Torna in libreria, nella traduzione di Fernanda Pivano, "Autobiografia di tutti" di Gertrude Stein, il racconto autobiografico della scrittrice che animò uno dei salotti letterari più importanti della Parigi del primo Novecento. Un ritratto dell'Europa delle avanguardie artistiche, tra figure come Picasso e Matisse, Fitzgerald e Hemingway

A cento anni dalla nascita di Fernanda Pivano, Nottetempo ripubblica la traduzione da lei curata di Autobiografia di tutti di Gertrude Stein , uscita nel 1976 e ormai introvabile, insieme a due testi della stessa Pivano, che ne testimoniano le controverse vicende editoriali in Italia.

Al centro dell’opera, il racconto degli anni delle avanguardie artistiche e letterarie moderniste. Proprio del Modernismo, Gertrude Stein, scrittrice nata negli Stati Uniti ma di origine ebraica, che visse per lo più a Parigi, fu una delle voci principali. Dichiaratamente lesbica, visse con la propria compagna Alice B. Toklas, e insieme dettero vita a uno dei salotti letterari più importanti dell’epoca. Un luogo d’incontro da cui passarono Picasso e Matisse, Fitzgerald e Hemingway, Anderson e Braque. Completa la pubblicazione una prefazione di Laura Lepetit, fondatrice de la casa editrice La Tartaruga (da poco tornata in libreria) che per prima pubblicò Autobiografia di tutti in Italia.

 

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“Si vive su questa terra e non si può andar via e pure c’è uno spazio dove sono le stelle che è illimitato e questa contraddizione è in ogni uomo e in ogni donna e cosí nulla mai si sistema.” scrive Gertrude Stein in Autobiografia di tutti. Scritto a 63 anni nel 1937, dopo il successo dell’Autobiografia di Alice B. Toklas, il libro racconta, partendo dall’autobiografia della Stein, un’epoca irripetibile all’incrocio tra due mondi: l’Europa delle avanguardie moderniste, patria d’adozione in cui l’autrice visse la maggior parte della sua vita, e gli Stati Uniti in cui era nata, con il loro immaginario smisurato e il loro lascito di sogni frantumati.

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Un ritratto di Gertrude Stein opera di Picasso

Una smagliante intelligenza si combina a un’ironia spavalda e, soprattutto, a una lingua irriverente, in cui racconto, discorso mentale e flusso del parlato scorrono a un ritmo inarrestabile. Gertrude Stein, come ha scritto Matteo Moca su il Tascabile, “riesce nel suo tentativo di trasferire nello scritto la lingua parlata, portando a termine l’impresa, molto rara in gran parte della letteratura a dire il vero, di trasmettere, attraverso uno stile paratattico e che procede per libere associazioni, la vitalità e la bellezza della parola.”

Oltre a un’impressionante galleria di celebrità (Hammett, Chaplin, Picasso, Dalí, Eleonore Roosevelt, Sherwood Anderson), sono la vivacità e l’anarchica ricchezza della vita – incontri, idee, luoghi, viaggi, cani – ad animare queste pagine, mobili come uno stormo in volo: con le parole usate da Fernanda Pivano, Gertrude Stein “ama l’eterno presente della vita come ama l’eterno presente della narrazione”.

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