Una misteriosa ladra di libri cambia per sempre la vita di un libraio... Un estratto dal racconto di Stefano Piedimonte

Il libraio Aldo ha deciso: perde lui, vince il mercato. Basta assortimento raffinato, consigli personalizzati ai lettori, libri usati di pregio nel retrobottega. Basta coi libri belli dalle copertine brutte. Da oggi in vetrina troneggiano best seller patinati, manuali di cucina scritti da celebrity e tutte le sfumature dell’erotismo. Ma Aldo non sa che oggi è anche il giorno in cui la sua vita sta per cambiare. Perché una ragazza esile, timida, con i ricci e le labbra morbide, entra nel suo negozio come portata dal vento e… ruba da uno scaffale il libro preferito di Aldo, Il treno mancato, romanzo sconosciuto di uno sconosciuto autore, che piace solo a lui; persino sua moglie non lo sopporta. Da allora la ladra misteriosa, Diana, diventa per Aldo un’ossessione e una ragione per vivere. Fino a che il destino la riporta inaspettatamente sulla soglia della libreria…

Arriva in libreria per Guanda Miracolo in libreria, racconto lungo di Stefano Piedimonte, classe 1980, napoletano, autore dei romanzi Nel nome dello Zio (2012), Voglio solo ammazzarti (2013) e L’assassino non sa scrivere (2014).

Miracolo in libreria

Su ilLibraio.it un estratto
(per gentile concessione dell’editore)

La libreria Gagliardi, fieramente in attività nel quartiere Chiaia, a Napoli, ormai da una ventina d’anni, non era stata al passo coi tempi. Ma non nel senso che se li fosse lasciati scappare: li aveva osservati, piuttosto, sfilare di gran carriera fuori dalla sua porta, affannandosi, attorcigliandosi, facendo impazzire i quadranti degli orologi. I tempi, le mode, i pruriti, Aldo li aveva tenuti fuori. « Fermarsi a leggere un libro » aveva detto una volta a Gabriele, preso in servizio cinque anni prima, « è sempre un atto di ribellione. Vuol dire piantare i piedi per terra e fottersene, prendersi gioco della propria finitezza. E questa è una cosa contro, assolutamente contro le mode, contro i tempi che corrono, contro le lancette dell’orologio. Contro le cazzate. »

Solo che in qualche modo devi pure campare. E la ribellione ha sempre un prezzo. Gli incassi calavano di settimana in settimana, e di fronte al fatturato rachitico Aldo gonfiava il petto fiero, pugnace, vichingo. Un certo numero di lettori (« se li chiami clienti ti licenzio ») si recava spesso in libreria a parlare con Aldo per farsi consigliare libri, e lui, come un esperto sommelier, conosceva i gusti e le letture di ognuno e suggeriva abbinamenti, sapori esotici, combinazioni inaspettate. Riusciva a far avere a ognuno la novità che desiderava ancora prima che il grosso megastore potesse tirarla fuori dagli scatoloni perché, semplicemente, Aldo anticipava i desideri delle persone. Li prevedeva, in un certo qual modo.

Ma la compagine di lettori forti si assottigliò man mano. Gabriele li chiamava « traditori », ma Aldo no. Aldo diceva: « Io li perdono, perché hanno perso il senso dei libri ». E poi, con sguardo sognante, aggiungeva: « Un giorno, quando capiranno, torneranno », concludendo in silenzio: «ma troveranno la saracinesca calata ».

E fu in quel clima di mestizia e di sconforto che successe il miracolo. O la maledizione, a seconda dei punti di vista. La porta pesante di legno scuro si era aperta piano, facendo suonare la campanella fissata allo stipite. Un volto piccolo e lucido, come smerigliato, contornato da una bella chioma di capelli ricci color nocciola, si era fatto avanti con prudenza, quasi a chiedere scusa. Jeans stretti e slavati, una maglietta crema e un brutto paio di ballerine rosse, la ragazza era entrata e si era piazzata timida, sottile, al centro della libreria. Aldo e Gabriele l’avevano guardata, si erano guardati, poi le avevano detto all’unisono: « Prego ».

La ragazza, con un mezzo sorriso stiratissimo, aveva indicato gli scaffali bui, con le luci già spente perché la libreria avrebbe chiuso nel giro di un quarto d’ora. « Posso dare un’occhiata? »

« La prego… » l’aveva invitata Aldo, « le accendo la luce. Ha bisogno di me? » le aveva poi domandato accompagnando la frase col suo solito gesto, sfiorandosi la barba ingrigita prima del tempo. «No, no… Grazie. Do solo un’occhiata. »

« Prego » aveva ribadito il libraio indicandole la strada e tornando alle sue cose. Pochi minuti dopo, la ragazza era riemersa dagli scaffali tenendo le mani incrociate sul grembo e aveva detto: « Niente, non c’è ».

« Cosa cerca? » aveva chiesto Aldo, « forse c’è ma è in un altro posto. »

«Niente, davvero. Non fa niente. Torno domani. » Zampettando sul parquet come un topolino in fuga, era uscita dalla libreria, lasciandosi dietro briciole di parole non dette.

La mattina dopo, Aldo, togliendo la polvere dagli scaffali, aveva trovato un buco fra un libro e l’altro. Uno spazio vuoto, un’assenza definitiva, proprio lì dove teneva conservato in unica copia il libro della sua vita: un piccolo tascabile verde scuro col dorso screpolato e gli angoli ammaccati che in tutto il mondo, probabilmente, avevano letto soltanto lui e altre due o tre persone. Il romanzo si intitolava Il treno mancato ed era stato scritto da tal Giorgio Spinazzi, autore che pur avendo ricevuto, ai tempi, il plauso entusiasta e unanime della critica, non era mai riuscito a diventare un nome. Era lì fino a un’oretta prima che entrasse la ragazza, Aldo ne era certo: così come quel buco fra un libro e l’altro gli era saltato agli occhi, ora, facendolo quasi sobbalzare, allo stesso modo l’avrebbe lasciato di stucco quando aveva sistemato alcune scatole, il giorno prima, addentrandosi fra quegli stessi scaffali.

Quando notò la mancanza del libro, dopo aver fatto due più due Aldo trasse alcune conclusioni.

La prima: doveva ordinarne una nuova copia alla casa editrice. La seconda: si era innamorato di quella giovane ladra col volto di porcellana. La terza: quella ragazza non poteva non avere un nome, e quindi il suo nome sarebbe stato Diana.

(continua in libreria…)

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