“Quella metà di noi” di Paola Cereda è una storia che incrocia anime diverse ma simili nella loro intimità nascosta. Perché viviamo tutti con una metà di noi che non siamo disposti a cedere a nessuno. Il romanzo è ambientato a Torino e racconta la vicenda di Matilde Mezzalama, una maestra in pensione che, per necessità, accetta un ruolo come badante di un anziano ingegnere…

“A noi che abitiamo nel mezzo. Nel mezzo di più lingue, nel mezzo di due case, nel mezzo di due vite, nel mezzo di decisioni ancora da prendere”.

Vive nel mezzo Matilde Mezzalama. Maestra in pensione, ricomincia a lavorare per necessità. Accetta un ruolo come badante di un anziano ingegnere, un lavoro che non sa fare, ma è italiana, è pulita, è una madre e una nonna, e questo basta a farla assumere. Ogni giorno Matilde esce dal suo appartamento in via Scarlatti nel quartiere periferico di Barriera, per andare nella casa in centro a Torino, in Via Accademia.

Vive nel mezzo Matilde, tra due case: una casa-così-come-era-sempre-stata, in una zona in abbandono dove la figlia Emanuela entra con fastidio, solo per recriminare e chiedere prestiti e regali. E poi, ogni mattina, la casa elegante e raffinata, lampadari a goccia e tappeti, dove muoversi con pudore, e dove fronteggiare dissidi e segreti. 

Matilde si prende cura dell’anziano e al tempo stesso si fa carico dei suoi ricordi, delle ombre nella vita all’apparenza perfetta della moglie Laura. Lo fa con comprensione, perché sa fare così, e perché anche lei è condizionata da qualcosa che non può rivelare.

Quella metà di noi di Paola Cereda (pubblicata da Giulio Perrone Editore e protagonista al premio Strega 2019, ndr) è una storia che incrocia anime diverse ma simili nella loro intimità nascosta. Si vive preservando spazi, mantenendo segreti che sono come fughe, ripari dall’esistenza, gesti d’affetto verso noi stessi, da non mostrare agli altri. Perché viviamo tutti con una metà di noi che non siamo disposti a cedere a nessuno.

paola cereda

È quando i sentimenti si trasformano che affiora il calcolo, il cinico meccanismo di analisi di costi e di ricavi, e lì si annida il germe che fa ammalare ogni rapporto, gli leva il sogno e l’autenticità. È un calcolo di quanto si è sborsato in sentimenti, in energie, e anche in soldi, quanto si è concesso in queste vite sempre in bilico, in periferia o in centro. 

Una Torino che è perfetto sfondo di questo romanzo, la città delle diversità, delle barriere che separano i salotti eleganti dai quartieri operai, mondi che si fronteggiano a distanza, vicinissimi.

Matilde ha concesso tanto per amore, per ingenuità, per fiducia, e anche per inseguire un’illusione, perché “le illusioni sono bugie che ci raccontiamo per giustificare l’impossibilità di far durare i sogni“.

Troppo doloroso affrontare gli altri, la figlia piena di pretese, le nipoti arroganti, i commessi che guardano con sufficienza chi deve fare i conti nel borsellino e poi comprare di meno. Di fronte a tutto ciò, sono i rapporti a trasformarsi, a far prevalere il non detto, che è un errore irreversibile, ma il riserbo e il bisogno di proteggersi impediscono di raccontare la verità, di svelare quella metà di noi.

“Chi non ha qualcosa da nascondere, ha almeno una verità da raccontare. E la verità, a volte, è il più grande di tutti i segreti”.

In un mondo in cui i rapporti sono diventati sempre più dei contratti inevitabili, che mettono in gioco sentimenti e interessi, non resta che rivolgersi l’augurio più sincero e più realista: non una vita perfetta, ma una vita della misura che ci stia meglio addosso.

Quella metà di noi è un romanzo struggente e vero, che ha pagine di autentica poesia, piene di malinconia. Con una scrittura asciutta e insieme emozionante, Paola Cereda infonde al suo racconto l’intensità della psicologa attenta osservatrice delle relazioni umane, e lo fa con uno sguardo pieno di sensibilità.

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