Anche grazie alla spinta di influencer, ecommerce e Twitch, negli ultimi anni il manga ha conosciuto una nuova ascesa in Italia (come confermano le classifiche di vendita). Ma quella tra fumetti giapponesi, anime e pubblico italiano non è certo una passione recente… – L’approfondimento, in cui si citano classici del genere, case editrici e novità

Il venti maggio scorso, qualche giorno dopo rispetto alla data effettiva, viene annunciata la morte del mangaka Kentarō Miura (luglio 1966 – maggio 2021). Il meccanismo rumoroso del mondo si inceppa per qualche secondo. Berserk (Planet Manga), la sua opera magna che ha venduto più di quaranta milioni di copie, invade le bacheche e i profili di tutto il globo (#berserk, #kentaromiura rispettivamente primo e secondo in global trend di Twitter).

L’inchiostro scuro delle tavole, le citazioni, l’intero microcosmo creato dall’autore alla fine degli anni Ottanta si espande, imponendosi per qualche istante come la cosa di cui parlare. È un pilastro, un’opera inconclusa che si cristallizza nel tempo, letteratura nella sua forma più semplice. Ciò che rimane di Berserk è tristezza mista a bellezza, ma è anche un sintomo, perché i manga sono da un bel po’ sotto i nostri occhi, ma solo di recente riconosciamo la portata del loro successo.

Berserk manga

Il primo approdo delle vignette giapponesi in Italia fu grazie a I primi eroi di François Caradec (Garzanti, 1962), raccolta che conteneva un breve titolo degli anni Trenta: Son-Goku di Shifumi Yamane. Stampato alla maniera giapponese e non ribaltato, sarà poi identificato come fonte di ispirazione per il più celebre Dragon Ball (Edizioni Star Comics) di Akira Toriyama.

Il mercato dei manga in Italia deve però il suo vero successo alle trasposizioni televisive degli anni Settanta, che fecero da vero e proprio trampolino di lancio. Gli anime, chiamati comunemente cartoni animati giapponesi, passavano attraverso la televisione, principale mezzo di comunicazione di massa, e più di una generazione di bambine e bambini si ritrovò a crescere con robot giganti e ragazzine dai riccioli d’oro.

DRAGON BALL SUPER n.1

I primi a essere trasmessi in Italia furono Barbapapà e Vicky il vichingo nel 1976. Due anni dopo raggiunsero gli schermi Heidi e Goldrake. E poi di seguito Remì e Capitan Harlock, il Grande Mazinga, Jeeg Robot D’Acciaio, Lupin III, e ancora, L’Ape Maia, Anna dai capelli rossi, Candy Candy, Bia La sfida della magia, Una spada per Lady Oscar e Lamù. Queste sono solo alcune delle trasposizioni televisive che più hanno influenzato intere generazioni degli anni Settanta e Ottanta.

Le corrispettive pubblicazioni cartacee di quel periodo venivano spesso stravolte dagli editori, tra censure e riscritture, che inficiavano la qualità delle opere originali e pochi furono i titoli curati nel dettaglio.

Gli anni Novanta possono essere considerati l’età dell’oro per il manga in Italia. L’ondata di cartoni animati giapponesi aveva disseminato curiosità, interesse e passione nei nuovi adulti, che iniziarono a sviluppare parallelamente nuove possibilità economiche e potevano quindi acquistare quelle stesse storie su carta. La quantità di titoli e i generi diversi offrivano un’ampia scelta per tutti i tipi di lettori.

Il prodotto cartaceo iniziò a distanziarsi da quello televisivo, perché le continue restrizioni applicate modificavano le storie stesse; le prime riviste di settore si impegnarono, inoltre, a pubblicare non più prodotti solo per bambini ma anche per adulti, limitando le revisioni e le censure. Il manga andava consolidandosi, perché il prodotto di importazione veniva maggiormente rispettato.

