L'azienda parla di "ristrutturazione aziendale" e di "decisione dolorosa" in un contesto difficile per il mondo del libro

Dopo lo sciopero dei lavoratori per i licenziamenti prospettati dal piano industriale, la protesta su Facebook, l’appello degli intellettuali e la petizione online, arriva la presa di posizione del Cda della Carocci: “Ci è dispiaciuto che si sia voluta attribuire alla proprietà una deliberata volontà di ridimensionare, se non addirittura di cancellare, la casa editrice romana”, si legge in un comunicato. Nel testo si parla di “ristrutturazione aziendale” e di “decisione, dolorosa, ma che rappresenta una svolta importante e l’unica garanzia di un futuro per l’editore e per la sua autonomia negli anni a venire”.

E ancora: “È stata la convinzione dell’importanza del ruolo svolto da Carocci a spingerci alla decisione d’intervenire con il piano industriale presentato mercoledì scorso, il cui tratto principale – vale la pena ricordarlo – consiste essenzialmente nella esternalizzazione del lavoro redazionale“.

Nel comunicato si ricorda inoltre il momento difficile con cui fa i conti la filiera del libro, e l’impatto della rivoluzione digitale: “In tale contesto, il fatturato consolidato è passato dalla fase stagnante degli anni 2008-2011 alla fase di contrazione: come tutti gli editori italiani, Carocci editore ha visto decrementare il proprio fatturato del 15% nel triennio 2012-2014. Con ogni evidenza, un fatturato pari all’incirca a cinque milioni, nonostante lo straordinario risultato ottenuto nel contenimento di tutte le linee di costo, non consente più una marginalità tale da sostenere una struttura organizzativa invariata rispetto al periodo pre-crisi”.

In un’intervista concessa nei giorni scorsi a IlLibraio.it, l’Ad Giuliano Bassani aveva chiarito: “Non vogliamo smantellare la Carocci. Siamo pronti a riaprire la trattativa”.

Nel frattempo, la protesta dei lavoratori continua in rete.

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