Tornano i viaggi del tempo della scrittrice statunitense Audrey Niffenegger, autrice del bestseller “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”. In “Il disordine del tempo” (di cui proponiamo un estratto), lettrici e lettori fanno la conoscenza della viaggiatrice Alba De Tamble, figlia di Henry, il protagonista del romanzo precedente. Sfrecciando tra un’epoca e un’altra, la ragazza vive non solo in bilico tra passato, presente e futuro, ma anche tra due amori diversi, uno che non può seguirla quando scompare, e un altro che possiede la sua stessa capacità…

Viaggi nel tempo, anomalie genetiche, due grandi amori. Ecco gli ingredienti principali di Il disordine del tempo, il romanzo che segna il ritorno in libreria della scrittrice statunitense Audrey Niffenegger, già autrice del bestseller La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (edito da Mondadori), di cui questo libro rappresenta, in un certo senso, un sequel.

In un certo senso perché Il disordine del tempo (che arriva in Italia sempre con Mondadori, in contemporanea mondiale con l’edizione americana, nella traduzione di Katia Bagnoli), amplia l’universo che Niffenegger ci aveva raccontato ormai più di 20 anni fa, presentandoci Alba De Tamble, figlia di Henry (il protagonista del romanzo precedente).

copertina di Il disordine del tempo

Per chi non avesse letto il libro del 2003 (da cui nel 2009 è stato realizzato un adattamento cinematografico, Un amore all’improvviso, diretto da Robert Schwentke con protagonisti Eric Bana e Rachel McAdams e poi una serie tv nel 2018 per HBO) nessun problema, dunque, perché la storia si sofferma in questo caso sulla donna, anche lei una viaggiatrice del tempo, proprio come il padre.

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Viaggiando tra epoche diverse

L’autrice – che ha anche scritto e illustrato il graphic novel Three Incestuous Sisters (in arrivo nel 2027 sempre per Mondadori e da cui sarà tratto un film diretto da Alice Rohrwacher) – sceglie questa volta una protagonista femminile che viaggia tra le epoche in maniera imprevedibile, a causa di una rara anomalia genetica.

Alba, però, si sforza di mantenere una vita almeno all’apparenza normale, trovando rifugio nella musica del suo violino e nella sua affiatata comunità di artisti e attivisti che si prendono cura l’uno dell’altro, in un mondo sempre più instabile.

Eppure, il peso più grande per Alma non sono i viaggi nel tempo, tra il fardello di futuri che non può rivelare e passati che non può cambiare: la donna, infatti, si trova in bilico tra due persone che ama, due persone che possono offrirle due vite diverse. Da un lato c’è Zach, che rappresenta il suo presente, ma che però non può seguirla quando lei scompare; dall’altro Oliver, che ha la sua stessa capacità.

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Amare in un mondo inquieto e frammentato

Sfrecciando tra un’epoca e un’altra, tra una Chicago le cui strade sono devastate dalle rivolte, una sinistra “Casa Gialla” sospesa nel tempo, e i corridoi digitali del Museo delle Anime Perdute – un santuario virtuale di ricordi dimenticati e manufatti perduti di cui si occupa la misteriosa sorellastra Isadora – la protagonista è attanagliata sempre dallo stesso dilemma: come è possibile amare e, al contempo, vivere in un mondo sempre più inquieto e frammentato?

Monkey Mind, un autoritratto di Audrey Niffenegger

“Monkey Mind”, un autoritratto di Audrey Niffenegger ©Audrey Niffenegger

E così, ad ogni salto temporale, Alba deve fare i conti con le scelte che la definiscono, con le persone che non può sopportare di perdere e con la domanda che tormenta ogni viaggiatore del tempo: si può mai appartenere veramente al presente?

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

Lunedì 26 dicembre e martedì 27 dicembre 2022
(Alba ha 21, 29 e 47 anni, Zach ne ha 22)

«Come mai conosci Junior?» gli chiedo.

«In realtà non lo conosco. È amico di un amico e mi ospita per le vacanze di Natale. Quest’anno non volevo tornare a casa perché i miei stanno divorziando e io, be’, proprio non ce la facevo ad affrontare la situazione. Siccome i dormitori sono chiusi, Junior si è offerto di ospitarmi. È un bravo ragazzo.»

A questo punto sono un po’ confusa; Zach sembra sinceramente contento di frequentarlo. Vorrei chiedere a Nadia da che parte sta la verità. «Dove studi?»

«All’Università di Chicago. E tu?»

«Alla Northwestern.» Mi guardo le mani. Mi mangio le unghie fino a farle sanguinare, un indizio della mia abituale trasandatezza. Intreccio le mani per nasconderle, imbarazzata. «Ma non credo che ci tornerò.»

«Come mai?»

«È stata dura. Non gestisco bene lo stress, e un conservatorio è uno stress continuo.» Ovviamente il mio vero problema è il fatto che viaggio nel tempo: è terribilmente stressante finire in un altro momento, perdere le lezioni o l’audizione o l’esibizione, e poi dover trovare delle scuse è ancora peggio. Un circolo vizioso che non finisce mai.»

«Che strumento suoni?» mi chiede Zach.

«Il violino.»

«Oh, wow, ho sempre desiderato imparare a suonare il violino.»

Rido. «Lo dicono tutti.»

«Ma puoi farlo? Non tornare al conservatorio, intendo.»

«Non è una prigione. Certo che posso non tornarci.» Non ho ancora pensato agli aspetti pratici, ma in questo momento sono determinata. Non tornerò. Nessuno può costringermi. Sorseggio il mio drink e faccio una smorfia.

