“Non credete anche voi che i grandi scienziati siano degli strepitosi narratori e i grandi narratori degli incredibili scienziati?”. Giuseppe de Alteriis (dottorando a Londra in neuroscienze computazionali), esordisce con “Non dormire e sogna”, e su ilLibraio.it ragiona su come la linea che divide scienza e letteratura sia molto più sottile di quello che si possa immaginare. In un’analisi che passa da Proust, Asimov, fino ad arrivare a Don DeLillo, l’autore fa notare come molte delle invenzioni scientifiche, meccanismi e strutture della realtà siano state anticipate dagli scrittori, fino ad arrivare a una riflessione sullo stato attuale della ricerca accademica, ingabbiata del meccanismo del “publish or perish”

Gli scienziati impostori

“La scienza sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”. Questo (più o meno così) lo disse Antonio Tabucchi.

Io sono un dottorando e faccio ricerca in neuroscienze. Dedico la mia vita a studiare il cervello, l’organo che mette in collegamento la percezione con l’azione. Ma a volte mi è sembrato che la narrativa avesse da offrirmi una verità ancora più profonda di quella scientifica. Che le differenze tra science e fiction fossero molto più sfumate di ciò che pensiamo. Non è forse anche la narrativa studio della percezione e dell’azione umana? Non credete anche voi che i grandi scienziati siano degli strepitosi narratori e i grandi narratori degli incredibili scienziati?

I narratori sono degli incredibili scienziati

Ci sono casi in cui i narratori intuiscono fenomeni, meccanismi e strutture della realtà che solo molto tempo dopo vengono formalizzati e riconosciuti come verità scientifiche.

Partiamo da un esempio classico, ormai entrato nei manuali di neuroscienze. Nell’episodio delle madeleine di Proust l’odore e il sapore del dolce sprigionano una cascata di ricordi del passato. Oggi sappiamo che questo fenomeno ha una spiegazione scientifica: il sistema olfattivo è strettamente connesso alle aree cerebrali coinvolte nella memoria e nelle emozioni, l’amigdala e l’ippocampo. A differenza di altri sensi, l’olfatto non passa prima per il talamo, detto anche il “cancello sensoriale”, ma agisce in modo diretto e immediato, riattivando con intensità le memorie autobiografiche.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Un altro esempio evidente è il rapporto tra fantascienza e tecnologia. Gran parte della robotica moderna, così come dell’intelligenza artificiale, è stata immaginata molto prima di essere realizzata. Isaac Asimov, con le sue note leggi della robotica, ha anticipato questioni etiche che sono ancora centrali nel dibattito. Il termine stesso “robotica” non nasce in ambito scientifico ma letterario, da un’opera teatrale del 1921 di Karel Čapek.

Infine, ci sono scrittori che non solo hanno intuito singoli fenomeni, ma hanno compreso lo stato stesso della scienza meglio degli scienziati, e spesso con molti anni di anticipo, in modo quasi profetico. Don DeLillo, in Rumore Bianco, racconta un mondo accademico fatto di discipline iperspecialistiche, svuotate di senso, dove il sapere sembra più una performance intellettuale che una vera ricerca della verità. Michel Houellebecq, ne Le particelle elementari, descrive i ricercatori in modo totalmente opposto alla retorica del genio visionario à la Einstein:

“Lungi dall’essere quei Rimbaud del microscopio che il pubblico sentimentale ama figurarsi, i ricercatori in biologia molecolare sono perlopiù onesti artigiani privi di genio, che leggono Le Nouvel Observateur e sognano di andarsene in vacanza in Groenlandia. (…) Si spedisce un fax in Colorado: loro fanno il gene B27, noi facciamo il C33. Cucina. Di tanto in tanto c’è qualche insignificante progresso nelle apparecchiature; in genere è sufficiente perché vi diano il Nobel. È puro bricolage; bagattelle”.

In questi casi la letteratura non si limita a raccontare la scienza: la osserva dall’esterno, ne coglie le contraddizioni e le trasformazioni culturali.

