Una notizia molto triste per il mondo del giornalismo: si è spento a Roma Angelo Aquaro, vicedirettore di Repubblica, negli ultimi mesi aveva curato l'inserto culturale "Robinson"

Una notizia molto triste per il mondo del giornalismo: si è spento a Roma Angelo Aquaro, giornalista di Repubblica. Aquaro, che non aveva ancora 54 anni, era il vicedirettore del quotidiano attualmente diretto da Carlo Verdelli, e negli ultimi mesi aveva curato l’inserto culturale Robinson.

IL RICORDO SU REPUBBLICAAddio Angelo, il nostro “vicedirettore elettrico”: una vita dedicata al giornalismo 

Nato in Puglia, a Martina Franca, nel corso della sua carriera ha viaggiato molto (è stato anche corrispondente dagli Usa e dalla Cina). Figlio di un giornalista, ha lavorato inizialmente alla Gazzetta di Parma e al magazine del Corriere della Sera, Sette. Quindi l’approdo a Repubblica, al Venerdì. E poi il passaggio al quotidiano fondato da Scalfari: caporedattore centrale e poi vicedirettore

L’ex direttore Ezio Mauro lo ricorda così: “Angelo aveva il sentimento del giornale, uno sguardo di insieme che gli permetteva di seguire la fattura del quotidiano in ogni suo passaggio. Cominciava a pensarlo fin dalla riunione del mattino, e non si stancava di stargli dietro fino alla fine. Con una caratteristica speciale: non si accontentava mai. E per questo disposto a cambiare le pagine sino all’ultimo”.

Nel suo ricordo su Repubblica.it, Simonetta Fiori aggiunge: “Viveva praticamente in redazione. Non la lasciava neanche per la pausa pranzo: gli bastava un gelato per tirare avanti fino a sera, indifferente ai nostri consigli di seguire una dieta più sana. I giornali sono come le persone, disse una volta a un gruppo di studenti in visita in redazione. Hanno un loro carattere, delle regole, delle abitudini precise“.

Su Twitter Roberto Saviano scrive: “Delle molte cose che vorrei celebrare di Angelo Aquaro c’è l’accoglienza. Venivo da anni difficili quando decisi di lasciare l’Italia. Era il 2011 e a New York credevo di non avere nessuno… e invece trovai Angelo, un amico, che mi aiutò e mi fece sentire a casa. Mi mancherai”.

Aquaro, grande appassionato di musica, si è occupato di tanti temi nel corso della sua carriera. Alla base, la grande passione per il suo mestiere, anche nei giorni più difficili, come sottolinea sempre Fiori: “Era così Angelo, prima di tutto la responsabilità del giornale. E fino all’ultimo ha fatto quel che desiderava fare: lavorare con gli altri, per gli altri. Difficile imbattersi in un giornalista altrettanto appassionato e curioso, che per il mestiere nutriva una sorta di amore devoto: generoso fin quasi alla dissipazione di sé. Un amore anche irrequieto, perché i veri amori non riposano mai. Di Angelo Aquaro non esiste un fermo immagine, neppure nei giorni bui dell’ospedale, perché immobile non sapeva stare. C’era sempre qualcosa – una notizia, un titolo, un marchingegno elettronico, un musicista indie newyorkese – per cui valesse la pena di accendersi. Non c’era orario: anche se il giornale era ormai chiuso, alle 11 di sera, un’ultima agenzia di stampa, una telefonata di un corrispondente, bastava per rivoluzionarlo…”.

 

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