“Sognavo da molto tempo di scrivere un libro: per me sono arrivate prima le parole della musica. E il mio primo amore è stato la poesia", racconta a ilLibraio.it la cantautrice Maria Antonietta, in libreria con "Sette Ragazze Imperdonabili", un libro d’ore laico, composto da racconti, poesie e collage e dedicato alle sue "maestre". E sulla questione del riconoscimento del valore delle donne nella musica (anche) indie spiega: "Avere credibilità per una donna è ancora difficile. Una poi se la conquista, porta avanti i suoi progetti e cerca di non essere avvilita dalla situazione. Io tento di fare così. In generale, però, c’è una disabitudine nel confronto con le donne: se sei troppo assertiva risulti aggressiva..." - L'intervista

“Emily, Marina, Cristina, Etty, Antonia, Sylvia e Jeanne non si sono piegate ad alcuno stereotipo, non si sono conformate a nessun cliché, non hanno compiaciuto nessuna aspettativa. Sono state per lo più impazienti. Sono state radicali e poco accomodanti. Sono state tremendamente oneste. A dirla tutta, sono state piuttosto antipatiche”.

Maria Antonietta

A queste sette donne la cantautrice Maria Antonietta (nell’articolo fotografata da Luca Zizoli, ndr) dedica Sette ragazze imperdonabili (Rizzoli), un libro d’Ore laico, composto da racconti, poesie e collage.

“Si ispira a quei Libri d’Ore medievali che scandivano la giornata secondo le ore liturgiche e a ognuna abbinavano delle letture, dei salmi e un corredo di miniature”, scrive ancora Maria Antonietta, all’anagrafe Letizia Cesarini, nella prefazione del libro, che è una vera e propria dichiarazione d’amore e di sorellanza nei confronti delle sue icone. Donne forti, libere, come la cantautrice pesarese che nelle sue canzoni unisce testi taglienti e immagini dallo spiccato lirismo.

Maria Antonietta

Del 2018 il suo ultimo album, Deluderti, da cui è stato estratto il singolo omonimo, preceduto da Sassi (2014) e Maria Antonietta (2012).

Come è nato Sette Ragazze Imperdonabili?
“Sognavo da molto tempo di scrivere un libro: per me sono arrivate prima le parole della musica. E il mio primo amore è stato la poesia. E di nuovo, mentre scrivevo Deluderti, il mio ultimo disco, mi sono trovata a leggere tanta poesia. In quel periodo mi ero data l’obiettivo di scrivere una poesia al giorno, una sorta di esperimento di creatività ispirato dall’autodisciplina che Sylvia Plath racconta nei suoi diari.Con tante poesie davanti ho iniziato a pensare a un libro in cui si sono aggiunti racconti e collage”.

Una struttura inusuale…
“Mi sono ispirata a un’altra delle mie passioni, il Medioevo, e alla tradizione dei libri d’Ore. I racconti derivano dalla necessità di dare spazio alle sette figure che mi hanno sempre ispirata e che sono anche al centro delle poesie. E siccome i libri d’Ore erano finemente miniati, nel mio ci sono i collage. E’ un libro di devozione, laica, per le mie maestre”.

Quanto è importante per lei avere dei riferimenti in cui potersi riconoscere quando si fa arte?
“Per me avere dei maestri e delle maestre è fondamentale, tanto che quando non ero messa nella condizione di conoscere delle maestre, me le sono andate a cercare, perché ero curiosa e bisognosa di interlocutrici con cui potermi confrontare. E il libro è il mio omaggio a loro. Non c’è modo migliore per omaggiare qualcuno che stimi se non farlo conoscere a qualcun altro. Nel libro ci sono figure meno pop come Cristina Campo, autrice ancora oggi poco conosciuta, ma affascinate, radicale e libera da stereotipi e imposizioni, che spero verrà scoperta da altri lettori, magari proprio attraverso la mia opera”.

Maria Antonietta

Senza la passione per la lettura forse non avrebbe incontrato alcune delle sue maestre. 
“La lettura è il punto di partenza di tutto quello che sono. Fin da molto piccola sono stata una lettrice compulsiva. Ricordo proprio il fascino della lettura che già percepivo. La lettura, infatti, permette di accedere a molte realtà e grazie ad essa sono riuscita a costruire il mio mondo interiore”.

Secondo la sua esperienza, per una donna è più difficile che per un uomo farsi riconoscere – e prendere sul serio – nell’ambito musicale? 
“Sicuramente è in atto un percorso di consapevolezza più generale, che però non è giunto ancora a un compimento. Credo ci si debba confrontare con una serie di abitudini culturali: non sempre si tratta di comportamenti consapevoli di ostruzionismo, ma molto spesso la causa è la poca abitudine nel trovarsi di fronte una donna assertiva, competente e con una certa credibilità. Certo, avere credibilità per una donna è ancora difficile. Una poi se la conquista, porta avanti i suoi progetti e cerca di non essere avvilita dalla situazione. Io tento di fare così. In generale, però, c’è una disabitudine nel confronto con le donne: se sei troppo assertiva risulti aggressiva. Ma cosa c’è di male se tu sai cosa devi fare, cosa vuoi fare, chi sei? E’ una situazione difficile da estirpare: è questione di sensibilità e immaginario”.

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