Robert Darnton ha dedicato un saggio storico alla letteratura clandestina del Settecento, quando i librai facevano a gara per procurarsi i volumi più in voga, editi al confine della Francia e poi smistati e distribuiti in tutto il regno. Tra testi erotici, pornografia filosofica, utopia morale e pettegolezzi... - L'approfondimento

Libri proibiti – Pornografia, satira e utopia all’origine della Rivoluzione francese (Il Saggiatore, prefazione di Daria Galateria, traduzione di Vittorio Beonio Brocchieri) è il saggio storico che Robert Darnton ha dedicato nel 1995 alla letteratura clandestina nel Settecento. Il volume è un esempio efficace di mole notevole (463 pagine), controbilanciata da uno stile accattivante e da una materia curiosa, che rendono la lettura agevole, per non dire avvincente.

Nella sua analisi sulla “letteratura vissuta” del Settecento, Darnton, che è uno dei principali studiosi della Francia del XVIII secolo, si concentra sui cosiddetti livres philosophiques, un’etichetta omnicomprensiva che racchiude più in generale la letteratura clandestina francese. Erano definite così tutte le opere contrarie alla religione, allo stato e ai buoni costumi, che sarebbero state certamente censurate se non eliminate, qualora fossero finite nelle mani delle forze dell’ordine. Eppure, il mercato della letteratura clandestina era assolutamente fiorente: per quanto fosse pericoloso rivendere questi titoli, i librai facevano a gara per procurarsi i volumi più in voga, editi al confine della Francia e poi smistati e distribuiti in tutto il regno. Spesso, per nascondere i libri proibiti, questi venivano “lardellati” o “sposati”, ovvero infilati non rilegati tra le pagine di altre opere: paradossalmente, erano libri religiosi a ospitare i fascicoli peccaminosi dei livres philosophiques! E i librai facevano di tutto per avere più varietà possibile, spesso scambiando i propri libri con quelli di altri editori: di norma, i livres philosophiques valevano di più, visti i rischi corsi per la distribuzione, e la costante richiesta del pubblico garantiva che il mercato restasse redditizio.

libri proibiti

Ma di cosa parlavano questi bestseller, oggi praticamente dimenticati? In generale, c’era un forte legame tra libertà e libertinismo: i circa 720 titoli di cui Darnton è a conoscenza presentano un’offerta varia, ma con parecchi punti di tangenza. Lo storico rileva che qualsiasi classificazione è parziale e soggettiva, perché è difficile definire un’opera totalmente filosofica o eminentemente religiosa: infatti, religione, politica, filosofia, erotismo sono spesso intrecciati, talvolta in modo impensabile per noi lettori di oggi. In generale, questi livres philosophiques avevano l’obiettivo di informare, fornire svago e rispondere a varie curiosità dei lettori, senza però cospirare attivamente contro l’Ancien Régime.

L’analisi ravvicinata di Darnton parte proprio dai libri erotici, scritti da uomini e rivolti a un pubblico maschile: basati sul voyeurismo, questi costruiscono le storie in una dimensione teatrale, in cui i testi si integrano a immagini ancor più esplicite. L’obiettivo era l’eccitazione del lettore, spesso attraverso la pornografia filosofica, ovvero una stramba alternanza tra discorsi filosofici e scene di sesso descritte dettagliatamente, a costituire un vero e proprio “edonismo filosofico”.

Il primo successo di questo genere è Thérèse Philosophe del marchese d’Argens (1748): a partire da un fatto di cronaca, l’autore ricostruisce una torbida relazione tra un precettore gesuita e una fanciulla; la religione, attaccata con commenti salaci, colpisce soprattutto i gesuiti attraverso la figura del personaggio principale, che sfrutta meschinamente l’ingenuità della sua protetta per avere rapporti sessuali con lei e trarne piacere. Il tutto è narrato da un io narrante femminile, la Thérèse del titolo, e anche la scelta di osservare la realtà attraverso gli occhi innocenti di una ragazza moralmente retta concorre a rendere ancor più piccante il libro.

Secondo bestseller in fatto di vendite, L’An 2440 di Louis-Sébastien Mercier (1771) appartiene al genere ben diverso dell’utopia morale: diversamente da altri livres philosophiques, qui non è presente umorismo e, anzi, questo libro sarebbe noioso per noi lettori di oggi (possiamo averne conferma leggendo alcuni passi proposti da Darnton nella raccolta antologica che chiude il volume). Vi si immagina che il protagonista si svegli improvvisamente nella Parigi del 2440 e il libro costituisce il resoconto di questa visita. Contrariamente a quanto potremmo credere, il viaggio nel futuro non testimonia invenzioni straordinarie o un invidiabile avanzamento tecnologico; a Mercier interessa solo mettere in discussione la legittimità spirituale della religione e della politica, portando il lettore a unirsi con l’autore contro i despoti del presente.

