Stando a una ricerca Ocse, un uso massiccio di internet nelle scuole provocherebbe un declino della capacità di lettura e di esercizio della matematica. In Italia, però, la situazione è diversa...

Da anni uno dei problemi ricorrenti quando si parla di scuola è quello dell’investimento nella tecnologia scolastica e del dare la possibilità a ogni istituto scolastico di accedere alla rete. Una ricerca del programma Ocse per la valutazione degli studenti, appena presentata, ha voluto analizzare se l’ICT abbia un effetto sulla capacità di apprendimento degli studenti: ai ragazzi dei 31 paesi aderenti all’Ocse sono stati forniti un mouse e una tastiera per navigare i testi digitali e rielaborarne le informazioni.

La ricerca Students, Computers and Learning: Making the connection (in inglese, ndr) ha rilevato così che nei sistemi scolastici dove studiare online a scuola è un’abitudine consolidata, si registrerebbe un declino della capacità di lettura dei ragazzi e dell’uso della matematica. A mancare sarebbe sia l’interazione docente – allievo, scambio che favorisce l’apprendimento da parte dei ragazzi, sia una qualità adeguata dei software educativi, che sarebbero ancora inferiori agli standard a cui sono abituati i quindicenni.

Diversa è la situazione italiana, dove un uso scolastico di internet ancora troppo recente e discontinuo mitigherebbe gli effetti sull’apprendimento dei ragazzi e farebbe sì che “i quindicenni che usano moderatamente i computer a scuola tendono ad avere un miglior apprendimento dei coetanei che lo usano poco o nulla – come ha spiegato Andreas Schleicher a Repubblica – ma quelli che lo utilizzano in modo massiccio tendenzialmente peggiorano nella lettura, in matematica e nelle scienze”. Inoltre l’investimento copioso degli ultimi anni nella tecnologia scolastica avrebbe allargato “la forbice di apprendimento, skill dividetra ricchi e poveri“, con il risultato che i poveri che utilizzano troppo internet avrebbero peggiori risultati scolastici.

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