"Perché non ci pare più così logico pagare quando ci appropriamo di un lavoro altrui che non ha forma fisica, ma solo digitale, eterea, come un romanzo, una musica, un'immagine, un film scaricati da internet?". Su ilLibraio.it continua il dibattito sulla pirateria. Ecco l'intervento di Carla Vistarini, autrice del romanzo "Se ho paura prendimi per mano", che ha scritto canzoni per Ornella Vanoni, Mina, Mia Martini, Patty Pravo e tanti altri, oltre a sceneggiature e programmi televisivi di successo...

Tutti noi pensiamo che pagare un frigorifero per averlo in casa propria, così come un televisore, una mela, un idraulico che ci aggiusta il lavandino, ecc. sia perfettamente logico.  Voglio una cosa? La pago. La pago perché riconosco a quella cosa il valore del lavoro, del materiale, del tempo e della fatica, che sono serviti a crearla. Poi posso scegliere quella che mi costa di meno, ovvero quella che gradisco di più. Insomma posso fare dei distinguo su quanto posso o voglio spendere per acquistarla, ma in ogni caso so che utilizzare o comprare qualcosa avrà un costo.

Lo so perché è logico. E allora perché non ci pare più così logico pagare quando ci appropriamo di un lavoro altrui che non ha forma fisica, ma solo digitale, eterea, come un romanzo, una musica, un’immagine, un film piratati da internet? Perché ci sorprende quasi, addirittura, l’idea che scaricare gratis possa essere un atto disdicevole, se non addirittura illegale?

Forse è perché oggi chiunque possieda un computer o uno smartphone, quindi praticamente ognuno di noi, ha a disposizione una massa enorme di libri, film, musica, insomma di contenuti “scaricabili” online, che con un semplice clic arrivano a casa di tutti.

Questa facilità “domestica” di accesso a ogni cosa permette a molti (quasi a tutti, in verità) di dimenticare che quei contenuti non nascono dal nulla. Non sono frutto della magia di Mago Merlino o della lampada di Aladino. Né sono sparati nel nostro computer dall’universo informatico del Big Bang di qualche lontana galassia.

E’ vero, tu fai clic, e come per miracolo ti cade giù dal camino di internet un bel pacchetto digitale pieno di cose divertenti. Tu devi solo aprirlo e godertelo. Ma lassù sul camino di internet non c’è Babbo Natale, o la Fata Turchina, a buttare giù i file. No. Su quel tetto, affacciata a quel camino, c’è un sacco di gente che ha lavorato duro. Tanta di quella gente, molta della quale invisibile, che si fa fatica anche solo ad immaginarne il numero.

Quei romanzi, quelle musiche, quei film, nascono da un impegno, individuale e collettivo, di dimensioni gigantesche e dai costi spesso proibitivi. Sono il frutto del lavoro di tanti, una quantità di persone e imprese, di molte delle quali non solo non conosceremo mai il nome ma ne ignoriamo anche il ruolo fondamentale, ricoperto nel processo ideativo e produttivo.

Dall’autore all’editore, al produttore, al grafico, all’editor, all’impaginatore, al redattore, al correttore, eccetera eccetera eccetera e ancora eccetera, se potessimo vedere fisicamente, in carne e ossa, davanti a noi, la folla di quelli che hanno contribuito a realizzare quel piccolo file digitale che piratiamo in una frazione di secondo senza riflettere, ci penseremmo due volte. Se non altro perché la reazione degli interessati sarebbe ben poco digitale e molto “analogica”. Ovvero si farebbe meglio a darsela a gambe, fuggendo da quella folla inferocita di derubati del giusto compenso del loro lavoro.

Se ci scordiamo del concetto che un lavoro e/o il suo frutto, per goderne, per farlo proprio, va pagato, perché quel costo compensa chi si è impegnato a crearlo e realizzarlo, allora ci avviciniamo inesorabilmente al declino se non addirittura alla fine della produzione artistica, che sia letteraria, musicale o altro.

Se un Autore, e tutta la catena produttiva che viene dopo di lui, e che consente a un manoscritto di diventare un’opera perfetta, un libro dalla lettura appassionante, stupendamente avvincente, non vengono remunerati per il lavoro che hanno svolto, a causa della pirateria, come potranno mai continuare a farlo? E come potranno mai più arrivare alla gente, e quindi a noi tutti (perché ognuno di noi, anche gli Autori, è prima di tutto lettore e fruitore di opere e contenuti) tutte le cose straordinarie e sempre nuove che colorano le nostre giornate di storie, musica, immagini, parole, idee? Cose che ci fanno crescere, che ci accompagnano nella solitudine e ci sorridono nei momenti felici, che ci rafforzano e raccontano il mondo degli altri, le mille prospettive diverse dalle quali si può inquadrare la vita e viverla al meglio.

L’Arte non si ruba, altrimenti l’artista muore. Questo è il cuore del problema.

E se ci viene un dubbio, pensiamo ai frigoriferi. Quando se ne potrà scaricare uno da internet, e trovarselo in casa così, con un clic, senza pagare, allora ne riparleremo.

 

* L’autrice di quest’intervento (nella foto in alto), romana, ha scritto canzoni per cantanti come Ornella Vanoni (“La voglia di sognare”), Mina (“Buonanotte buonanotte”), Mia Martini (“La nevicata del ’56”), Patty Pravo, Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Renato Zero… Non solo: ha scritto i testi per alcuni dei programmi televisivi di intrattenimento di maggior successo fra gli anni Settanta e Duemila collaborando, fra gli altri, con Gigi Proietti, Loretta Goggi, Fabio Fazio, Maurizio Costanzo; Carla Vistarini è inoltre autrice di commedie premiate dalla critica come “Ugo” con Alessandro Haber, e di sceneggiature di film come “Nemici d’infanzia” di Luigi Magni con cui ha vinto il premio David di Donatello. Nella sua carriera di autrice le mancava solo un tassello: Se ho paura prendimi per mano, il suo primo romanzo, uscito per Corbaccio

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