"Chi pensa che il copyright sia un istituto obsoleto, deve considerare che non c'è, nell'epoca del web, un istituto più moderno...". Il presidente del gruppo GeMS si rivolge ai lettori spiegando perché è importante difendere a livello europeo il diritto d'autore, e perché va sostenuta la petizione appena lanciata dalla Federation of European Publishers (che sui social sta anche promuovendo la campagna #CopyrightForFreedom) - I particolari e l'intervento

Un mese fa, in occasione dell’ultimo Salone del libro di Parigi, gli editori europei, secondo cui le attuali norme sono “una garanzia per la libertà di espressione”, hanno lanciato la campagna social #CopyrightForFreedom per difendere l’attuale legislazione sul copyright.

Ora, sempre la Federation of European Publishers, torna a far sentire la sua voce, promuovendo una petizione, rivolta al Parlamento Europeo, dal titolo “Support creation – support freedom of expression, support copyright”, e invitando editori, autori, librai, agenti letterari e lettori a firmarla e diffonderla.

Alla base, la convinzione che il diritto d’autore rappresenti una garanzia per la libertà di stampa. “Nel dibattito in corso su come modernizzare il quadro comunitario, c’è chi cerca di convincerci che il copyright sia obsoleto”, scrivono tra l’altro gli editori europei, riferendosi anche alle posizioni del Partito Pirata. Sempre secondo gli editori, “la digitalizzazione non ha ridotto”, ma anzi aumentato “la necessità di proteggere il copyright”.

Qui di seguito, Stefano Mauri, presidente e Ad del gruppo GeMS (oltre che editore de ilLibraio.it), spiega concretamente perché questa battaglia è importante, e invita anche i lettori a sostenerla.

di Stefano Mauri

Da 40 anni il nostro gruppo cerca nuovi talenti in tutto il mondo, li pubblica con tutta la sensibilità di cui siamo capaci, li incoraggia, li guida, li nutre grazie al copyright. In effetti, se non servisse a incentivare gli autori, perché mai gli editori – i veri editori, quelli che cercano il talento e lo nutrono – dovrebbero difendere quello che per loro è un costo?

Noi spendiamo più di 15 milioni di euro l’anno, e grazie a questo autori di talento, che piacciono ai lettori, possono scrivere anziché fare altri lavori per mantenersi. I più grandi tra loro, quando la fortuna li bacia, non hanno mai un impiego banale (quando accade che guadagnino davvero tanto): Clive Cussler usa i suoi soldi per ricercare reperti sottomarini storici, Wilbur Smith ha mantenuto un’azienda agricola modello in Sudafrica e ha con questa protetto specie in via di estinzione, oltre a viaggiare in tutto il mondo e a consentirci di farlo assieme a lui grazie ai suoi romanzi; James Patterson li investe in campagne per insegnare ai ragazzi il piacere di leggere e difendere i librai indipendentiJ.K. Rowling aiuta i bambini in difficoltà in tutto il mondo attraverso le sue fondazioni; Arundhati Roy li usa per le sue battaglie contro la costruzione di dighe che farebbero scomparire interi villaggi in India; Marco Travaglio e Peter Gomez hanno fondato un giornale indipendente.

Chi pensa che il copyright sia un istituto obsoleto, deve considerare che non c’è, nell’epoca del web, un istituto più moderno: singole persone (e non aziende) sono remunerate in base al loro talento, se questo viene riconosciuto dai loro pari, altre persone comuni, i lettori. Ogni atto di pirateria è una minaccia all’indipendenza degli autori più creativi, liberi e amati dai lettori. Perciò vorrei invitare tutti i lettori a sostenere questa battaglia contro chi pensa che i libri crescano sugli alberi. O crede che tutto quello che c’era da scrivere sia già stato scritto.

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Intercettazioni e diritto di cronaca a rischio (anche per autori ed editori di libri)

 

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