Un umanista, un erudito, un professore eccentrico e indipendente: il messicano Antonio Alatorre (1922 – 2010) è stato uno dei più importanti filologi in lingua spagnola. Dopo la sua morte i figli hanno trovato il suo romanzo “segreto”, all’apparenza autobiografico (e rimasto incompiuto) e hanno deciso di pubblicare “L’emicrania” – I particolari
Dopo aver portato in Italia l’uruguaiana Armonía Somers e il cubano Antón Arrufat, il marchio Ventanas propone la prima traduzione italiana del messicano Antonio Alatorre, che è stato uno dei più importanti filologi in lingua spagnola.

Il libro ritrovato dai tre figli dopo la morte del filologo messicano
L’emicrania (traduzione di Giulia Bancheri) è un piccolo romanzo autobiografico, ritrovato dai tre figli dopo la morte di Alatorre e pubblicato postumo.
Nessuno avrebbe mai potuto pensare che un erudito come il messicano Alatorre avesse scritto qualcosa di diverso da saggi, biografie o critiche letterarie. Ma, alla sua morte, nel 2010, i tre figli ritrovano in una cartella un centinaio di pagine battute a macchina e chiosate in bella calligrafia. È un romanzo “segreto”, rimasto incompiuto, sottolinea la casa editrice.
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Non è difficile capire che Guillermo, il protagonista, l’anziano professore seduto nel giardino di casa con un gin tonic in mano, sia loro padre. Antonio Alatorre aveva urgenza di raccontare la sua infanzia, i “beati anni del castigo” in seminario – dai dodici ai venti, senza vocazione – dove scopre la musica e la letteratura, e con esse il proprio talento. E dove, sintomo di un profondo malessere spirituale, l’emicrania lo perseguita.
Fino al momento in cui, in un gabinetto di legno nel parco del convento, il suo corpo erotico si risveglia, lo scuote e gli apre le porte di un mondo diverso: “La mia scrittura è un ritratto della mia coscienza. Scrivere significa accettare la mia irrealtà, la mia morte e anche la mia realtà, la mia unica vera realtà. Poiché non si tratta soltanto del plumbago di Autlán, dei meli della casa di Tlalpan, o del prato di questa casa, appena tagliato: anche io mi derealizzo e divento un fantasma a ogni parola che scrivo”.
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Un umanista, un erudito, un professore eccentrico e sempre indipendente
Alatorre (Autlán, Jalisco, 1922 – Città del Messico, 2010) è stato un noto intellettuale messicano. Ha fondato giornali, come Pan (dove ha lavorato con Juan José Arreola e Juan Rulfo) e La revista mexicana de literatura; ha tradotto da tutte le lingue più importanti, compreso il latino e l’italiano; ha scritto libri come Los 1001 años de la lengua española (1979), Ensayos de critica literaria (1994) o Sor Juana a través del los siglos (2007) sulla figura di Suor Juana Inés de la Cruz; è stato autore di centinaia di articoli accademici pubblicati sulle riviste filologiche più importanti, soprattutto sulla Nueva Revista de Filologia Hispánica che ha diretto dal 1959 fino alla morte.
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Ha inoltre insegnato alla Universidad Nacional Autónoma de México, al Colegio de México e a Princeton (ha formato molti dei filologi e dei ricercatori messicani di oggi).
L’autore di L’emicrania è stato un umanista e un erudito e, allo stesso tempo, un professore eccentrico e sempre indipendente dalle teorie e dalle mode culturali della sua epoca.
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