"Istruzioni per diventare fascisti" è il nuovo provocatorio libro di Michela Murgia, un'arringa per smascherare il fascismo e tutte le ipocrisie dietro cui si cela...

“Viviamo tempi in cui i fascisti non si nascondono più. Votano. Si candidano. Vengono eletti. Ti mostrano il braccio teso. Tanto, se è per commemorazione, anche la Cassazione dice che si può fare, e li assolve. Parlano dei tempi in cui c’era Lui, anche se sono nati nel 1994. Per un sacco di tempo, i giornali in Italia questi fascisti li hanno chiamati ‘nostalgici’, cioè gente dal cuore tenero con lo sguardo rivolto al passato. Perché forse, non so, chiamarli fascisti sembrava inelegante, pareva brutto. Dice ‘raduno di nostalgici’. Nostalgici di che? Di che cos’è che hanno nostalgia? Nostalgici del fascio, quindi fascisti”.

Con padronanza retorica e amaro sarcasmo, Michela Murgia (già autrice, tra gli altri di Accabadora, Einaudi, con cui ha vinto il Premio Campiello, e da poco tornata in libreria per Marsilio con L’inferno è una buona memoria. Visioni da ‘Le nebbie di Avalon’) prende una posizione netta parlando così sul palco di Piazza Santo Stefano a Bologna, in occasione del festival itinerante Repubblica delle Idee. Arringa il pubblico, lo provoca, stuzzica, con ironia e capacità dialettica, ingredienti essenziali di un discorso intitolato Istruzioni per diventare fascistauna filippica su quello che, per l’autrice, sta succedendo all’Italia in cui viviamo, e anche agli italiani. Da quel discorso nasce l’omonimo saggio,il nuovo libro di Michela Murgia pubblicato da Einaudi, che riflette su uno degli aspetti più discussi del dibattito pubblico negli ultimi mesi: il riemergere di atteggiamenti autoritari.

Michela Murgia Istruzioni per diventare fascisti

La scrittrice, conduttrice televisiva e radiofonica di origini sarde affronta la questione di petto, costruendo una vera e propria filippica che fa appello al cuore del lettore, nella consapevolezza che la polemica non può sempre essere evitata e, qualche volta, le cose vanno dette così come stanno, senza addolcire la pillola, un po’ come succede nella copertina del libro: “Fascista è chi il fascista fa”.

Tra l’altro, nei giorni dell’uscita del libro ha inevitabilmente fatto discutere, online e non solo, il test del “fascistometro” che l’autrice ha proposto come capitolo conclusivo del breve saggio e online sull’Espresso, testata con cui collabora.

 

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