Da Jack Nicholson in "Shining" di Kubrick (tratto dal romanzo di di Stephen King) a "The Royal Tenenbaums" di Wes Anderson, passando per "Manhattan" di Woody Allen, "Misery non deve morire" e tanti altri film: su ilLibraio.it Cristina Prasso ha selezionato i più interessanti e soprendenti scrittori (immaginari) della storia del cinema...

Jack Torrance (Jack Nicholson)

in: Shining (1980) di Stanley Kubrick (il romanzo di Stephen King è del 1977)

In un film che riflette costantemente su cosa significa «creare» qualcosa, Jack Torrance è l’epitome dello scrittore che ha l’audacia di attraversare la follia per aprire un passaggio tra realtà e finzione, pagando con la vita (eterna?) Non per nulla tutti ricordiamo quel «Il mattino ha l’oro in bocca» ossessivamente ripetuto (e su una macchina per scrivere che diventa di colore sempre più scuro col procedere del film). E non per nulla il maniacale Kubrick scelse personalmente tutte le traduzioni di quel famigerato proverbio (in originale era «All work and no play makes Jack a dull boy») che divenne «No por mucho madrugar amanece más temprano» («Il tempo viene per chi sa aspettare») in spagnolo; «Was du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf morgen» («Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi») in tedesco; «Un ‘Tiens’ vaut mieux que deux ‘Tu l’auras’» («Meglio un uovo oggi che una gallina domani») in francese. Ma Shining (qui potete vedere alcune pagine del romanzo annotate da Kubrick) è un film che gronda letteralmente misteri e ossessioni, come «dimostra» The Shining Code, secondo cui Kubrick ha usato il film per confessare di essere stato il regista del finto sbarco sulla Luna. Ridicolo? Assurdo? Aspettate a giudicare…

Margot Tenenbaum (Gwyneth Paltrow) ed Eli Cash (Owen Wilson)

in The Royal Tenenbaums (1990) di Wes Anderson

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«Un film basato su un libro che non esiste.» Da questa, che secondo Wes Anderson è l’idea di partenza del film, nasce una storia che usa come prima immagine quella di un libro, è suddivisa in «capitoli» con tanto di narratore fuori campo e ha per protagonisti una serie di scrittori, tra cui spiccano la geniale Margot Tenenbaum, che scrive opere teatrali fin da giovanissima e che ha ben più di una semplice somiglianza con la Franny Glass di Franny e Zooey di J.D. Salinger (ma l’intero film deve molto all’intera saga della famiglia Glass raccontata dallo scrittore americano) e il fanfarone Eli Cash, «il James Joyce del West», col suo cappello da cowboy, la sua giacca di pelle a frange e, ovviamente, i suoi romanzi western, stroncati dalla critica e apprezzati dal pubblico (pare che Eli Cash sia una sorta di corrosiva parodia di Cormac McCarthy). Una curiosità: se volete visitare la bellissima casa dei Tenenbaum, dovete andare a New York, all’incrocio tra la 144th Street e Convent Avenue. Le scene in cucina, però, sono state girate nella casa a fianco.

Paul Sheldon (James Caan)

in Misery non deve morire (1990) di Rob Reiner (il romanzo di Stephen King è del 1987)

Non c’è una logica stringente nell’idea di uccidere (o quasi) uno scrittore per non far morire il personaggio da lui creato, ma Annie Wilkes (Kathy Bates) se ne frega della logica: a lei interessa solo continuare a esistere nelle avventure della bellissima Misery Chastain ed è disposta a frantumare le caviglie dell’autore con un mazzuolo pur di riuscirci. Stephen King ha dichiarato che Annie non è altro che una metafora della sua dipendenza dalla droga, però è difficile pensare che la spietata «fan numero uno» non sia stata ispirata da qualche fatto realmente accaduto; e forse fu proprio la paura di rappresentare sullo schermo qualcosa di così drammaticamente possibile che spinse Robert De Niro, Al Pacino, Michael Douglas, William Hurt, Dustin Hoffman e Robert Redford a rifiutare il ruolo di Paul Sheldon.

Isaac Davis (Woody Allen)

in Manhattan (1979) di Woody Allen

«Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente. Ma no, è meglio: la mitizzava smisuratamente…» Attraverso cinque tentativi di incipit, incontriamo Isaac, l’autore, e il soggetto del suo libro, una New York in bianco e nero, «orchestrata» da Gershwin, fuori tempo, astratta, ideale protagonista del romanzo di un uomo che si autodefinisce «fuori moda», e lo è al punto che, in un’intervista, ha dichiarato: «In Io e Annie e in Manhattan ho messo gli stessi vestiti». Un libro che – probabilmente – non sarà mai finito, dato che la vita, l’amore, le ossessioni e le manie finiscono sempre per avere il sopravvento sulla letteratura. Ma a noi importa poco: Isaac infatti ci consegna una New York resa perfetta dal filtro dei ricordi. «La mia New York non è ’vera’. Per conoscere quella, non rivolgetevi a me, ma a Spike Lee o a Martin Scorsese».

Harold Meadows (Harold Lloyd)

in: Tutte o nessuna (1924) di Fred Newmeyer e Sam Taylor

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Oggi lo definiremmo uno sfigato: in presenza di una donna, Harold balbetta, arrossisce ed è timidissimo. Davanti a una macchina per scrivere, però, diventa un autentico dongiovanni e riversa nel suo libro infallibili consigli per conquistare le donne. Un libro che sarà pubblicato, anche se con uno spirito un po’ diverso da quello con cui è stato scritto… Uno dei migliori film di Harold Lloyd che, all’epoca, era già stato vittima dell’assurdo incidente che gli era costato il pollice e l’indice della mano destra: una bomba «di scena» si era rivelata una bomba «vera» e gli era esplosa in mano. Da allora, nei suoi film, aveva sempre indossato una protesi coperta da un guanto.

E anche:

-il «ghost writer» senza nome (Ewan McGregor) e con un cupissimo futuro in L’uomo nell’ombra (2010) di Roman Polanski;

-Kay Eiffel (Emma Thompson), la scrittrice che non sa come uccidere Harold Crick (Will Ferrell), il protagonista del suo ultimo romanzo in Vero come la finzione (2006) di Marc Forster;

-Bernard Berkman (Jeff Daniels), il romanziere che non riesce più ad avere successo, e sua moglie Joan (Laura Linney), che invece ha appena conosciuto un successo travolgente, in Il calamaro e la balena (2005) di Noah Baumbach;

-William Forrester (Sean Connery), l’anziano scrittore che si è autoesiliato dal mondo e Jamal Wallace (Rob Brown), il giovane nero pieno di talento in Scoprendo Forrester (2000) di Gus Van Sant;

-il depresso e isterico Harry Block (Woody Allen) in Harry a pezzi (1997) di Woody Allen;

-Barton Fink (John Turturro) lo scrittore colpito dal «blocco della pagina bianca» in Barton Fink (1991) di Joel Coen;

-Garp (Robin Williams) che diventa scrittore (di successo) per amore di una donna in Il mondo secondo Garp (1982), di George Roy Hill;

-Clive Langham (John Gielgud), lo scrittore alcolizzato che sta tentando di scrivere un romanzo sulla sua famiglia in Providence (1977) di Alain Resnais;

*L’autrice, grande appassionata di cinema, è direttore editoriale della casa editrice Nord

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