“Patagonia”, dicevano Coleridge e Melville, per significare qualcosa di estremo. Ma com’è questa terra nel ventunesimo secolo? Ce la racconta Marìa Sonia Cristoff in "Falsa Calma". Il libro è un viaggio attraverso i villaggi e i piccoli paesi nel deserto. L'autrice svela storie di solitudine e incomunicabilità. E si chiede: "Chi vorrebbe mai restare in un luogo dove non succede niente o succedono cose orrende?”

Patagonia”, dicevano Coleridge e Melville, per significare qualcosa di estremo.

Così la descrive nel 1977 Chatwin nel libro omonimo (edito da Adelphi, nella traduzione di Marina Marchesi): “Nessun suono tranne quello del vento, che sibilava fra i cespugli spinosi e l’erba morta, nessun altro segno di vita all’infuori di un falco e di uno scarafaggio immobile su una pietra bianca”.

Ma com’è la Patagonia del Ventunesimo secolo? Ce la racconta Marìa Sonia Cristoff in Falsa Calma. Viaggio nei paesi fantasma della Patagonia (La nuova frontiera, tradotto da Elisa Tramontin).

María Sonia Cristoff

L’autrice, di origine bulgara ma nata e cresciuta in Patagonia, torna nella terra della sua infanzia, dove il nonno e altri immigrati come lui hanno ricostruito una miniatura della loro patria, alla fine del mondo. E scopre una regione immutata, immobile nel tempo, ma che risente della crisi dell’azienda petrolifera che per decenni ha dato lavoro agli uomini della zona e in cui pensare al futuro sembra impossibile. In questa terra sono in tanti a essere nati “con l’idea di andarsene”.

Attraverso un viaggio che la porta tra i villaggi e i piccoli paesi nel deserto, Cristoff incontra chi li abita e svela storie di solitudine e incomunicabilità. Come quella di un maestro, che se ne era andato a nord, per poi tornare a insegnare nel suo paese: “Nessuno, Germán sa bene che cosa significa non avere nessuno con cui parlare. Nessuno che ti risponda, in realtà, perché per parlare lui parla con i cani e i gatti con cui vive. Sono venti, in totale”. O come il proprietario di una piccola bottega, che ritorna al paese per la morte del padre e decide di non andarsene più.

María Sonia Cristoff falsa calma

Tanti se ne vanno per non tornare. Infatti, “da queste parti succede spesso che le persone spariscano. Un giorno escono di casa e non tornano più. Senza nessuna ragione, senza nessun preavviso. Semplicemente, un giorno non si fanno più vedere”.

Anche Marìa Sonia Cristoff se ne è andata dall’isolamento della Patagonia “soprattutto per la mancanza di libri” ed è “potuta sopravvivere ad ogni ritorno grazie ai libri”. Libri che ritornano nel suo reportage di viaggio come spunti di riflessione e strumenti d’indagine di un mondo che sembra impenetrabile anche per chi vi è nato.

La vita in Patagonia è difficile, come testimoniano le persone intervistate durante il viaggio di Cristoff: Martina che lavora da quando ha nove anni e incontra il padre solo molti anni dopo, morente in un letto d’ospedale; Sandra che è certa di fare incubi indotti da una setta; Fabiàn che ogni anno compie un pellegrinaggio nel deserto, per portare un dono alla tomba di un giovane ucciso più di cento anni prima.

E poi c’è il tema dei suicidi, frequenti tra i giovanissimi, che forse non trovano altra via di scampo dalla vita in Patagonia. Perché, come si chiede l’autrice: ”Chi vorrebbe mai restare in un luogo dove non succede niente o succedono cose orrende?”

Dopo aver letto Falsa calma, la domanda che attanaglia il lettore – ma anche la scrittrice stessa – è: “L’idea dell’orizzonte senza limiti a cui fanno continuo riferimento gli opuscoli sulla Patagonia” come si sposa con una realtà quotidiana che invece sembra definita solo da limitazioni e difficoltà?

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