Su ilLibraio.it il racconto di Natascha Lusenti, all'esordio nel romanzo con  "Al mattino stringi forte i desideri"

Ci sono parole che, mentre le pronunci, per gli altri, ti rivelano anche qualcosa di te. Ci sono colori che sanno fare lo stesso. Prendete l’azzurro. L’azzurro ti mette alla prova e se sei bravo abbastanza puoi portarne un po’ quaggiù, dal cielo, o acchiapparlo da in fondo all’acqua. Secondo me non è un caso se i pesci con i riflessi bluastri sul dorso si chiamano proprio azzurri. Nessuno ha mai pensato di chiamarli pesci turchesi o pesci celesti, sebbene siano entrambi colori imparentati con l’azzurro, ma non abboccano.

L’azzurro è anche un nuovo inizio, forse per via della “a” con cui si lancia in avanti e che è una lettera piena di fiducia, come quando sei piccolo e la mamma ti dice “aaaaaaaaaaaa” e tu spalanchi la bocca e sali su quella lettera come fosse un’altalena e penso non sia un caso che anche l’arancione cominci con la “a”. L’arancione è il colore delle cose piccole che si devono vedere bene altrimenti vanno perdute o si fanno male. Arancione come le mantelline per evitare che i bambini si sciolgano sotto la pioggia o che si perdano nelle pozzanghere in cui saltano e rimbalzano una volta e poi due e poi dieci fino a che un adulto dice bastaaaaa e allora tutto finisce com’era cominciato. Con una “a”.

L’arancione è il colore delle cose piccole che fanno la differenza, come l’accento sull’ancòra che diventa àncora e senza quella piccola linea ci perderemmo sebbene, se ci pensate, non siano due parole tanto diverse, visto che un’àncora è qualcosa, o qualcuno, a cui puoi chiedere ancòra e ancòra ed è sempre lì per te.

L’arancione è il colore dell’avventura e per questo sta bene con il blu che è il colore delle ferite e se vuoi un’avventura devi essere disposto a ritrovarti addosso almeno un po’ di blu. Una volta avevo paura delle ferite, adesso non più. Forse perché, quando mi sono fatta male, ho osservato i lividi e ho visto che, mentre guariscono, cambiano colore. Secondo me è per via del fatto che raccontano una storia e, se ci pensate, anche le storie ci fanno cambiare colore.

Succede lo stesso con l’amore. L’amore assomiglia al colore zafferano che quando lo prendi dalla dispensa è rosso e quando lo getti nella padella, tra i chicchi di riso, diventa giallo. Lo zafferano è un giallo così bello che potrebbe essere un “giallo-gioia”, con il trattino in mezzo, o un “giallogioia” tutto attaccato. Dipende se avete bisogno di prendere il fiato. A certe persone capita di confondere il blu con il nero e invece c’è una bella differenza. A volte temo addirittura che l’uno escluda l’altro e che, se c’è il nero, non può esserci il blu perché il nero ha rubato tutti i colori e nonostante abbia promesso di restituirli, continua a tenerli imprigionati. Forse perché se li è dimenticati o forse perché solo così non si sente triste e questo è un guaio perché, se non è triste, non piange. E invece dovremmo farlo piangere siccome, quando piangi, ti vengono fuori tutti i colori che hai dentro e se il nero piangesse lacrime verdi e gialle e rosse e rosa e bianche e azzurre e blu allora sì, sapremmo che è vero: si è tenuto i colori tutti per sé. Dev’essere geloso della luce che va a trovarli e per questo più di tutti ce l’ha con il magenta che è un rosa così luminoso che tanto varrebbe chiamarlo rosaluce, tutto attaccato, o rosalù che ha il suono di un colore che corre all’aperto e non ha paura dei lividi e non ha paura del blu. Come quando hai la mamma vicino e nemmeno tu hai paura di niente e quello è il colore più bello. Adesso che ci penso, se non state attenti, potreste confondere il nero con il color melanzana che gli assomiglia per via del fatto che sta bene con tutto, ma di diverso ha che porta con sé una promessa di luce. Una volta avevo delle scarpe di quel colore. Erano ballerine con la punta tonda e un tacco appena accennato. La scarpa era di vernice, del viola quasi nero delle melanzane, appunto. Le scarpe di vernice mi piacciono perché sono lisce come uno scivolo da cui partire per ridere forte. Il tacco di quelle scarpe era di un viola chiaro come la lavanda.

La lavanda ha l’odore dei giorni in cui pensiamo di poter ricominciare tutto da capo e pensare di poter ricominciare da capo è un pensiero così bello che mi fa venire in mente il giallo. Giallo-crema. Giallo-sole. Giallo-limone. Giallo-zabaione. Giallo-zenzero. Giallo-giallo. Non mi ero mai accorta di quante cose sa fare il giallo. Il giallo è un colore che non ha paura di diventare un altro colore e per questo si è messo al centro della storia. Sta cercando di dirti che puoi farlo anche tu. Cambiare, voglio dire. Dev’essere per questo che gli voglio così bene. Il giorno in cui mi disse che non dovevo avere paura di cambiare, non era cominciato bene, ma è come quando ci sono le nuvole in cielo e aspetti che passino e torni il sole. Voler bene al giallo vuol dire avere sempre un pezzetto di sole tutto per sé, anche quando i pensieri si aggrovigliano fitti da fare tutto un nero nella testa. Ad avere un po’ di giallo da parte, puoi appiccicarlo a piccoli pezzi tutto intorno al groviglio nero e far verir fuori quel fiore che ce l’ha nel nome, il sole, perché sa dove andare a cercarlo. Briciole di giallo per ritrovare la strada, quando ti sei perso. Giallo a cui aggrapparti e stare lì a penzolare e fare sgocciolare via da te i brutti pensieri. Anche quelli che si sono nascosti nel nero e non sapevi di avere. I colori, come certe parole, ti sembra di usarli per dire delle cose agli altri e invece ti rivelano anche qualcosa di te.

L’AUTRICE E IL SUO PRIMO ROMANZO – Natascha Lusenti vive a Milano. Da sei anni è una delle voci dell’alba di Radio2 Rai e apre la sua trasmissione con i “Risvegli”, molto amati dagli ascoltatori. Ha cominciato a lavorare presto, nella carta stampata, ed è arrivata per caso in TV dove ha lavorato a lungo come giornalista, conduttrice e autrice. Da bambina fantasticava di scrivere un romanzo, ma non ha mai veramente pensato che ci sarebbe riuscita. La cosa migliore, e più difficile, che ha fatto, è imparare a voler bene alla vita, anche quando gira male. Al mattino stringi forte i desideri (Garzanti) è il suo romanzo nella narrativa.

 

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