In occasione dell’uscita del nuovo libro, “La vendetta dei leoni di Venezia”, secondo titolo del ciclo di romanzi storici ambientati nella Venezia del ‘600, Matteo Strukul guida lettrici e lettori alla scoperta dei muschieri, storici profumieri della Serenissima, e dei maestri del veleno, veri e propri protagonisti dei complotti e della Storia della città veneta…
Nel Seicento, Venezia era la capitale mondiale del profumo.
A confermarlo, le tante botteghe di muschieri – si chiamavano così i profumieri e venditori di guanti profumati – iscritti all’arte dei marzeri, i merciai. Ve n’erano più di cento. La ragione di un tale successo è presto detta: fu un Veneziano – Giovanventura Rosetti – a scrivere il primo manuale di cosmesi e ricettario di profumi della Storia d’Occidente: secreti de l’arte profumatoria. Il testo venne pubblicato proprio a Venezia nel 1555. La tiratura fu limitata ma una copia, la copia Vidal, dal nome della famiglia che la conservò per generazioni, è oggi visibile presso il Museo del Profumo a Palazzo Mocenigo a Venezia.

F. Rampazetto, Venice, 1560, Public domain, via Wikimedia Commons
La lunga storia di commerci e mercature della Serenissima
Inutile dire che le radici di una simile tradizione affondavano nella lunga storia di commerci e mercature della Serenissima: molte delle essenze che andavano a comporre le fragranze dei muschieri, giungevano dall’Oriente, si pensi alle resine – il benzoino su tutte – all’ambra grigia – la sostanza cerosa prodotta dai capodogli – i legni come il sandalo e l’aloe e poi lo zibetto e il muschio, estratti ricavati dalle ghiandole degli animali omonimi, tipici degli altopiani della Mongolia e della Cina.
Può interessarti anche
Con la varietà di fragranze disponibili, grazie alla fantasia dei muschieri, le nobildonne veneziane potevano dunque disporre di una vasta gamma di profumi, creme, paste, acque aromatiche che divenivano veri e propri ingredienti di seduzione e bellezza tanto più perché, attorno all’universo delle essenze, andava sviluppandosi un mondo di oggettistica esteticamente straordinaria, si pensi ai vetri multicolori e alle diverse fogge di flaconi, bottigliette, boccette, ampolle, scrigni, e più in generale contenitori, approntati dai mastri vetrai di Murano e poi, ancora, a un’accessoristica fatta di guanti odorosi, pomander, fazzoletti intrisi d’aromi, polveri profumate, saponi, astucci.
Da una parte quindi, le botteghe dei muschieri erano direttamente responsabili della raffinatezza e della magnificenza delle donne veneziane, universalmente celebrate come le più avvenenti del mondo conosciuto; dall’altro alimentavano un fiorente mercato del collezionismo e del possesso.
Va infine menzionato che profumi e fragranze giocarono un ruolo di non poco conto anche in occasione della peste, se è vero che incensi e olibani trasformarono la Serenissima in una città di fuoco e roghi durante le epidemie del 1575-77 e del 1630-31. I legni odorosi venivano bruciati in grande quantità dal momento che si riteneva che il morbo allignasse nell’aria e che la stessa andasse perciò disseccata e mondata.
Può interessarti anche
Ma Venezia era anche la capitale dell’intrigo e del tradimento
Nel medesimo periodo, Venezia era anche la capitale dell’intrigo e del tradimento e come tale alimentava un’altra grande arte, meno virtuosa a dire il vero: quella del veleno. Complice, infatti, la straordinaria scuola degli spezieri – i farmacisti – e la vicina università di Padova, da sempre centro eccellente di conoscenza, accadeva di frequente che maestri di veleni andassero prosperando, sfruttando non di rado il sottile confine fra galenico e sostanza letale.
Non per caso, la corporazione prevedeva un’espressa promessa, da parte del novello speziere, di non utilizzare mai il veleno al momento del giuramento. Tale divieto veniva poi ribadito nel relativo capitolare, tanto che la stessa produzione della teriaca era consentita solo alla presenza di tre dei migliori medici della Repubblica, designati dai Giustizieri – gli ispettori veneziani a ciò deputati – dal momento che quello che da sempre era stato considerato il rimedio universale veniva preparato secondo una ricetta complessa e segreta a base di carne di vipera.
A fronte di simili controlli e divieti, i Dieci e gli Inquisitori di Stato, nella propria attività di magistrature incaricate dell’ordine pubblico, erano soliti richiedere, segretamente, specifiche miscele e particolari distillati allo scopo di far eliminare – da propri sicari prezzolati, spie e avventurieri – avversari politici, nemici sgraditi, odiati cospiratori. Erano perciò gli stessi uomini di Stato a preferire il veleno come strumento di morte, specie quando non lasciava traccia. Questo, unitamente all’annegamento in canale, rappresentava da sempre la modalità ambigua e diabolica con cui la Serenissima amava liberarsi di quanti rappresentassero un ostacolo al proprio dominio. Per detta ragione, nel Seicento, Venezia era davvero la capitale incontrastata del veleno.

L’AUTORE E IL NUOVO ROMANZO – Laureato in Giurisprudenza e membro della Historical Novel Society, Matteo Strukul è tra i più apprezzati scrittori italiani di thriller storici, ed è tradotto in circa 40 paesi all’estero.
Classe ’73, è autore della saga sui Medici e con il volume Una dinastia al potere (Newton Compton) ha ricevuto il Premio Bancarella nel 2017. Tra gli altri romanzi ricordiamo Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere, Dante enigma, Il cimitero di Venezia, Il ponte dei delitti di Venezia, Tre insoliti delitti, La cripta di Venezia e I sette corvi.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
Veniamo ora al nuovo libro, La vendetta dei leoni di Venezia, secondo titolo del ciclo di romanzi storici ambientati nella Venezia del ‘600, inaugurato lo scorso anno con La congiura delle vipere (Newton Compton).
All’indomani della congiura di Bedmar, la Serenissima scatena una caccia spietata ai cospiratori spagnoli. In questo clima di sospetto e vendetta si intrecciano le vite di figure molto diverse: il Caigo, oscuro protettore della città; Rea, giovane profumiera; la pittrice Chiara Varotari; Marco Valier, capo degli sbirri e degli zaffi; e la temuta avventuriera nota come l’Invelenada. Come se non bastasse, Venezia continua a scontrarsi con gli Uscocchi, pirati dell’Adriatico guidati dal Mangia-Cuori che non vogliono arrendersi di fronte alla forza del Leone di San Marco.
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it
Fotografia header: Matteo Strukul, fotografia di Silvia Gorgi










