massiccio dei social network (più di due ore al giorno online) sarebbero quelli più a rischio. Un’altra importante conseguenza dell’uso improprio della tecnologia è l’insonnia, un disturbo in crescita soprattutto tra gli adolescenti. Inoltre secondo il World Economic Forum, i giovani adulti stanno sviluppando una preoccupante tendenza al perfezionismo che, a certi livelli, diventa un nemico dell’appagamento e quindi del benessere psicologico.

I social media non dovrebbero essere demonizzati, anche se per alcuni la soluzione più efficace al problema è proprio cancellare il proprio account. Ma è necessario parlare delle problematiche che li riguardano ed essere continuamente vigili. Particolarmente utile è farsi sempre questa domanda: per cosa li sto usando? Mi sento meglio o peggio dopo una sessione di scrolling su Facebook? È qualcosa che mi arricchisce o mi svuota? Sono domande importanti che non vanno sottovalutate perché la convinzione di essere immuni alle dipendenze non ha mai salvato nessuno dalla trappola. 

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

IL PODCAST – L’autrice dell’articolo cura con Valentina Tomić il podcast Quasidì – Storie di (quasi) adulti, che in una delle ultime puntate, dal titolo “Perché i social network ci rendono ansiosi e depressi?”, ha dato spazio al tema.

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