Gli scienziati sono degli incredibili narratori 

Quando ho mosso i primi passi nei laboratori di neuroscienze ho capito con sofferenza che il sistema accademico si occupa della verità scientifica meno di quanto si pensi. Il sistema accademico si occupa delle storie attorno alla verità scientifica. È un meccanismo impietoso fondato sulle pubblicazioni, detto anche publish or perish (se non pubblichi articoli sei morto). Questo articolo, The strain on scientific publishing | Quantitative Science Studies | MIT Press, mostra come negli ultimi dieci anni il numero di articoli accademici è aumentato esponenzialmente, mentre il numero di dottorati conseguiti è in diminuzione. In questo oceano di pubblicazioni, rumore di fondo pubblicazionistico, ogni articolo è iper-specializzato e diventa difficile capire il valore dei risultati, che così si svuotano di significato.

Gli scienziati sono immersi nel rumore bianco.

Come sopravvivere? Ogni volta che si pubblica un articolo, il mantra è “you have to tell a story”. Nessun lavoro scientifico possiede un valore assoluto; il suo valore dipende dalla narrazione che lo rende rilevante, e soprattutto finanziabile.

La cosa interessante è che la struttura stessa degli articoli accademici ricalca quella di un racconto. C’è l’introduzione, in cui si spiega il problema e perché è cruciale; i materiali e i metodi, che raccontano il percorso intrapreso per affrontarlo; seguono i risultati, ciò che è stato “conquistato”; infine la discussione e la conclusione, in cui il senso dell’impresa viene chiarito e inserito in un quadro più ampio. È una struttura da manuale di sceneggiatura: c’è un eroe con una sfida da affrontare (introduzione), un viaggio fatto di ostacoli e tentativi (materiali e metodi), e uno scioglimento finale che dà significato all’intero percorso (risultati e discussione). La scienza, almeno così come viene scritta e valutata, non è poi così diversa da una storia ben scritta.

Non dormire e sogna

È lungo questo confine sfumato tra scienza e narrazione che ho cercato di collocare il mio romanzo.

Nel mio libro c’è questo e molto altro. La situazione accademica è solo una metafora per raccontare l’ansia di prestazione di cui la mia generazione è vittima. Il publish or perish è la condizione esistenziale generalizzata del nostro tempo. Nel romanzo si parla di un laboratorio nel Midwest americano dove si studiano neuroscienze, di ritrovati neuroscientifici pensati per consentire all’umanità di non dormire mai più, si parla dei sogni e della coscienza.

Nello scrivere ho provato a fare lo scienziato e il narratore allo stesso tempo. Come dico in quarta, “le neuroscienze sono l’unica disciplina che può creare un ponte tra la narrativa e la verità scientifica, e forse lo faranno proprio a partire dai sogni”.

Copertina di Non dormire e sogna di Giuseppe de Alteriis

L’AUTORE – Nato a Napoli nel 1998, Giuseppe de Alteriis si è laureato in Ingegneria dell’Automazione all’Università Federico II e ha un master in Neural engineering presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Vive a Londra ed è dottorando in neuroscienze computazionali presso il King’s College London.

Non dormire e sogna, il suo romanzo d’esordio in uscita per Bompiani, e che si avvicina alla fantascienza distopica, ha per protagonisti Salvatore e Peppe, due ragazzi che hanno frequentato insieme il liceo e l’università a Napoli, per poi intraprendere due strade molto diverse.

Peppe rimane a Napoli dai suoi, non riesce a trovare lavoro e passa le giornate sui social. Salvatore, invece, approda negli Stati Uniti, al prestigioso Neuroscience Institute of Consciousness and Sleep, popolato da giovani venuti da tutto il mondo per studiare la mente umana. Il  NICS è in corsa per il Nobel grazie alle sue scoperte riguardo al sonno tra cui quella, ancora segreta, del Neurosleeper: un elettrodo che consente di addormentare a turno i due emisferi del cervello in modo che non sia più necessario dormire.

Alcuni studenti hanno già provato l’invenzione, come Rosalyn, che riesce ad alternare dodici ore al giorno di assoluta efficienza ad altre dodici in cui può esprimere la sua parte più creativa.  E il prossimo potrebbe essere proprio Salvatore

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

In Non dormire e sogna de Alteriis porta avanti una rutilante avventura tra Napoli e gli States“, tra grandi interrogativi sulla materia dei sogni, il senso del dormire e la realtà della ricerca scientifica oggi, le efaste conseguenze del “publish or perish” e il ruolo delle donne nel mondo accademico. I suoi protagon isti incarnano e speranze, le paure, i sogni della Gen Z, cresciuta nel mondo digitale ma profondamente desiderosa di rimanere umana.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Giuseppe de Alteriis nella foto di Judit Navarro

Libri consigliati