"Il dovere del critico? Prendere il libro il più seriamente possibile...". Le caratteristiche di un buon recensore? "Mente aperta e mai sentirsi obbligati a seguire la moda e le tendenze". Parul Sehgal è il critico letterario del New York Times che lo scorso luglio è succeduto a Michiko Kakutani come responsabile delle recensioni per il celebre quotidiano statunitense. Intervistata da ilLibraio.it, ha parlato del suo mestiere, degli autori che più l'hanno stupita e dell'influenza del mondo che ci circonda su quello che leggiamo. Ha detto la sua anche sul ruolo di internet e dei social: "Quando scrivo sento di dover affrontare una sfida: intrappolare il lettore e tenerlo con me, restituendogli un'esperienza di lettura", perché ormai "tutto ciò che scriviamo è in competizione con tantissimi altri articoli". E sulla rappresentazione delle donne in letteratura parla di "una rivoluzione lenta", ma dall'esito positivo...

Parul Sehgal è il critico letterario del New York Times che è succeduto alla temuta e stimata Michiko Kakutani come responsabile delle recensioni per il celebre quotidiano statunitense. Sehgal ha alle spalle una laurea in scienze politiche alla McGill University a cui è seguito un Master of Fine Arts alla Columbia, un’esperienza lavorativa per una Ong in India, il suo pese natio, e poi una carriera come critico letterario per alcuni magazine come Slate, Tin House e the Literary Review.

Da luglio 2017, data del pensionamento di Kakutani, è a capo del team di critici che ogni giorno recensiscono libri sul NYT, testata per cui già lavorava come senior editor della Book Review e per cui curava la rubrica Revolving Eye, dedicata alla letteratura internazionale.

Parul Sehgal, intervistata da ilLibraio.it, ha parlato del mestiere del critico letterario e dell’influenza della rete su di esso, e ha svelato alcuni dei libri che più l’hanno stupita. Non solo: nel colloquio ha detto la sua sull’influenza del mondo che ci circonda su quello che leggiamo. Un aspetto che un buon recensore non può tralasciare quando giudica un libro.

Cosa significa recensire un libro per lei? E quali sono gli elementi chiave per una buona recensione?
“Prima di tutto il profondo legame con il libro, che il recensore acquisisce trascorrendo quanto più tempo con l’opera e l’autore, leggendo gli altri suoi titoli e comprendendo la connessione dell’opera con la cultura e il contesto in cui è stata scritta. In poche parole, il dovere del critico è prendere il libro il più seriamente possibile. Poi, il compito di chi scrive recensioni è fare appello al proprio senso del bello e all’arguzia, per produrre un articolo capace di dare una prospettiva sul titolo, perché molte persone che leggono la recensione lo fanno per prendere parte alla conversazione, non per decidere se acquistare quel titolo”.

Come si diventa recensore e quali sono le caratteristiche di un critico letterario?
“Mente aperta e mai sentirsi obbligati a seguire la moda e le tendenze. Bisogna saper mettere tutto in dubbio ed essere sospettosi. Inoltre, la letteratura e i libri devono essere la tua vita. Ma non solo: devi anche conoscere il mondo lì fuori e saper collegare quello che succede nella realtà alla letteratura. Spesso si tende a parlare dei libri e di chi ci lavora come una categoria distaccata dalla realtà, invece è importante saper comprendere tutto quello che ci circonda – la politica, la cultura pop… – per trasmettere il contesto nelle recensioni”.

Come ci si sente a raccogliere l’eredità di Michiko Kakutani al New York Times?
“È una leggenda e quello che ha scritto non può essere replicato. Il meglio che può fare qualunque suo erede è svolgere il lavoro con tanta dedizione e passione quanta ne ha messa lei. Ogni critico è differente, ha il suo stile e lo deve rispettare. Per me Michiko Kakutani è un modello per come ha reso la critica letteraria democratica e accessibile a tutti. Inoltre non ha mai avuto paura di esprimere la sua opinione, credo che tutti i critici dovrebbero ricordare quel coraggio”.