«Vuoi bere qualcos’altro?» chiede Zach. «Io berrei volentieri una birra, posso riportarti quel bicchiere in cucina…?»

«Ma sì, grazie. Magari una Coca-Cola.» Questo ragazzo si dimostra desideroso di rendersi utile. Gli consegno lo zombie e dopo pochi minuti è di ritorno con una bottiglietta di Coca-Cola, una birra e due bicchieri, uno dei quali con ghiaccio. Io tengo i bicchieri, lui apre le bottiglie e versa. «Fai davvero il cameriere?»

«Sì. Perché dovrei mentire su una cosa del genere?»

«Giusto. Ma cosa studi?»

«Lettere. Scrittura creativa.»

«Quindi nessuno di noi due ha competenze pratiche?»

«Servire ai tavoli è molto pratico.» Zach sembra un po’ cupo.

«Sai cosa intendo.»

Zach mi guarda con più attenzione. «Quanti anni hai?»

«Ventuno.»

«E quanti anni avevi quando hai cominciato a suonare il violino?»

«Quattro.»

«E i tuoi non si incazzano se abbandoni dopo diciassette anni di studio?» Apro la bocca per rispondere ma lui continua: «Non bisogna essere già straordinariamente bravi anche solo per entrare alla Northwestern?».

«Sì, bisogna essere bravi.»

«Quindi, smettere non sarebbe… uno spreco?»

«Potrei ancora suonare…»

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La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo

«Ma come farai a perfezionarti?» Zach sembra essersi trasformato in mio nonno. Mi sto innervosendo perché lui si sta innervosendo, e dimentico che non ci conosciamo e che siamo seduti su un letto pieno di cappotti in una casa piena di finti nazisti e qualche nazista vero, e dico, a voce più alta del necessario: «E a te che te ne importa?».

Lui ride. «Niente. Proprio niente.» Sorseggia la sua birra e mi guarda con interesse. «Seriamente, però. Vuoi davvero abbandonare questa cosa che hai fatto per tutta la vita?»

«Sì.» E vorrei aggiungere che l’idea mi riempie di gioia.

«Capisco. Anch’io stavo scrivendo un romanzo e poi ho smesso. Non era niente di che.»

«Di cosa parlava?»

«Era una specie di autobiografia che riguardava la mia infanzia difficile. Ma più scrivevo, più diventava noioso. Ho pensato che, se annoiava me, figuriamoci gli altri. Ci ho infilato dentro un’apocalisse zombie, ma rimaneva comunque mediocre. In realtà, sto pensando di abbandonare la scrittura.» Zach si infila una mano nella tasca interna della giacca, poi si blocca. «Tu fumi?»

«No.»

«Bene. Neanch’io. Cioè, ho appena smesso.»

«Quando?»

«Un’oretta fa. Ho finito le sigarette.»

Rido. «Quindi hai rinunciato al tuo romanzo?»

«Sì. L’ho bruciato.»

«Che melodramma.»

Zach mi sorride raggiante. «Sei la prima persona a cui l’ho detto che non si è scandalizzata.»

Faccio spallucce, ma tra me e me sono compiaciuta. «Ne avrai una copia nel computer.»

«Cancellata, cestinata.»

«Qualche backup?»

«No. Non è solo morto, è proprio morto-morto, sinceramente morto.»

«Come dice Woland, “I manoscritti non bruciano”.»

Zach annuisce: «È il mio libro preferito». Ok, bene. Bulgakov è una scelta interessante per un amico di un amico di Junior.

«Ho sempre desiderato avere un gatto che si chiamasse Behemoth» dico. «Se non hai intenzione di scrivere, cosa pensi di fare?»

«È un segreto» risponde.

«Dai, dimmelo.»

«Magari più tardi» risponde Zach.

«Quando? Ho poca pazienza.»

«Quando ci allontaneremo in un’auto ricoperta di schiuma da barba dalla nostra cerimonia nuziale.» Sembra sincero, per un attimo. Non sa che non potrei sposare nessuno con quel taglio di capelli. Rido. Ci sorridiamo. «Non dovrei nemmeno scherzarci sopra, probabilmente sarei un marito terribile» dice Zach.

«I miei genitori sono insopportabili in maniera assurda, avrebbero dovuto divorziare anni fa e ora che finalmente lo stanno facendo non riescono a mettersi d’accordo su niente. Litigano per le mie sorelle, per il cane, persino per cose che nessuno dei due vuole, come i Tupperware. La settimana scorsa mia madre ha rotto tutti i piatti solo perché lui le aveva detto che non voleva lasciarglieli.»

«Caspita.»

«Li ha buttati dalla finestra. Abita al dodicesimo piano.»

«Nessuno si è fatto male?»

«No, ma è stato un miracolo. E comunque è arrivata la polizia. I tuoi sono ancora sposati?»

«Mio padre è morto quando avevo cinque anni.»

«Oh, accidenti, mi dispiace… Ti ricordi di lui?»

«Sì…» È riuscito a farmi uscire allo scoperto, senza neanche rendersene conto. Non posso dirgli che ho appena visto mio padre, che la settimana scorsa non è ancora morto, o che ci vediamo regolarmente in momenti casuali, che è presente nella mia vita anche se non arriverà mai al suo quarantaquattresimo compleanno. Non è un segreto assoluto che io viaggi nel tempo; le persone che mi conoscono bene lo sanno. Tuttavia, ho l’abitudine di non dirlo alle nuove conoscenze, e se rimangono nella mia vita e diventano amici, dirglielo diventa strano e complicato e alla fine sembra una cosa più importante di quanto dovrebbe essere.

© 2026 by Audrey Niffenegger
© 2026 Mondadori Libri

(continua in libreria…)

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