Più divertente e anche oggi godibile è Anecdotes sur Mme la comtesse du Barry (1775): questo libelle è un altro incredibile caso editoriale dell’epoca, che spia i personaggi più famosi del regno mentre giocano con le loro vite e il destino del regno. I libelles, infatti, solitamente anonimi, raccolgono le dicerie e gli scandali personali per diffamare personaggi politici; non di rado si uniscono alle cosiddette chroniques scandaleuses, che nascono da tanti bollettini passati di mano in mano e prima ancora da tanti pettegolezzi diffusi oralmente. Entrambi rispondono al bisogno d’informazione della popolazione, in una Francia in cui la storia contemporanea non viene discussa e che, anzi, sarebbe censurata immediatamente. La contessa du Barry, con le sue origini basse, il linguaggio volgare e le abitudini sessuali discutibili, si offre perfettamente agli strali del libelle: la sua ascesa politica, avvenuta attraverso il sesso, la porta a corte, e questa è l’occasione per raccogliere aneddoti godibili e bassi, che l’autore riferisce fingendo di voler confutare simili dicerie. In realtà, da qui nasce un’ironia pronta a virare verso la satira, dal momento il volume critica una monarchia che è sfociata in dispotismo, mentre la corruzione ha ricoperto ormai qualsiasi aspetto del potere.

È legittimo, a questo punto, porsi una domanda: i libri fanno le rivoluzioni? O meglio, i livres philosophiques sono alla base della Rivoluzione Francese? Non è possibile fornire una risposta certa e univoca, dal momento che l’opinione pubblica, in questo periodo, è influenzata non solo dalla cultura scritta; inoltre, non dobbiamo considerare la lettura come una mera ricezione di contenuti, ma come un processo attivo, che richiede un’appropriazione e una reinterpretazione delle questioni trattate. Secondo Darnton è più corretto dire che i livres philosophiques hanno “emancipato la letteratura dai suoi legami con lo stato”; la cultura si separa dal potere e, addirittura, lo critica e lo delegittima agli occhi dei lettori.

D’altra parte, il legame tra crisi politica e proliferazione di libelles è palese: questo genere, già in voga fin dalle guerre di religione cinquecentesche, si sviluppa notevolmente nei periodi di maggiore crisi politica e nel Settecento si specializza. Quelli che in precedenza erano pochi fogli manoscritti composti alla bell’e meglio, talvolta nemmeno fascicolati, ormai si trasformano in opere di ampie dimensioni, che restano disponibili per vari anni anche grazie a una distribuzione capillare. Se in precedenza Luigi XIV era riuscito a ridurre la circolazione di questi pamphlet grazie alla censura, con Luigi XV nei libelles si fanno accese critiche alla sua vita sessuale e al suo disinteresse per il regno, per sottolineare la degenerazione completa del sistema politico.

La diffusione straordinaria di queste opere che criticano il presente e delegittimano il potere costituito va di pari passo con i cambiamenti delle modalità di lettura, e anzi li alimentano: dalla lettura “intensiva” della prima metà del Settecento, si passa alla lettura “estensiva” dal 1750 in poi. Ecco che così i libelles diventano numerosissimi, maggiormente impegnati a testimoniare il malcontento generale, colpendo una monarchia che non è più degna di rispetto. I libelles, puntando all’ultra-semplificazione dei contenuti e proponendo una visione del mondo fatta di bianchi e di neri, senza mezzetinte, contribuiscono a polarizzare l’opinione pubblica. Lo spazio per il dibattito è limitato: verso il potere non si può che puntare il dito, in modo aggressivo e tuttalpiù beffardo.

Al termine di questo piacevole e accurato viaggio nella letteratura proibita del Settecento, il lettore di oggi può immergersi direttamente nei livres philosophiques, dal momento che Darnton ci propone oltre cento pagine di passi antologici tratti dai tre bestseller del Settecento: è l’occasione per fare esperienza dei gusti letterari dell’epoca, raffrontandoli con quelli del presente. Si resterà allora sconvolti dall’assoluta spregiudicatezza di Thérèse Philosophe, mentre il più meditativo e filosofico Mercier di L’An 2440 fa da contraltare al dissacrante Anecdotes sur Mme la comtesse du Barry.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, una bibliografia chiude il volume, a riprova della dovizia di documentazione che accompagna le pagine di Darnton. Pagine in cui la fatica intellettuale è continuamente dissimulata, a vantaggio di una prosa limpida e talvolta ironica, impreziosita da dati e statistiche, senza mai cadere nella pedanteria.

 

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