In occasione dell'uscita in edizione tascabile (aggiornata) del saggio "Un Paese senza leader", ilLibraio.it ha incontrato il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Che ha parlato del futuro politico dell'Italia ("Penso che si arriverà a nuove elezioni, non credo a fasi intermedie, e la vittoria potrebbe andare a un centro-destra tornato al vecchio schema") e di quello del Vecchio Continente, a pochi giorni dalle Europee ("Fortunatamente nessuno o quasi mette più in dubbio l'appartenenza all'Euro e all'Ue...") - L'intervista

Meno di un anno fa abbiamo incontrato Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, per parlare del suo saggio Un Paese senza leader. C’erano appena state le elezioni e – parola del giornalista classe ’59 -, “l’Italia era nel mezzo di una tempesta perfetta”.

Nel frattempo molte cose sono cambiate. Per questo torniamo a parlare con Fontana nel suo ufficio milanese in via Solferino, a pochi giorni delle elezioni Europee, mentre il suo libro torna sugli scaffali in versione tascabile, edito da Tea.

Luciano Fontana Un paese senza leader

Due i temi principali di questa nuova intervista, intrecciati tra loro: il futuro politico dell’Italia e quello del Vecchio Continente.

Partiamo dal nostro Paese. Nelle pagine che ha scritto per l’edizione aggiornata del libro, Fontana si sofferma sul “nuovo mondo giallo-verde“, su Giuseppe Conte, “premier avvocato del popolo”, sull’ascesa di Matteo Salvini e sul calo di Luigi Di Maio, sulla manovra economica “poco rivoluzionaria” dell’attuale governo e sul “nuovo bipolarismo” protagonista dell’ultima annata. Ma nel tempo dei social la cronaca politica corre sempre più veloce e, come scrive il direttore del Corsera, le “elezioni europee saranno un bivio per l’Italia. Se l’attuale alleanza di governo fosse travolta dal voto si aprirà una fase di grande incertezza…”.

Chiediamo quindi a Fontana se la scricchiolante alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega sia destinata a rompersi dopo le Europee del 26 maggio. E, nel caso, con quali conseguenze: “Penso che tra Lega e 5 Stelle ci siano problemi seri, non si tratta solo di normali scontri pre-elettorali. Dopo le prime misure, in cui i due partiti si sono presi ciascuno il proprio pezzetto (quota 100, i porti chiusi, il reddito di cittadinanza), il governo non ha fatto più nulla, i veti contrapposti lo hanno paralizzato”.

Per Fontana questa inefficienza non potrà durare per molto tempo ancora. Quanto al passo successivo, “non mi sembra ci siano le condizioni perché si ricostruisca un contratto efficace, e mi pare assai difficile rilanciare le ragioni dell’alleanza. Ci vorrebbe uno scatto incredibile, e i due partiti non sembrano disposti a farlo”. Quindi quale scenario si aprirebbe? L’autore di Un Paese senza leader ha le idee chiare: “Penso che si arriverà a nuove elezioni, non credo a fasi intermedie, che nessuno degli attori in campo ha interesse a gestire”.

Si potrebbe così giungere a un accordo tra i 5 Stelle e il Partito Democratico? La risposta di Fontana si spinge più in avanti: “Un’alleanza tra il centro-sinistra e i grillini potrebbe arrivare solo a seguito di nuove elezioni. Certo, è più probabile che, in un ipotetico confronto elettorale, la vittoria possa andare a un centro-destra tornato al vecchio schema“.

Quel che è indiscutibile è che “nelle ultime settimane i 5 Stelle, che finora hanno molto subito Salvini, hanno visibilmente cambiato strategia. Se si guarda al quadro più ampio, bisognerà prendere atto che, sulla lunga distanza, la Lega, che probabilmente arriverà prima alle Europee, avrà raddoppiato i voti rispetto a un anno fa. Quanto ai 5 Stelle, è probabile che nell’arco di questi mesi di governo abbiano perso voti”.

E il centro-sinistra? Dopo l’uscita di scena di Matteo Renzi, il Pd continua a essere marginale. Per Fontana la svolta non potrà arrivare da un uomo del passato (il riferimento è all’attuale segretario). “La funzione positiva di Zingaretti mi pare sia quella di ritessere la tela ed evitare la dispersione di un mondo già al limite del collasso. Sta contribuendo a serrare le fila in vista di una nuova stagione. Ma, come ho scritto nel libro, non penso che possa essere lui il leader del centro-sinistra di domani. Allo stesso tempo, so anche che, come del resto ha dimostrato la Lega, che era un partito ormai finito, il vento può cambiare in fretta. Quanto al leader del futuro centro-sinistra, potrà essere solo il risultato di un processo”.

E veniamo alle Europee. Quello che ci si chiede è se il fronte sovranista finirà per prendersi il Vecchio Continente. L’analisi di Fontana parte dal cambiamento di approccio da parte dei partiti populisti: “Rispetto alle discussioni di uno, due anni fa, fortunatamente nessuno o quasi mette più in dubbio l’appartenenza all’Euro e all’Unione Europea. Certo, il fronte critico esiste, ma ha optato per nuove parole d’ordine”. Vale anche per l’Italia: “Sì, per il Movimento 5 Stelle, e per lo stesso Salvini, che ora al massimo arriva a dire ‘ci prenderemo l’Europa, per cambiarla’. Del resto, così com’è oggi l’Europa non piace a nessuno”.

Per Fontana “le forze sovraniste avranno sì un’affermazione, ma non tale da configurare una maggioranza diversa dal punto di vista degli assetti sia del Parlamento Europeo sia della Commissione”. Probabilmente “ci sarà una forza di condizionamento, ma non di ribaltamento dell’Europa. Se devo essere sincero, mi preoccupa molto di più l’Italia… In questo scenario siamo uno dei paesi più isolati, e in Europa non è mai una buona cosa…”.

Quanto alla retorica europeista, appare legata al passato: “La verità è che negli ultimi anni tale retorica non si è più riempita di contenuti. Che in altri decenni, invece, non erano mancati. Penso all’unificazione del mercato, alla possibilità di spostarsi liberamente, o alla stessa moneta unica. Non è vero, come invece qualcuno vorrebbe far credere, che l’Europa è sempre stata solo burocrazia soffocante o regole opprimenti”. Ecco perché per il giornalista “c’è bisogno di recuperare uno spirito di unità, in cui i contenuti siano al centro. Probabilmente coinvolgendo meno paesi, perché non tutta l’Europa a 27 è pronta per un passaggio nuovo e importante, l’unico a poter restituire fiducia. Ci sono situazioni troppo differenti e, francamente, in questa nuova Europa che spinge non vorrei chi si sta prendendo tutti i vantaggi dello stare insieme e, allo stesso tempo, sta contrastano quotidianamente l’unità continentale”.

Chiudiamo parlando di libri. Quali testi si sente di suggerire Fontana a chi vorrebbe meglio comprendere la fase che sta vivendo il Vecchio Continente? “Ce ne sarebbero diversi, ma consiglio Ci salveremo? – Appunti per una riscossa civica (Garzanti) di Ferruccio de Bortoli e Geografia economica dell’Europa sovranista (Laterza) di Gianmarco Ottaviano“.

 

 

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