L’editoria si deve sempre più confrontare con internet: la rete in che modo ha cambiato il lavoro dei critici letterari?
“Internet sta diventando sempre più importante per quanto riguarda la diffusione delle notizie, incluse le recensioni. Tutto ciò che scriviamo, di conseguenza, è in competizione con tantissimi altri articoli e il nostro pubblico è cambiato. Il lettore trascorre pochissimo tempo su una pagina ed è solito passa ad altro dopo aver letto solo poche righe. Quando scrivo sento di dover affrontare una sfida: intrappolare il lettore e tenerlo con me, restituendogli un’esperienza di lettura. Sono sicura che anche gli scrittori del passato sentissero questo bisogno, ma ora più che mai chi scrive deve rendersi conto delle distrazioni a cui è sottoposto il lettore. Inoltre la rete ha reso più democratiche le recensioni, chiunque può scriverle. E il critico stesso non è più nella torre d’avorio, ma è raggiungibile anche con un tweet: sono cambiamenti che non si possono ignorare”.

Legge siti letterari, riviste online, blog letterari?
“Tutto mi è utile per restare aggiornata: Twitter, le riviste letterarie, i siti… sfortunatamente i blog non sembrano più andare di moda, ma spero ritornino, un giorno: mi mancano!”

Si discute spesso del riconoscimento del valore delle opere delle autrici: la situazione potrebbe cambiare nei prossimi anni?
“Molta attenzione è stata posta su questo argomento, sia da parte degli autori sia dei critici: si è discusso di come vengono pubblicizzati i libri scritti da donne, della questione delle copertine… ma si tratta di una rivoluzione lenta, ancora c’è molto da fare per combattere il sessismo: il discorso è ancora aperto su temi che riguardano quello che dovrebbero scrivere le donne e in che modo. Però vedo che l’energia non manca, quindi sono ottimista”.

Quali sono i temi predominanti nella letteratura americana degli ultimi due anni?
“Se parliamo del riflesso del cambiamento politico a cui stiamo assistendo, dobbiamo aspettare ancora qualche anno. Il modo in cui il mondo penetra nella cultura necessita di un periodo di ‘marinatura’, le persone stanno ancora prendendo atto di quello che è accaduto. A eccezione di alcuni racconti e saggi, la letteratura è generalmente lenta, gli autori hanno bisogno di riflettere prima di produrre”.

Chi sono gli autori che potrebbero diventare i classici del futuro?
“È una domanda che mi faccio spesso quando scrivo una recensione e mi chiedo se un libro resisterà nel tempo e per quale motivo. Ho bisogno di rifletterci”.

Qual è l’autore o l’autrice che più l’ha sorpresa recentemente?
“Il più sorprendente è stato George Saunders con Lincoln nel bardo: uno scrittore conosciuto per i racconti comici che ha scritto un romanzo storico stranissimo, con fantasmi e un che di esoterico. Ma anche Swing Time di Zadie Smith. Sono la prova che autori abituati a cimentarsi con un genere non hanno paura di testare nuovi stili. Scelte inaspettate, certo, ma anche molto positive e a cui i lettori hanno risposto con entusiasmo”.

Per quanto riguarda, invece, l’anno corrente, il 2018, ci sono già titoli promettenti?
Two Sisters di Asne Seierstad è la storia di due sorelle adolescenti cresciute a Oslo, ma di origine somala, che decidono di andare in Siria per prendere parte alla guerra civile e di loro padre che cerca di riportarle a casa. Si tratta di un metodico reportage sull’umanità. Negli ultimi anni i lettori si stanno sempre più interessando alla non fiction capace di aprire loro gli occhi sul mondo, attraverso una storia avvincente anche dal punto di vista emozionale”.

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