"Breaking News" è il nuovo romanzo dello scrittore tedesco. Che, intervistato dal IlLibraio.it, svela la genesi del libro, le difficoltà incontrate, il suo rapporto con la scrittura e molto altro ancora...

Lui è l’autore de “Il quinto giorno” (Nord, 2005), un romanzo che ha ridefinito i confini del genere avventuroso, e ora torna nelle librerie italiane con “Breaking News”, oltre mille pagine che ci portano dall’Afghanistan del 2008 alla Tel Aviv del 1948, per poi tornare nel 2011, in un viaggio nel tempo e nella storia tra guerre, sacrifici quotidiani, scelte rischiose, errori, fallimenti, occasioni di riscatto, fughe e, soprattutto, grandi personaggi e grande potenza narrativa. Lui è il tedesco Frank Schätzing, scrittore di successo ma anche fondatore della prestigiosa agenzia pubblicitaria Intevi e, in seguito, dell’etichetta discografica Sounds Fiction.
IlLibraio.it lo ha intervistato in occasione dell’uscita del nuovo romanzo, un bestseller in Germania…

Schätzing, com’è nata l’idea per un libro così ambizioso?
“Per caso, qualche anno fa, mentre ero a colazione con degli amici nella mia città natale, Colonia. Si parlava del conflitto in Medio Oriente. Ci chiedevamo se ci fosse qualcuno  in grado di risolvere i problemi. Ricordo che dissi: ‘Per me solo Ariel Sharon può farcela’. All’inizio sostenitore della linea dura, alla fine della sua vita Sharon cambiò totalmente posizione e lasciò la Striscia di Gaza. Un atteggiamento per cui i coloni nazional-religiosi lo odiarono profondamente. Sarebbe stato interessante vedere, dissi ai miei amici, cosa sarebbe accaduto se avesse abbandonato anche la Cisgiordania. Ma non lo sapremo mai. Dopo l’ictus, cadde in coma, fino alla morte del gennaio scorso. Nello stesso momento ebbi un pensiero: forse non fu un ictus, ma un attacco da parte dei radicali a metterlo da parte. Ecco come è iniziato tutto…”.

Nel suo romanzo ci sono continui salti temporali: è stato difficile lavorare alla struttura?
“E’ stato tutt’altro che semplice. In confronto a ‘Breaking News’, tutte le  ricerche fatte  per ‘Il quinto giorno’ e ‘Limit’ sono state un gioco da ragazzi. Ho costruito la struttura molto tempo prima di iniziare a scrivere. In primo luogo, mi sono occupato della parte-thriller, relativamente facile perché ambientata nei nostri giorni. Poi ho riordinato centinaia di episodi storici sistemandoli in base ai capitoli per la seconda parte. Per questo lavoro ho impiegato alcuni mesi. Quando finalmente ho iniziato a scrivere, non ho fluttuato tra le due parti come si potrebbe pensare leggendo il libro, ma ho scritto prima per intero la parte thriller, poi quella storica. E solo alla fine le ho mescolate”.

E’ evidente la ricerca che ha fatto per scrivere “Breaking News”: oltre che uno scrittore, si sente anche uno storico?
“No. Mi sento meno storico di quanto mi sono sentito un biologo lavorando a ‘Il quinto giorno’. Quel che è certo è che si imparano molte cose scrivendo libri del genere. Ma qualunque cosa io scriva, resto un romanziere, anche se con conoscenze più approfondite. E ciò mi permette di far sì che nella testa dei lettori si avvii un processo di comprensione. Io posso spiegare le strutture, gli sviluppi politici… ma a quel punto devono intervenire i veri esperti: gli scienziati, gli storici e così via…”.

Nelle oltre mille pagine del libro il lettore si imbatte in tanti personaggi: qual è stato il più difficile da raccontare?
“Sicuramente Sharon. Certo, ogni personaggio è sempre una sfida per l’autore. Ma Sharon era reale! Ed era allo stesso tempo sia una figura storica sia un personaggio immaginario… Volevo che fosse il protagonista di un thriller e, allo stesso tempo, che fosse autentico al cento per cento. Ho rispettato la sua biografia, e solo alla fine è arrivato un ‘assalto’ da parte della mia fantasia. Ho dovuto trovare un equilibrio perfetto. E’ stata un sfida, ma anche un divertimento”.

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