Il mercato si sviluppò in quegli anni grazie anche alla fortunata intuizione di alcune case editrici, prime tra tutte Edizioni Star Comics e Planet Manga, che decisero di affiancare alla produzione di fumetti americani le traduzioni dei primi manga veri e propri. Dragon Ball fu la prima pubblicazione in Italia a rispettare lo stile originale di lettura nipponico, con le tavole da destra a sinistra, senza quindi modificare il lavoro originale e la sequenza narrativa prescelta dagli autori orientali. Nel 1999 il manga diventò il settore trainante della Star Comics, che portò alla luce grandi classici del settore come Ranma ½, I cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya), Ken il guerriero e Sailor Moon.

Quelle storie, quei disegni, parlano in un modo diverso rispetto a quello dei grandi supereroi americani, più vicine al lettore e più intime. Le figure maschili non hanno paura di mostrare i loro lati più emotivi e, in alcuni casi, si allontanano nettamente dallo stereotipo del maschio alfa. Alcuni protagonisti cambiano sesso per una maledizione o sono costretti a indossare abiti da uomo per ricoprire una carriera militare, come nel caso di Lady Oscar. Compaiono storie d’amore omosessuale, triangoli emotivi intricati, amicizie che si trasformano in amori tormentati. Il linguaggio è diretto, pulito, evita compromessi e arriva al punto.

Lady Oscar

Il manga ha anticipato da sempre la narrazione di uno spicchio di umanità che ancora veniva relegata nel buio dell’oscurantismo, ha usato tinte diverse per parlare a tutto il suo pubblico, e ha diffuso nel mondo il mito di una produzione che non ha nulla da invidiare ai grandi classici.

LEGGI ANCHE – I manga sfidano la narrativa: con Twitch, streaming e librerie scalano le classifiche. Gli esperti: “Il segreto del successo? L’immediatezza e l’onestà del loro linguaggio” – L’inchiesta de LaStampa.it

L’ulteriore successo registrato nell’ultimo periodo per il mercato dei manga (si pensi all’ascesa di Star Comics nelle classifiche di vendita) non deve dunque stupire. La sempre maggiore diffusione di graphic novel ha contribuito a sdoganare la lettura dei fumetti anche per fasce di età più adulte rispetto al solito range di riferimento; inoltre, la più ampia diffusione dovuta a influencer, serie animate sulle piattaforme di streaming e l’agevole reperibilità tramite l’ecommerce, ha dato un’ennesima spinta a un mercato che da molto tempo si è ritagliato il proprio spazio.

In risposta a questa maggiore risonanza del manga nel panorama editoriale, le case editrici hanno proposto negli ultimi anni prodotti capaci di cavalcare quest’onda di successo. Tra riedizioni di grandi classici (tra cui Le rose di VersaillesLady Oscar collection edito da J-pop, Akira pubblicato da Planet Manga, Berserk di Planet Manga, One Peace Comix Box Set edito da Star comics), prodotti editoriali misti (come Strix primo manga firmato da Licia Troisi per Star Comics che prevede un progetto multimediale, fatto di una serie televisiva live action e di un manga, entrambi di produzione italiana) e approfondimenti sulla vita dei mangaka (Il suo nome era Gilbert. Le ragazze che cambiarono la storia del manga di Keiko Takemiya, tradotto da L. Usai, Edizioni BD, dove l’autrice racconta la storia della sua carriera rivoluzionaria e i retroscena della difficile carriera da mangaka), la corsa dei manga non accenna a diminuire, e si consolida, sdoganando i pregiudizi che lo volevano lontano dal libro per qualità.

Ne è esempio ciò che è accaduto lo scorso venti maggio, quando il mondo venne scosso dalla notizia della morte di Myura. Non muore solo un mangaka, muore un’opera d’arte che ha affascinato generazioni e generazioni di amanti del genere. Muore una penna indimenticabile, e la rete -non più nascosta- di appassionati che hanno amato il suo lavoro, vibra, ricorda e si commuove nel celebrare chi, a pieno titolo, ha colonizzato con il suo lavoro, da una scrivania in Giappone, un intero mondo.

Libri consigliati