Si è svolta la prima prova degli esami di Maturità. Per l'occasione, lo scrittore Stefano D'Andrea si è cimentato, a modo suo, con una delle tracce. Ha scelto l’ambito artistico-letterario. L’argomento? “La letteratura come esperienza di vita”. Ecco il racconto che ha scritto per ilLibraio.it...

Si è svolta la prima prova degli esami di Maturità (qui tutti i dettagli sulle tracce, e qui tutti i libri, gli autori e gli artisti citati). Per l’occasione, anche lo scrittore Stefano D’Andrea,  classe ’67, in libreria con La vita è una pizza (Corbaccio) si è cimentato, a modo suo, con una delle tracce. Ha scelto l’ambito artistico-letterario. L’argomento? “La letteratura come esperienza di vita”. Ecco il racconto che ha scritto per ilLibraio.it:

di Stefano D’Andrea

Mi chiamo Luca, sono del Sagittario e sono ripetente, ci tengo a dirlo perché quello che ho appena trascorso è stato l’anno più bello della mia vita, ma ora devo fare altro nella vita quindi prego la commissione di promuovermi. Nel 2014 fui bocciato perché scrissi la parola pene nel tema che aveva come traccia Falcone e Borsellino. Secondo me c’entrava, in quel contesto, ma non fu ben vista e io finii male, anche perché avevo preso 4 in matematica. Passai un’estate terribile a giustificarmi con i miei genitori, a piangere perché la mia ragazza mi aveva mollato e a chiedermi come potessi tornare indietro e ricominciare da dove avevo smesso di fare le cose per bene. Chissà, nella mia bocciatura forse c’entrava anche il fatto che degli ultimi sei mesi di scuola ne avevo passati in classe due, preferendo andare a giocare a calcetto e bighellonare al parco, perché ero triste per una delusione amorosa con una tipa che avevo conosciuto d’estate, ma non posso giurarlo. Io invece sono certo che sia stata decisiva la mia prof di matematica, è lei che mi ha fregato e, siccome quest’anno non c’è più perché se n’è andata finalmente a fare incroci di parole nella sua Settimana Enigmistica, a Sestri Levante, mi sento molto sollevato. Lo so che è stata lei. Lo so, ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io lo so perché nel mio piccolo sono diventato uno che cerca di seguire tutto ciò che succede e di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace, per citare a spanne qualcuno che chi corregge questa prova riconoscerà.

Queste prime righe non sono un’introduzione allo svolgimento del tema bensì il suo cuore perché è stata la letteratura ad aiutarmi a rendere il mio ultimo anno di vita meraviglioso, a consentirmi di essere così sicuro di me da poter scrivere “io passerò l’esame” su questo foglio, e a crederlo. E anche a insegnarmi la parola bighellonare, così cara a Carlo Emilio Gadda. E’ stata la lettura dei libri che mi aveva consigliato lei e che io non avevo mai letto, ad aprire le porte della mia mente. Ma non glielo dirò mai, perché non voglio darle la soddisfazione, è una cosa mia come lei non ha voluto raccontarmi mai le “vere” cose sue. Lei ovviamente è la prof Meneghetti, quella d’italiano, quella che adesso è in maternità. L’autobiografia di Malcom X, Il giovane Holden e Delitto e castigo, solo per dirne alcuni, e poi Tom Sawyer, Storie di ordinaria follia e Oliver Twist. Li ho letti dopo che lei ha lasciato la cattedra, di notte, nei ritagli di tempo. E dopo averlo fatto mi sono sentito un ribelle contro la società, contro la scuola e contro i vecchi, proprio come sono sempre stato, ma con in mente le parole per dirlo e con tanti amici con cui condividerlo. Che non fossero persone reali non faceva nulla, per me. Erano più vivi loro che quei quattro disperati senza futuro che prenderanno in mano questo foglio credendo di avere il potere di dirmi se sono un uomo o no. Non simpatico forse, o maleducato, questo lo possono pensare, ma non che non sia capace di scrivere o “fare collegamenti”.

Ricordo quando la prof Meneghetti e io ci incontravamo, dopo l’orario scolastico, nel bar vicino alla chiesa, a parlare di tutto il mondo. Mi piaceva stare con lei, anche quando insisteva che una dieta vegetariana poteva essere sana e moralmente accettabile; ricordo che quando parlavamo di quello lei mi portava sempre un libro di Jonathan Safran Foer che però era un mattone e io le dicevo di tenerselo perché mi bastava la sua parola, quella di lei, e io avrei evitato la carne, per sempre. E’ stata lei a insegnarmi tutto quello che so, ma senza mai parlare di sé. Lo faceva sempre fuori orario, come quel film che mi aveva portato a vedere in cineteca che, soprattutto nella scena di quando sembra che lei abbia delle ustioni e invece è solo timida, mi era venuta l’idea che forse anche la prof Meneghetti faceva tanto la brillante ma non era proprio così sicura di sé. Quindi un po’ ci assomigliavamo. E allora stavo per prenderle la mano ma non avevo letto ancora nessun libro in cui mi si raccontasse come si fa; avevo visto solo un paio di film dove a uno crescono i peli e all’altro i denti canini e mangiano il sangue delle persone e, secondo me, non si mangia il sangue delle persone che si amano. Quando la prof Meneghetti è andata in maternità io per un attimo ho pensato che forse l’avevo amata talmente tanto che dovevo averla messa incinta senza nemmeno toccarla. Poi mi ero reso conto che invece probabilmente aveva un uomo, un uomo vero. Non sapevo chi fosse ma me lo immaginavo brutto e vecchio. E ignorante. Forse lo odiavo e basta, senza nemmeno conoscerlo, quest’uomo nascosto e dagli spermatozoi molto funzionanti. Era l’inizio di quest’anno scolastico e la prof Meneghetti mi aveva detto che dovevo darmi una regolata perché se no avrei ripetuto ancora una volta. Io le promisi che l’avrei fatto, anche se lei era destinata a stare lontana da me. Ho cominciato a leggere tutti i libri che mi aveva consigliato e mi sentivo sempre più forte. Un giorno decisi che potevo reggere anche la vista del suo uomo e glielo chiesi. Ero pronto a tutto, perché ormai avevo scoperto che le donne possono innamorarsi delle persone più distanti e improbabili, e far soffrire chi le ama davvero e poi sapevo che lei era più grande di me, che non aveva bisogno di un ragazzo appena sbarbato. Lei ha preferito di no e io ho continuato a leggere tutto, perfino Madame Bovary, e a piangere. Poi un giorno, poco tempo fa, l’ho vista con il suo bambino nella carrozzina e la prof di disegno, mano nella mano. E ho capito che avevo ancora dei libri da leggere. Mi chiamo Luca, sono del Sagittario e ve lo dico io, sono maturo.

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