Torna sul piccolo schermo la storia della famiglia Buendía, fondatrice dell’immaginario villaggio di Macondo. Dal 5 agosto, su Netflix la seconda stagione di “Cent’anni di solitudine”, serie tratta dall’omonimo romanzo di Gabriel García Márquez (Premio Nobel per la Letteratura nel 1982): “Ogni episodio è come un film, e il finale sarà epico”, ha annunciato la regista – I particolari

L’11 dicembre 2024 sono usciti su Netflix gli 8 episodi che compongono la prima stagione di Cent’anni di solitudine, serie televisiva colombiana tratta dall’omonimo romanzo di Gabriel García Márquez e prodotta e distribuita da Dynamo e Netflix.

Il libro capolavoro dell’autore colombiano (che ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1982) non aveva mai visto una trasposizione sullo schermo prima: lui stesso aveva sempre rifiutato qualsiasi produzione non interamente spagnola, con la convinzione che la storia dovesse essere raccontata nella sua lingua.

Locandina di Cent'anni di solitudine

Un’opera difficile da portare sullo schermo

Inoltre, elementi come la complessità dell’albero genealogico, una trama cronologicamente non lineare – il romanzo salta tra passato, presente e futuro – e la scarsa presenza di dialoghi a scapito di una narrazione molto densa, hanno sempre fatto pensare a un romanzo difficilmente adattabile a una trasposizione su piccolo o grande schermo.

Nel caso della serie Netflix, oltretutto, tra i produttori esecutivi figurano anche Rodrigo e Gonzalo García Barcha, i figli dell’autore, convinti dalla società statunitense a partecipare al progetto.

Le puntate della prima stagione sono state dirette da Alex García López e Laura Mora, e il cast è composto, tra gli altri, da Diego Vásquez, Marco Antonio González Ospina, Marleyda Soto, Susana Morales Cañas e Claudio Cataño.

A un anno esatto dall’esordio in piattaforma, tramite post Instagram, Netflix Colombia ha annunciato l’uscita della seconda parte: di questa, 7 episodi sono in arrivo il 5 agosto 2026, e quello finale il 26 dello stesso mese.

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Copertina di Cent'anni di solitudine di Garcia Marquez

La trama del libro e il fascino di Macondo

Cent’anni di solitudine è la storia della famiglia Buendía, fondatrice dell’immaginario villaggio di Macondo. Qui, sette generazioni si susseguono, tra amori, tragedie e guerre, in un incontro continuo tra realtà e meraviglia: non a caso, García Márquez è considerato uno dei pilastri del realismo magico.

La seconda stagione della serie si apre nello scenario dell’armistizio avvenuto a Macondo dopo la guerra. Il villaggio è cambiato molto dal momento in cui è nato: ha subito lutti e una lunga guerra civile, in cui il colonnello Aureliano Buendía ha combattuto contro il governo conservatore.

Ecco che grazie all’armistizio, il conflitto conosce finalmente la pace, ma solo apparentemente: gli strascichi degli scontri continuano a farsi sentire, e tra le due parti continuano a esserci forti tensioni.

Personaggi di Cent'anni di solitudine

In risposta alle minacce del colonnello, infatti, i conservatori organizzano un attentato che porta nella cittadina Fernanda del Carpio da Bogotá, la quale va in sposa a uno dei figli gemelli illegittimi di Arcadio, pronipote dei capostipiti José Arcadio Buendía e Úrsula Iguarán.

Intanto, l’altro gemello dà il via al progetto di collegamento di Macondo al resto del mondo: viene costruita una ferrovia che apre le porte alla compagnia bananiera, provocando la rovina della cittadina e finendo per avverare la maledizione di Úrsula, “perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”.

Gabriel Garcia Marquez GettyEditorial 23-7-2026

Gabriel Garcia Marquez (GettyEditorial)

Le riprese si sono svolte interamente in Colombia, tra le regioni di Magdalena, Boyacá, Cundinamarca e Tolima.

L’attesa è forte, anche perché Laura Mora, la regista (che ha vissuto per tre anni nel luogo in cui si sono svolte le riprese), come riportato da SkyTg24 ha dichiarato che “ogni episodio di questa seconda parte è come un film“, sottolineando la volontà di costruire un finale molto più cinematografico ed emozionante“, per regalare quindi al pubblico una conclusione “epica”.

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